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L’alternativa Socialista
- Superare la piccola politica -

di Domenico Maglio

 


Domenico Maglio

Prima di iniziare questo articolo, un po’ prolisso in verità, vorrei fare una premessa cercando di esprimere qualche concetto preventivo che riporti all’argomento del titolo, e dato che la situazione del centro sinistra sul nostro territorio, ma principalmente nelle amministrazioni che lavorano nel capoluogo, attraversa un momento un pò agitato cercherò di prenderla con le pinze sperando che il tutto possa servire ad indurre ragionamenti pacati e dialoganti per  futuro che ad oggi non appare generoso e benevolo elettoralmente.

Chi mi conosce un po’ sa che amo la realtà e difficilmente mi perdo in contorti ragionamenti per esprimere il mio pensiero politico o per dire ciò che penso, io vado direttamente al punto e lo faccio indipendentemente dalla voglia di forzarne la condivisione.

A volte si dice che in politica non sempre è opportuno dire tutta la verità, o per dirla meglio non sempre bisogna esprimere appieno il proprio pensiero perché potrebbe essere non condiviso divenendo ostativo ad acquisire il consenso che magari ci serve per raggiungere posizioni di potere.

Tutto questo può anche essere vero, anzi lo è di sicuro e non ho qui intenzione di contestarlo, il punto è che con me questo meccanismo non funziona, all’interno della mia area politica questa posizione che pensavo personale è invece ampiamente condivisa trovando approvazione anche all’interno della coalizione del centro sinistra, cosa che da anche una certa soddisfazione sull’opportunità di addivenire ad un consolidamento o a una rigenerazione del consenso in declino.

Io sono quindi convinto che vada invertito il ragionamento e credo che l’onestà di chi si vuole proporre in politica debba fare di verità virtù, dire senza timori ciò che pensa sulle cose da fare anche se potrebbe risultare impopolare nell’immediato, sarà questa sua onestà nel proporre a rendere coerente la sua azione politica e quindi avere il consenso che cerca senza forzatura alcuna.

Dico questo, in premessa e senza alcuna polemica, per affermare il principio che ogni forza politica che abbia ambizioni di governo, locale o nazionale, debba esprimere pubblicamente la propria posizione dopo averla condivisa con i propri aderenti o simpatizzanti, insomma la linea di un partito affinché sia supportata adeguatamente deve avere una base certa di supporto altrimenti si trasforma in una battaglia che può essere giusta ma solitaria.

Come si riesce a cambiare oppure migliorare un Governo Nazionale oppure una Amministrazione locale?

Non certo con delle beghe di quartiere di bassa politica e non con la posizione di un singolo contro l’altro, ma con un’analisi profonda della realtà che porti ad un’alternativa costruttiva generale o ad una evoluzione migliorativa dell’esistente, con un progetto condiviso volto alla soluzione delle questioni territoriali sulle quali si gioca non la credibilità dei singoli ma benessere, o malessere, del sistema complessivo.

In questi giorni sta montando una polemica politica all’interno delle varie anime che governano le nostre istituzioni locali del capoluogo, tutto certamente legittimo, ma non credo che il metodo di affrontare i problemi, che effettivamente esistono sul territorio e che vanno affrontati con decisione e coraggio, possa trovare soluzioni efficaci in contrapposizioni esasperate che i cittadini non comprendono.

L’opportunità sarebbe estirpare l’ideologizzazione degli argomenti che troppo spesso diviene ostativa alle reali soluzioni da adottare, liberandoli da quel recinto dottrinale che a volte, anche inconsciamente, risulta non propedeutico all’obiettivo da raggiungere, e ci sarebbero esempi diversi da citare ma per questo ci sarà presto tempo per ulteriori confronti e approfondimenti su quanto sta avvenendo sul nostro territorio provinciale, su quanto si potrebbe migliorare, e perché no anche su quanto o chi si potrebbe cambiare o confermare.

Ciò non significa che le diverse posizioni in campo siano irrecuperabili, la polemica in fondo rientra nel dibattito politico, ma esiste sempre un momento in cui il buon senso deve prevalere, senza chiedere al alcuno dei ripensamenti o dei rinnegamenti, ma l’importante è non perdere mai di vista l’interesse generale dato che le Istituzioni governano la cosa pubblica con denaro dei cittadini, e questi cittadini vorrebbero che il denaro che versano fosse ben indirizzato alla soluzione dei loro  problemi, alcuni dei quali non più dilazionabili.

