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Quinta puntata/Storia della massoneria ligure con gli articoli di Sabelli Fioretti

Le opere di bene

dei “massoni dei fiori

Viaggio tra i “fratelli” imperiesi e sanremesi.  Dopo 19 anni cosa è cambiato?

di Luciano Corrado


Il giornalista Sabelli Fioretti

Imperia – Sono trascorsi 19 anni, manca poco più di un mese quando Il Secolo XIX, con l’inviato speciale Claudio Sabelli Fioretti (oggi scrittore di fama, spesso ospite delle televisioni nazionali) scriveva uno dei suoi reportage di “grinta”. Seguendo le tracce e le puntate scritte dalla redazione di Savona (la prima in Italia a pubblicare l’elenco di tutti in fratelli in loggia delle tre obbedienze italiane, grazie ad un’inchiesta dell’allora sostituto procuratore della Repubblica, Filippo Maffeo, ora in servizio alla Procura di Imperia), il quotidiano ligure, diretto all’epoca da Carlo Rognoni, vice direttori Arturo Meli e Gaetano Rizzato, ora direttore del quotidiano Libertà di Piacenza, decise di scandagliare quel mondo sempre avvolto in un alone di mistero, di apparente segretezza o riservatezza.

Come accadde a Savona, Il Secolo XIX tentò di ricostruire potere, segreti e scissioni della massoneria nel Ponente Ligure. Il primo titolo ad effetto (vedi…) fece scalpore e fu un tutto esaurito, nonostante il previsto aumento di copie: <Ecco i “fratelli dei fiori”>. Catenaccio: <C’era anche la strana loggia dei formaggini>.

Da allora non si è più saputo nulla né dei “formaggiai”, né degli assai più potenti e discreti “muratori” che contano davvero ed hanno potere.  C’è soltanto da osservare che la buona tradizione massonica suggerisce che i figli succedano ai padri, i nipoti succedano ai nonni. Una tradizione famigliare da rispettare, non un obbligo. Una “libera scelta”.

E ancora, la cronaca si era occupata pochi anni fa dell’inaugurazione del nuovo tempio di Sanremo all’obbedienza di Piazza del Gesù. Più recente il nuovo tempio di Albenga. Non sappiamo, invece, se la “fratellanza” sia riuscita a conquistare nell’imperiese quelle posizioni dominanti da sempre teatro di “lotte furibonde” (senza morti). Non sappiamo se il “proselitismo” ha proseguito,  per piazza del Gesù, anche in campo femminile. Non sappiamo se il dominio quasi assoluto del gruppo Scajola abbia ridimensionato le interferenze massoniche, oppure ci sia una tregua più o meno armata, più o meno consenziente. Di certo esistono alcuni sodalizi, tra gruppi e persone, a macchia di leopardo.

A Savona, ad esempio, già negli anni ottanta - come abbiamo documentato nelle precedenti puntate con la pubblicazione di logge e di iscritti seguendo gli atti depositati durante l’inchiesta Teardo e soci – una rappresentante del gentil sesso era arrivato al ruolo di maestro venerabile. Le inchieste di Maffeo prima e quella dei giudici di Teardo dopo, portarono scompiglio, chiusura di logge, parecchi aderenti andati “in sonno”, ma con l’inizio degli anni 2000 la “forza massonica” ha ripreso  tutto il suo potere (Asl, uffici pubblici, grandi aziende, ospedali, banche, professioni più prestigiose, primariati).


Storica sede di Piazza del Gesù.

Cosa scoprì, nel suo viaggio imperiese, Sabelli Fioretti? Intanto può essere utile accennare  al presente. Oggi è  impensabile che in un mondo di mass-media che il più noto prof.  Sartori ha recentemente definito a La 7, <imbottito di sonnifero, di cloroformio, timoroso, dalla carta stampata alle reti televisive>,  azzardare un’intrusione cosi spettacolare. Nei veri santuari del potere.

Alcuni spaccati dell’articolo  scritto da Sabelli: <Il vice direttore dei controllori comunali del Casinò, Luigi Garfì, viene misteriosamente gambizzato. Interrogato dai carabinieri comincia a raccontare il suo imbarazzo a lavorare al Casinò, dopo il blitz del 1981 (quando finirono in galera una cinquantina di croupiers accusati di aver rubato cento miliardi in dieci anni).
Garfì si aspettava che Antonio Semeria, presidente del Casinò, licenziasse Franco Felici, capo di Garfì e di tutti i controllori comunali. E invece no. Perché? “Probabilmente è dipeso dalle aderenze politiche e di loggia” spiega Garfì. E racconta di essere lui stesso massone, ma di obbedienza opposta a quella  di Felici e Semeria. Appartiene infatti alla Loggia Internazionale obbedienza Piazza del Gesù>.

Sempre dall’articolo di Sabelli Fioretti: <Garfì denuncia anche una campagna di demonizzazione condotta contro di lui dai giornalisti Renato Olivieri e Roberto Basso su commissione (presunta ndr) della massoneria di palazzo Giustiniani (quella più numerosa in Italia e che processo per “tradimento” Licio Gelli, e della quale abbiamo già parlato nell’intervista all’avvocato di Savona, Renzo Brunetti, componente il collegio giudicante ndr). Alla stessa loggia cui appartenevano insieme al sindaco democristiano  Osvaldo Vento, all’assessore democristiano Stefano Accinelli, all’assessore repubblicano Gianfranco Cavalli….>.

