versione stampabile

Rubrica Italia allo sfascio

LA GIUSTIZIA DISASTRATA
(E ANNAMARIA FRANZONI)
di Massimo Bianco

  Oggi argomentiamo sulla giustizia, ma alla buona, per carità, chi scrive, infatti, non è esperto in materia e dunque in proposito si limita a far uso del proprio buon senso, ammesso di averne. 

Giustizia, dunque. Funziona la giustizia in Italia? I processi civili o penali che durano dieci o più anni farebbero pensare di no. Di recente è stato concesso un indennizzo perché un processo civile (in primo grado!) aveva raggiunto addirittura i quindici anni (15!) di durata e solo per stabilire la competenza di quel tribunale a procedere. Di fatto un insulto al cittadino in giudizio.

Tempo fa un procuratore ha invitato i sottoposti a procedere solo quando hanno la certezza di non cadere in prescrizione o sotto indulto per non sprecare tempo e soldi. Invece di scandalizzarsi, le istituzioni dovrebbero prendere atto del problema e cercare di risolverlo. Perché quel magistrato ha ragione, i tribunali sono intasati di pratiche, lenti nei procedimenti e con organici inadeguati, per cui i processi il più delle volte finiscono per arenarsi. Per rendersene conto basta verificare la situazione dei tribunali di Savona e Albenga. A novembre 2007 esistevano rispettivamente ben 3194 e 2766 pendenze (dati de La Stampa) nel tribunale civile e altre 965 più 1016 nel tribunale penale, a cui vanno aggiunte le 6344 pendenze dormienti nell’ufficio del Gip, cioè del giudice per le indagini preliminari. E mentre le attese si fanno eterne, a causa di leggi troppo permissive sempre più spesso giudici iperformalisti scarcerano perfino i delinquenti colti in fragrante, lasciandoli liberi di reiterare. Con casi limite come il tizio gravemente sospettato dell’omicidio dell’ex fidanzata eppure libero di commettere un secondo delitto a spese di una altra ex fidanzata. Ricordate? Costui aveva rivolto minacce esplicite alla povera ragazza sanremese, eppure i timori della giovane non erano stati presi in considerazione. Ma chi li ha ignorati non è corresponsabile della sua morte? D’altronde cosa si può pretendere se perfino dopo la condanna definitiva sovente si sconta solo una minima parte della pena inflitta?

Che disastro. Come diceva William Shakespeare in “Misura per misura” per bocca dell’immaginario Duca di Vienna:

“Le leggi sono diventate come un vecchio leone che non esce più a predare.” E la magistratura persevera pervicacemente nel contrastare ogni tentativo di riformare la giustizia?!

Cambiamo argomento. Anni fa il famigerato giudice Carnevale, soprannominato non a caso “il giudice ammazzasentenze”, era stato condannato a causa dei troppi processi da lui annullati, con presunti mafiosi rimessi in libertà, salvo poi essere assolto con formula piena in appello, ovviamente dopo anni, perché a quanto pare lui, in buona o male fede che fosse, per cassare i processi si appigliava a cavilli giuridici e a effettivi errori di forma, applicando la legge alla lettera e dunque assumendo decisioni inappuntabili. La tragica verità è che se i magistrati fossero stati capaci di svolgere il proprio mestiere senza commettere errori in continuazione, un caso Carnevale sarebbe stato impossibile.

E a proposito di errori, mentre delinquenti colti in fragrante fanno la bella vita in casa propria, a volte perfino in una villa con piscina, grazie a un’eccessiva leggerezza nell’uso degli arresti domiciliari, in compenso certuni poveracci giacciono mesi o anni in galera prima di vedere conclamata la propria innocenza e, mentre chi a suo tempo li condannò continua indisturbato a far carriera, costoro si ritrovano con la vita rovinata e indennizzi risibili.

A questo punto porsi domande sulla competenza di chi opera nell’apparato giudiziario diventa lecito. In proposito avrete di certo udito la recente notizia del concorso per entrare in magistratura a cui si erano presentati, se non erro, addirittura in 40000 (?) ma dove su 380 posti disponibili alla fine sono stati ammessi solamente 320 candidati, per cui 80 posti rimarranno scoperti, a causa del pessimo esito dell’esame, con migliaia di concorrenti colpevoli perfino di elementari errori grammaticali e ortografici. D’accordo, forse stavolta si è stati particolarmente rigidi, ma in passato non sarà accaduto l’esatto contrario? Il caso Carnevale ci fa sospettare di sì.

