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Ciò che al San Martino si fa in due giorni, al Santa Corona in due ore. Perché?

Onorevole Santa Corona

perdona chi ti fa tanto soffrire!

Microbiologia fiore all’occhiello, ma emodinamica dalle 8 alle 20. In attesa della sentenza del Consiglio di Stato, Garassini si toglie i sassolini e lancia “pietrate”

di Luciano Corrado


Claudio Burlando

Pietra Ligure – Ricorso al Consiglio di Stato sulla bocciata (dal Tar Liguria) deaziendalizzazione del Santa Corona. “Radio Regione Liguria” rassicura, tranquillizza. I più fiduciosi sono il presidente Claudio Burlando, l’assessore Claudio Montaldo che ha parlato di una “svista dei giudici amministrativi liguri”. Dal “palco-belvedere”, lungo i tornanti che “accompagnano” a Verezzi, da una dimora con vista “spettacolo della natura” sul golfo, attende il responso Franco Bonanni,  laurea in medicina e chirurgia, esperienze nei paesi in via di sviluppo dell’America latina, dal settembre 2007 direttore dell’Agenzia regionale della sanità.

Scegliere le spoglie alture di Borgio, come dimora, non è da tutti. Un privilegio per pochissimi che hanno osato “sfidare” i vincoli per anni difesi dal sindaco anticemento, Enrico Rembado e da un gruppo di fedeli sostenitori. Ma i tempi cambiano e quelle fasce un tempo coltivate col sudore, oggi possono ospitare cittadini illustri e residenze sfarzose.

Il Consiglio di Stato dirà se i big della Liguria hanno agito nell’interesse collettivo e nel rispetto della legge hanno varato il verdetto sull’ospedale pietrese. Oppure abbiano fondamento di merito o di diritto, le tesi di quanti ritengo illegittimo aver privato il “glorioso” Santa Corona dell’autonomia che l’ha caratterizzato dagli esordi della sua storia ospedaliera.

Tra i nodi del contenzioso: un quesito, due verità in attesa di riscontro documentale. La Regione Liguria sostiene che la scelta scaturisce dall’esigenza di razionalizzare la spesa sanitaria.

Iddio soltanto sa quanti sono stati e forse saranno sprechi e ruberie in questo pianeta Italia. Santa Corona, negli anni, non è stata immune.

Il Comitato per la salvaguardia della salute del ponente ligure, col presidente avvocato Alessandro Garassini, già presidente democristiano-popolare dell’Amministrazione provinciale di Savona, sostiene: dopo la morte dell’azienda nessun risparmio, nessuno l’ha finora dimostrato, documentato.

Una diatriba, uno scontro quasi dialettico, se non fosse che un ex presidente di Provincia per due mandati, ha finito per togliersi qualche sassolino che sarebbe meglio definire “lancio di macigni”. Non hanno sortito grande effetto, del resto hanno avuto un “colonnina” di spazio sui giornali e tutto si è spento senza clamori e senza destare altro interesse dei media. Argomenti che non interessano i cittadini? Vediamoli.

Che cosa ha detto l’avvocato Garassini di poco o molto interessante? Da meritare o non meritare risposte nel merito?  Vorremmo sapere, ha spiegato Garassini <i reali costi e relativi risparmi dall’istituzione dell’Agenzia Regionale della Sanità> (Leggi Bonanni).


Franco Bonanni ( foto IVG)

Garassini pare in preda ad un dubbio marcato: è un doppione ad altre strutture? Se non fosse cosi per quale motivo nella Regione Friuli la stessa struttura è stata azzerata?

Aveva dichiarato il presidente Burlando alle agenzie di stampa, il 22 giugno 2007: <Compito dell’agenzia che sarà operativa dal primo settembre, è il governo clinico della sanità ligure, oggi affidato a un dipartimento dove sono presenti solo due medici, che non è in grado di gestire dal punto di vista clinico la programmazione, l’organizzazione, gli orientamenti tecnici-scientifici>.

E poi, sempre dal testo dell’agenzia, Burlando e Montaldo insieme: <C’è bisogno di una struttura con dei tecnici-medici come ha previsto il Consiglio regionale approvando, nei mesi scorsi, l’apposita delibera. L’organico dell’Agenzia potrà arrivare ad un massimo di 20 persone. Operando nel pieno rispetto del Consiglio regionale la Sanità sarà gestita con un soggetto amministrativo, la direzione generale, e con un soggetto tecnico che è la nuova agenzia, che sarà, è bene sottolinearlo, molto snella>.