Questi ultimi molto spesso non hanno nella loro concretezza e finalizzazione risolutiva un colore politico predefinito, sono questioni come si dice “bipartisan”  rifiuti urbani,  lavoro,  casa, ambiente, trasporti, ma assumono connotazione politica nel momento in cui viene definito il percorso per raggiungere la loro soluzione, e qui si evidenziano le differenze tra chi è per soluzioni radicali, chi per miglioramenti graduali e chi per mantenere lo status quò.

A volte anche tra schieramenti politici di coalizione possono nascere diversità di vedute e opinioni diverse, ma queste devono tendere a convergere dimostrando la loro capacità di decidere, sintetizzando soluzioni strategiche senza trascinarsi in deleterie e inopportune dispute mediatiche, il raggiungimento del benessere sociale che si realizza con il funzionamento dei servizi necessari si conquista con l’azione politica responsabile che le Amministrazioni riescono a tradurre in fatti.

Io credo che il pensiero politico e ideale del Socialismo sia in generale uno dei cardini sui quali è imperniata proprio quell’azione politica che mira ad una giusta governance pubblica.

L’appartenere e il riconoscersi nell’ideale Socialista non nasce dalla ricerca di opportunità personali come troppo spesso è nel comune pensare, è questo un tabù da sfatare anche se coinvolge trasversalmente tutta la politica, e la storia del Partito Socialista che sta per iniziare saprà dimostrarlo sperando che anche altre forze politiche contribuiscano a questo fine, il riconoscimento nel Socialismo nasce da molti fattori e prende vita dai sentimenti forti portati dalla rabbia di fronte all'ingiustizia sociale, nasce dal rifiuto di accettare una realtà che può essere sempre migliorata.

Ma questa identificazione, pur con la forza dei suoi principi, non è né esaustiva nè sufficiente e per questo è sempre in fase di arricchimento concettuale, ma al contempo non è apprezzabile nè attendibile l’idea che il socialismo operi e agisca per cambiare il mondo senza comprenderne lo stato del presente, il socialismo invece sa leggere molto bene l’evoluzione della società tanto è vero che spesso prendiamo come esempio paesi europei dove ci sono grandi partiti socialisti.

C’è però anche un’altra corrente di pensiero, dubbiosa verso il socialismo e verso i suoi rappresentanti, che tende a ridimensionarne il ruolo storico, ritenendo le conquiste sociali una naturale evoluzione del vivere comune che comunque si sarebbero concretizzate anche senza la spinta popolare, un’idea che vorrebbe classificarlo come un’organizzazione neo conservatrice camuffata, incapace di staccarsi dalle proprie radici, votata al travestimento della realtà per convincere meglio che non la si può trasformare.

Ovviamente la storia del socialismo parla da sola e smentisce queste affermazioni immeritevoli di repliche, perché non solo il movimento riformatore che agisce attraverso l’ideologia socialista è riuscito sempre a comprendere il mondo durante tutte le sue trasformazioni, ma lo ha saputo interpretatare e trasformare, ottenendo il meglio che la situazione sociale nella quale agiva permetteva.

Ed è così anche oggi agli inizi degli anni duemila, dopo circa qualche secolo di lotte, di rivendicazioni, di divisioni passando attraverso sommosse e rivoluzioni, approdando infine alla socialdemocrazia Europea attuale.

L’opera svolta del capitalismo vecchio e nuovo ha creato parallelamente sia progressi considerevoli che prevaricazioni e grandi ingiustizie, ed è lo sconvolgimento dell'immateriale la causa che ha uniformato i mercati di tutto il mondo, invertendo, in un processo straordinariamente rapido le posizioni nel panorama economico, dove a volte il capitale diventa più raro del lavoro.

 La causa di tutto questo è stata analizzata da economisti di tutto il mondo, e le risposte sono state alquanto diverse ma tutte seguono un filo conduttore di base comunemente riconosciuto, e per quanto ci riguarda più da vicino una delle risposte sta negli avvenimenti politici che si sono susseguiti in Europa con maggiore frequenza.