ANNA MARIA FRANZONI

 Alle volte poi viene il dubbio che nell’amministrazione della giustizia non ci sia una logica e che ogni magistrato interpreti la legge solo sulla del base del punto di vista personale, a costo di incorrere in situazioni al limite del grottesco. A tal proposito, durante lo scorso dicembre, alcuni telegiornali hanno trasmesso una notizia che a me pare valicare il limite dell’assurdo e riferisco qui così come è stata fornita, senza la certezza della sua esattezza e anzi con la riposta speranza che non lo sia: montando su una scala per svolgere un lavoro domestico, una donna avrebbe perso l’equilibrio, travolgendo e uccidendo nella caduta l’anziana madre che si trovava ai piedi della scala stessa.

Ebbene questa donna sarebbe adesso indagata per omicidio colposo! Così, oltre al dolore per essere stata involontaria causa della morte della madre, si aggiungerebbe la beffa di finire sotto processo. Cornuta e mazziata.

Nessuna logica nell’amministrazione della giustizia, dunque? Facciamo un esempio. Avete presente Elena Romani, la giovane madre del vercellese accusata di avere assassinato il proprio bebè di venti mesi con un calcio? Nonostante fosse stato appurato che in casa al momento del fatto fossero presenti solo la madre e il padre, lei è stata assolta per insufficienza di prove, un tempo si sarebbe detto così, mentre lui era già stato prosciolto in precedenza. Benissimo, ma dunque chi lo ha ucciso questo benedetto bambino? Si è suicidato tirandosi un calcio da solo?

E, soprattutto, perché allora Annamaria Franzoni, la presunta assassina di Cogne (ne hanno parlato tutti, potrò ben farlo io, no?), non è stata a sua volta assolta? Non esiste un vero movente e non a caso hanno cercato di farla passare per matta a tutti i costi, benché varie perizie psichiatriche fossero state a lei favorevoli. In effetti non c’era uno straccio di prova certa circa la sua colpevolezza ma solo semplici indizi e l’hanno condannata unicamente perché non si capiva chi altri potesse essere stato a sopprimere quel povero bimbo. Eppure bene o male alcuni minuti durante i quali il piccolo è rimasto solo in casa ci sono stati, un omicidio da parte di un estraneo per quanto improbabile non sarebbe stato tecnicamente impossibile: un peso e due misure, dunque?

Che dire infine dei tribunali colabrodo dove chiunque può entrare, portandovi o prelevandovi liberamente qualunque cosa? Abbiamo, ad esempio, avuto il caso di un computer trovato manomesso un lunedì mattina nell’ufficio di un tribunale del sud Italia e addirittura il caso di un accoltellamento in aula durante un procedimento! Su Striscia la notizia si sono occupati del problema già molto tempo fa. Ve li ricordate i provoloni lasciati all’interno dei tribunali senza che i due inviati pugliesi incontrassero ostacoli? Tra parentesi l’ultima volta che mi è capitato di metter piede nel tribunale di Savona il metal detector non era in funzione e si entrava senza subire controlli di alcun genere. Io almeno non ne ho subiti, si vede che ispiravo fiducia. Speriamo che in Italia ci si decida una buona volta a prendere provvedimenti… Ah, a proposito di Striscia: avete visto quante costose prigioni sono in disuso quando altre scoppiano per la presenza di troppi carcerati? Mah!

Se però può consolare non è che altri paesi stiano meglio di noi, anzi. Vedasi la Francia, per esempio: scioperi selvaggi, razzismo, violenze nelle banlieu, giustizia a pezzi, non ha caso i francesi sono definiti “i cugini d’oltralpe”. Mal comune, mezzo gaudio. Ebbene, oltralpe Bertrand Cantat, cantante dell’ottimo gruppo rock “Noir desir” e già condannato ad appena 8 anni di reclusione per l’omicidio della compagna, l’attrice Marie Trintignant, è stato di recente scarcerato per buona condotta, dopo avere scontato appena 4 anni di galera. Se in un giorno di follia mi girasse di sposarmi potrei sempre tener presente che in caso di disaccordi irrisolvibili il divorzio all’italiana paga pure nel XXI secolo: perché iniziare complesse pratiche di divorzio, versare esorbitanti alimenti, inacidirsi il sangue litigando sull’affidamento dei figli, eccetera, eccetera? Non vado d’accordo con mia moglie? L’ammazzo, mi costituisco subito facendo piena confessione per non perdere inutilmente tempo e verso qualche lacrimuccia di rimorso chiedendo comprensione per il mio sconsiderato momento di follia, quattro comodi annetti di galera ed è fatta!

Va beh, speriamo almeno che il buon Bertrand riprenda a fare musica degna del suo glorioso passato. Se le sue prossime realizzazioni saranno all’altezza dello splendido “Les visages, les figures” e di altri album precedenti, tutti gli appassionati di musica lo perdoneranno. C’è forse qualcuno a cui importa che il Caravaggio era un turbolento e finanche un assassino? Era un genio dell’arte e tanto ci basta. Saluti.

Massimo Bianco