A due anni, c’è un “primo bilancio”? Il giudizio dei politici-amministratori, ma soprattutto degli addetti ai lavori. Di tutti coloro che operano all’interno dei mondo sanitario. Dai camici bianchi (medici), al personale paramedico ed amministrativo. E perché no, ai pazienti, ai quali si da raramente voce.

Per esempio, a caso: il problema “liste d’attesa” una buona parte dei cittadini-utenti lo risolvono rivolgendosi a strutture private oppure per accelerare, facendosi visitare in ambulatori a pagamento dagli stessi specialisti che operano in ospedale, in strutture pubbliche. Una mano lava l’altra, l’Italia è maestra. L’etica non è un nostro primato, almeno su questo punto molti  potrebbero concordare.

Seconda pietra che l’avvocato Garassini ha voluto lanciare, non diciamo nello stagno: <Il Santa Corona si trova ad essere Dea di secondo livello, ma priva, spogliata della struttura di azienda autonoma e nello stesso ospedale- ha dichiarato ai giornali – troviamo un Marco Bertolotto, mio successore in Provincia, che resta l’ unico in Italia ad avere la struttura di terapia del dolore con tanto di primariato>.

Finora, nessuno pare abbia ritenuto utile una risposta, neppure  Nino Miceli che da presidente della Commissione sanità, potrebbe tranquillamente dire la sua, senza il timore di essere tacciato di “conflitto d’interessi in famiglia”. Non era un segreto il legame sentimentale tra congiunti di Bertolotto e Miceli. Nulla di scandaloso, basta avere la sensibilità di spiegare ai cittadini-contribuenti l’esigenza, in solitaria italiana, di un primario in più, tra l’altro pur ricoprendo, all’epoca, la carica istituzionale di presidente della Provincia. Ma ci sono altri aspetti, poco onorevoli, che scaturiscono da dichiarazioni di un ex primario, Massimiliano Boccardo e che approfondiremo più avanti.


Claudio Montaldo

Il terzo sassolone di Garassini è di quelli che provocano ferite. Le polizze assicurative.  Il Santa Corona – ma sono dati che l’azienda non ha mai ritenuto di divulgare, né è possibile leggerli seguendo i bilanci via internet – ha una bassa “sinistrosità” rispetto all’ospedale San Paolo di Savona. Esiste inoltre una problematica relative alla franchigia. C’è la Ras, società assicuratrice. E’ accaduto, mai letto una riga sui giornali, che sopprimendo l’azienda ospedaliera Santa Corona, sia stata data disdetta a tutte le polizze in essere. E la nuova stagione assicurativa rispetta i criteri Asl 2,… San Paolo e …finendo per far lievitare i costi. Da una parte si risparmia, dall’altra si spende di più?

Garassini ha parlato di polizze, poteva aggiungere che un altro “filone” poco noto e “riservato” è quello delle consulenze e vertenze legali, giudiziarie. Avevamo chiesto di conoscere quanto costano ogni anno consulenze e vertenze. Ad iniziare dal Santa Corona dove si sono avvicendati (nella riservatezza) gli avvocati Clotilde Ferrari di Finale Ligure, Franca Bellenda  di Savona e Mario Spotorno di Pietra Ligure. Quest’ultimo è rimasto l’unico professionista esterno, a quanto pare, a seguire tutte le problematiche legali dell’Asl 2, affiancando l’avvocato Antonio Pipicelli che fa  parte della stessa struttura sanitaria pubblica.

Difficile dire in un contesto provinciale che vede la presenza di quasi 800 toghe che si contendono lavoro e clienti (con poche eccezioni), se il criterio scelto dai responsabili Asl sia ottimale e razionale. Consenta risultati e risparmi. Sia basato sulla fiducia ad personam o su altri parametri.

Fatti loro? No, fatti nostri, dei cittadini che pagano le tasse, il ticket, i maxi stipendi ed i costi della politica, i più alti d’Europa.