In effetti la causa scatenante è stata il susseguirsi delle circostanze sopraggiunte nel nostro continente da circa 20 anni, come il crollo dell’Unione Sovietica, la fine del comunismo in tutti i paesi l’Europa dell’est.

Ma anche sul piano mondiale non si può dimenticare l'entrata prepotente della Cina e dell’India nei mercati finanziari e dei consumi, oppure le circostanze critiche in cui si trovano la maggior parte dei paesi dell’ America Centrale e dell'America Latina.

Ed è proprio in questa anfiteatro mondiale sempre in movimento, con la sua irrequietudine e il suo nervosismo che i mercati finanziari e i loro predatori vanno a caccia di rendita e profitto, con conseguenze ampiamente prevedibili e che dureranno a lungo, creando un nuovo rapporto tra le forze complessive del mondo del lavoro e il capitale stesso.

Non bisogna però disconoscere anche ciò che di positivo il mercato ha costruito nonostante il suo non perfetto operare in termini solidali ed equi, come i grandi progressi nel settore della salute, le tutele nel campo assistenziale, nella continua crescita dei consumi, nello sviluppo della comunicazione, oppure nel concorso all’accrescimento del controllo democratico dell'umanità.

Ma in tutte queste sue fasi positive di sviluppo come da più parti riconosciuto ha contemporaneamente fatto proliferare disuguaglianze e sperequazioni che non trovano precedenti assimilabili, basta ricordare il saccheggio delle risorse naturali, il vergognoso sfruttamento della manodopera e soprattutto nuove alienazioni che hanno avuto come conseguenza il modificarsi  degli standard di vita culturali e alimentari.

Per poter quindi organizzare un riequilibrio sostenibile anche oggi in queste situazioni sommariamente indicate, la cultura riformista socialista fa la sua parte con determinazione e convinzione.

 Ma non si può operare per la giustizia di oggi con le stesse armi di ieri oppure con le riflessioni dell'altro ieri, e il plasmarsi della funzione della sinistra riformista all’attualità è la forza stessa di tutto il movimento socialista, e non si può nemmeno rinunciare all’onestà sociale, a meno di rinunciare al socialismo.

Ed è per questi motivi che bisogna certamente ripensare il modo di affrontare le sfide che il mondo attuale ci propone, per trovare il cammino divenuto evanescente dell’uguaglianza reale, restando nel campo d’azione e nei movimenti politici riformisti che ne sono continuativa espressione.

La prima di queste sfide è sotto gli occhi di tutti e riguarda il nostro approvvigionamento di energia, dove l'arrivo di nuovi grandi paesi sul mercato del petrolio ne fa crescere le quotazioni, la conseguenza diventa una sempre più accentuata sottomissione ai ricchi territori del Medio Oriente, dove l’instabilità politica ne risulta rafforzata e i conflitti armati aumentano.

In questo periodo la geopolitica del petrolio è tutt’altro che solida e non è pensabile l’accettare un avvenire di sviluppo dipendente da un'alternanza vittimistica e impotente che salta tra atti terroristici, repressioni di Stato, guerre preventive.

 Oggi quindi siamo costretti a rimettere in discussione una concezione dell'energia che abbiamo ereditato dal secolo scorso, senza dimenticare che il consumo massiccio di energie fossili disponibili sta avendo conseguenze difficilmente prevedibili in tutta la loro complessità agendo su tutto il sistema ambientale del mondo, e tanto per citare un tema d’attualità non è quindi un eresia parlare di recupero di energia anche dai rifiuti visto che ovunque esistono impianti sicuri di questo tipo.

Per cercare di allargare il discorso potremmo dire che è in discussione e deve essere ripensato quello che rappresenta il nostro modello di sviluppo, dove i servizi a favore degli individui e i problemi sanitari  legati alla salute in generale rappresenteranno alcune delle basi principali sulle quali dovrà essere approfondito il dibattito.

Questo è un modello che ha la biologia come dottrina prevalente, la qualità della vita delle persone come scelta comune e come detto le angosce da attenuare sul futuro dell’ambiente come principio fondamentale, e tutto ciò rappresenta la funzione pubblica.

Altro punto nodale è rappresentato dall’aumento della durata della vita, che piomba in una società come quella attuale che non ha mai affrontato una trasformazione e un cambiamento simile in tempi così ristretti, e questo stravolgimento nasce proprio nei progressi fatti nel campo delle scienze biologiche, con un mutamento dei rapporti generazionali, minacciando di provocare un forte indebolimento di tutto il complesso sistema dello stato sociale, in particolare del modello previdenziale, con la necessaria ridefinizione della questione demografica e del welfare.