Sempre dalle colonne del Decimonono e dalla penna di Sabelli Fioretti: <Il fatto è che i massoni della Riviera sono fra i più litigiosi, scissionisti e volubili della penisola. Cosi le logge nascono, si frantumano, scompaiono….Per non parlare di Osvaldo Vento che contemporaneamente approfittando delle segretezza, militava in una loggia di Albenga (palazzo Giustiniani) e nel “Centro sociologico” di Sanremo (piazza del Gesù)>.

Un bis di quello già visto a Savona dove erano 5-6 i big che militavano contemporaneamente in due obbedienze contrapposte. Senza contare che l’allora big ligure socialista Alberto Teardo, presidente della Regione, era iscritto a tre logge contemporaneamente (P 2 compresa).

Sabelli Fioretti racconta poi di Arimondo Arimondi, commerciante di latticini, che fondò una “loggia selvaggia” che mise insieme un centinaio di fratelli. Tra essi il notaio Nicolò Temesio, il capo ufficio stampa del casinò Ito Rusigni. Persino il direttore della sede di Diano Marina  della Banca Popolare di Novara che <un giorno si licenziò e si mise a fare il rapinatore. Oggi è latitante in America Latina>.

Il giornalista descrive poi la storia (anni sessanta) della loggia coperta di Piazza del Gesù, la Carducci, che aveva il problema dei “comunisti fratelli”. Il maestro generale Ghinazzi (vedi precedenti puntate di Trucioli) era di estrema destra e non voleva comunisti. Ma in loggia ad Imperia c’erano Gino Ginatta, Sergio Grignolino, detto Gheppeù, Tito Barbè, Giulio Ferrari, detto “o bordeluso”, comunisti ufficiali.

La Carducci, sempre secondo la ricostruzione storica di Sabelli, affiliava Nando Ziveri (medico), Elio Nicoli (proprietario dell’albergo Moranti), Pietro Montresor (albergo Belsoggiorno), Vincenzo Cutini (ginecologo), proprietario della clinica Villa Atena. Italo Bernardi, Mario Moretti dipendente dell’archivio notarile, Gustavo Latini (avvocato), Giuseppe Birone (farmacista), Ildebrando Arpaia, Italo Bernardi, Antonietta Rubino, Carlo Arese, Renato Boeri (ristorante La Caravella).

Sempre Il Secolo XIX del 14 gennaio 1990: <Cremieux, uno dei leader storici della massoneria sanremese, insieme a Vanessa, padre del consigliere comunale repubblicano, a Ferdinando Toselli, al socialdemocratico Guido Giorni  e Gianfranco Cavalli si trasferirono  da Corso Inglesi 100 sede della Carducci, a via Vesco, sede del tempio dei cugini di Palazzo Giustiniani.

Oggi  - scriveva 19 anni fa – gli iscritti alle logge di Palazzo Giustiniani (sono cinque a Sanremo, Cremieux, Mazzini, Mimosa, Conti, Guglielmi) ci tengono a far notare  come il travaso avvenga in una sola direzione e mai in quella contraria….Nel 1977 per esempio Giampiero Lanza insieme al fratello Onorato, oggi consigliere democristiano e candidato di Leo Pippione alla sua successione nella poltrona di sindaco, fondo una loggia (Piazza del Gesù) insieme a Stefano Accinelli, assessore comunale Dc, al sindaco Osvaldo Vento, all’ispettore del   casinò, Stefano Ferlito, al socialdemocratico di Coldirodi, Zumbo e ad Italo Ruscigni. Pochi mesi dopo scoppiarono  litigi tra tutte le logge di Piazza del Gesù e molti (tra questi Accinelli, i due Lanza e Ferlito) se ne andarono dall’altra parte dove incontrarono, oltre a quelli già nominati, anche il croupier Dino Lupi, il consigliere comunale liberale Natale De Francisi, insieme al segretario del suo partito Ragni.

…Al “Centro sociologico” rimasero comunque alcuni pezzi da novanta come Giovanni Parodi, esponente di spicco della Dc sanremese…Vincenzo Barli, ex segretario cittadino Dc, il geometra Giorgio Pistone, repubblicano; Bruno Giri, capogruppo democristiano al Comune…>.

Concludeva Sabelli Fioretti il suo servizio che occupava un’intera pagina nazionale dedicata a “Fatti & Idee”: <Ma la “massoneria dei fiori” non è forte abbastanza da accontentare tutti, non tanto da superata il P.T.A, il partito traversale degli affari, il partito della corruzione e delle tangenti, quello sì forte e impunito>. Con libro di Ferruccio Sansa e Marco Preve è arrivato all’ordine del giorno anche  “Il partito del cemento”. Infine Sabelli:<La massoneria, al più, serve come rete di salvataggio per coloro che cadono, perché non affoghino,, perché riescano a risorgere. In fondo sono proprio i massoni a dire che fanno tante opere di bene>.

Luciano Corrado

 (segue prossima puntata con altri elenchi e l’inedita vicenda dell’ex night club Osbruma di Boissano, diventato tempio massonico. Uno dei gestori parla delle serate tra massoni e ragazze nude, tra champagne e conti mai pagati, gli abituè…)