Fatti loro non degni di risposta? Leggete cosa ha scritto Silvia Andreetto, un marito primario ospedaliero, sul Secolo XIX del 15 marzo 2009. <Trionfante per la sentenza del Tar anche Massimiliano Boccardo, direttore del Centro dei Neuroscenze “Elio Tarantini” che, fin da subito, pubblicamente e con grande enfasi, ha sempre contestato la motivazione adottata dalla Regione Liguria che la deaziendalizzazione del Santa Corona potesse essere motivo di risparmio>. Ed ha aggiunto: <E’ stato lo stesso Boccardo a scagliarsi contro la creazione dei mega dipartimenti, definiti in una lettera inviata a  Fulvio Neirotti, direttore Asl 2, e che non ha mai avuto risposta, dipartimenti fatti  senza alcun criterio, quindi inefficaci ed inutili>.

Sempre Il Secolo XIX, con Boccardo: <Con la bocciatura del Tar finalmente giustizia è fatta; avevamo capito tutti che non aveva alcuna connessione la ristrutturazione con il risparmio anche perché la creazione del doppione della rianimazione ad Albenga ha costi esorbitanti>.

E Mariano Bormioli (ancora dal Decimonono), direttore della struttura di Chirurgia plastica e ricostruttiva, ha ricordato: <Il risultato al Tar potrà essere di esempio ad altre amministrazioni per difendere gli interessi della collettività>.

E si potrebbe continuare con le dichiarazioni di critica all’operato della Regione da parte del medico di famiglia e consigliere regionale di Albenga, Angelo Barbero, ex Forza Italia, poi An, quindi Popolo delle Libertà. O l’ex socialista, ora leghista, Renato Giusto, medico di famiglia e segretario provinciale del Sindacato Medici Italiani,  un passato da presidente dell’Ordine professionale della provincia di Savona.

Lo stato di salute di questo ospedale di Provincia può essere “ostaggio” del politico al potere di turno, di chi è sul carro del vincitore?

Ai cittadini sottoponiamo alcuni dati di fatto su ciò che accade ora.

Un infarto per chi abita tra Andora e Noli, nell’entroterra. Emodinamica è attiva dalle 8 alle 14; (reperibilità 8/20). L’alternativa è il trasferimento del paziente a Savona o a Genova. Si tenga conto, ad ascoltare giudizi assai condivisi, che la cardiologia del Santa Corona può contare su un’emodinamica soddisfacente, buona. Ma monca.

Oggi il Santa Corona – e parliamo sempre della qualità di assistenza – sarebbe deturpato se venisse, a piccole dosi, smantellata l’Unità operativa nel sue articolazioni. Una metodologia di lavoro, d’azione, con un rodaggio consolidato. Il suo punto di forza nella intercollaborazione tra reparti, efficiente e rapida. Non si trova in tutti gli ospedali. Esiste, inoltre, una elevata capacità diagnostica ed una vasta gamma diagnostica.

Un ospedale che nonostante sia ampio, vasto, “popoloso”, opera ed è caratterizzato dalla dimensione umana. Dal rapporto umano. Un servizio di alto livello in tempi rapidi. Vogliamo fare un paragone, senza disprezzo? Ciò che al San Martino di Genova, nella sua complessità strutturale ed organizzativa, si ottiene in due giorni, al Santa Corona si riduce a due, tre ore d’attesa.

Al Santa Corona è prassi l’equilibrio ideale,  l’interconnessione collaborativa, coesione e rispetto tra reparti.

Non scopriamo l’acqua calda nel riferire giudizi di esperti sul Santa Corona, del tipo: ospedali ne ho girato tanti, per motivi professionali, qui possiamo dire che funziona tutto benino (sempre rispetto ad altre realtà). La prova del nove potrebbe derivare dall’indicatore nazionale del complicanze ospedaliere e post ospedaliere, tra le più basse.

Santa Corona, con una microbiologia vero e proprio fiore all’occhiello. Una elevata certezza diagnostica. Con apparecchiature d’avanguardia. Con una classe politica, non proprio da oggi, che per risparmiare dove non è strettamente necessario, finisce per far lavorare peggio tutti. Il rischio che un ospedale, tra i primi in Italia per funzionalità, con i conti in ordine, finisca per distruggere la stessa azienda che produce salute. Bene primario.

Luciano Corrado     

Cosa accadeva in ospedale nel 1971 e nel 2001