Dal punto di vista economico, e se visto nel lungo periodo, un paese come il nostro che invecchia sempre di più è un paese il cui destino è segnato, è un paese che muore e l’incoraggiamento sotto forma di incentivi e sgravi fiscali per le nascite che ricordano tempi passati, potranno anche essere veicolo di stimolo ma non serviranno ad aumentare stabilmente la natalità, non sarà sufficiente a frenarne il decorso, perché quando la fiducia nel futuro è scarsa e la ripresa economica è lenta, la famiglia in generale non è in grado di fare progetti che guardino molto lontano anche se supportate con un minimo economico.

Fondamentale resta anche la questione dell’immigrazione che deve essere ancora affrontata in termini non dettati dalla provvisorietà, spazzando via definitivamente i vecchi timori e iniziando ad elaborare politiche positive, evitando il proliferare di sentimenti emarginanti ed escludenti, proprio perché con politiche di sostegno ai paesi di provenienza e di inserimento nei paesi di arrivo il tutto resti sopportabile e arricchente.

E’ però necessario che lo sviluppo del Sud del mondo e in particolare dei paesi del continente africano diventi concreto senza restare soltanto argomentazioni discorsive.

E’ noto a tutti che il solo sostegno monetario, pur indispensabile anche se spesso mal utilizzato, non trova efficacia se non è accompagnato da sviluppi educativi incisivi e condizioni crescenti di miglioramento sanitario.

 Le discussioni interminabili sull'accesso delle popolazioni del Sud del mondo ai farmaci generici devono quindi uscire dai dibattiti congressuali creando tangibili risultati operativi, l’urgenza del tema è coinvolgente dell’intero pianeta e necessariamente rende urgente una revisione concettuale della nozione di proprietà intellettuale, un concetto che peraltro sta già attraversando la propria crisi di identità e di tutela causata dallo sviluppo crescente dell’informatica.

Probabilmente uno dei motivi deceleranti di tutto quello che potrebbe e dovrebbe essere realizzato è dovuto al nostro modello democratico in sofferenza, e non soltanto a causa della difficoltà che hanno i popoli di far sentire la propria voce, il loro grido di  aiuto, ma soprattutto perché il mondo politico nella sua complessa pletoricità burocratica generale si barcamena e tentenna davanti alla necessità di prendere provvedimenti risolutivi, sacrificandoli sugli altari degli equilibri di governo o rincorrendo fondamentalismi religiosi.

Ed è per questi motivi che il socialismo contemporaneo diventa una rottura col passato, e rottura non dovrebbe essere, e non è, né un rinnegamento nè una contaminazione di riformismi, ma al contrario dovrebbe rappresentare il ritorno alle origini, migliorando il pensiero esistente, facendo crescere le forze politiche che lo rappresentano e che sono portatrici di quel suo non negoziabile principio fondativo.

Ridefinire il modello mondiale di sviluppo incentrandolo sulla vita degli uomini e sui loro diritti, convogliare gli sforzi sull’evoluzione delle conoscenze, aprire le porte della solidarietà e degli aiuti concreti ai popoli del Sud del mondo, sgombrare il campo dagli ostacoli che ne intralciano la sopravvivenza, riformulare il contratto democratico globale e locale, sono queste le nuove sfide e i nuovi terreni di confronto del nuovo socialismo contemporaneo.

Di fronte a queste questioni diventano evanescenti le dispute locali, restano chiuse nella bottega della piccola politica.

E’ affrontando questi temi che nasce la vera alternativa della sinistra moderna, socialista, di fronte alla quale diventano piccoli, molto piccoli tutti coloro che bisticciando per un posto in lista, in qualche consorzio o qualche circoscrizione non riescono a vedere cosa c’è oltre la Torre Bofill, oltre lo spostamento della Piaggio, oltre la discarica di Magliolo.

            Bisogna allargare lo sguardo sull’orizzonte che si apre davanti a noi, pieno di prospettive e opportunità di tale grandezza e complessità che nessuno è in grado di affrontare in solitaria, a meno che non cammini sulle acque……..

DOMENICO MAGLIO