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PIAGGIO GOOD-BYE
[ma chi paga?]

 di Marco G. Pellifroni

 

Nella fastosa cornice dell’Auditorium Santa Caterina di Finalborgo, introdotti dal Sindaco e dal suo Vice, tecnici ed architetti hanno presentato il progetto di riconversione delle aree Piaggio, e di riflesso della contigua cava Ghigliazza.
Se ancora persisteva qualche dubbio sul baratto che sta dietro tutta l’operazione, esso è stato chiaramente fugato dagli oratori:

 il Comune di Finale Ligure ha dovuto agire sotto un pesante ricatto occupazionale, posto in essere dalla Piaggio.
  Se ancora persisteva qualche dubbio sul baratto che sta dietro tutta l’operazione, esso è stato chiaramente fugato dagli oratori: il Comune di Finale Ligure ha dovuto agire sotto un pesante ricatto occupazionale, posto in essere dalla Piaggio. La quale, avendo impellenza di espandersi, ha pensato bene di farlo a spese della collettività di Finale. Infatti, calcolato un costo di trasloco altrove sui 100 milioni di euro, ha posto il Comune nelle condizioni di approvare la conversione da industriale a residenziale di un’area estremamente appetibile per la sua prospicienza al mare, addensandovi qualcosa come 244 milioni di metri cubi (oggi espressi in un meno scioccante numero di metri quadrati: 62.000). In caso di diniego, lo stabilimento, anziché a Villanova d’Albenga, avrebbe migrato in Campania.

Nonostante il progettista principale si affannasse ad edulcorare la pillola, ricorrendo ad ampollosi termini, anche stranieri, per intimorire un po’ i semplici cittadini, la sostanza è che un complesso di seconde case con palazzoni di 6-7 piani anche sul fronte mare, per intenderci di altezza ben superiore a quello del grande hangar esistente, calerà ad ovest di Finale, per poi più che raddoppiare sull’ex-cava Ghigliazza: altra azienda migrante, stavolta nel nulla, col lascito alla città di una voragine da riempire, tanto per cambiare, di seconde case.

Insomma, il traguardo da raggiungere è quello di cimentarsi con Borghetto S.S. od altre sciagurate località devastate dalla speculazione edilizia. Il ricatto è cambiato nella forma, in quanto non si tratta più di salvare posti nell’edilizia, bensì nell’industria meccanica; ma la sostanza rimane.

Ora io voglio essere molto terra terra, persino gretto, come lo sono gli speculatori, e non limitarmi al discorso ambientalista, ma estendere le mie considerazioni ai soldi, alle palanche. Chiunque possegga un alloggio a Finale deve avere ben chiaro che ogni casa aggiuntiva sul territorio comunale sottrae valore -valore venale- alla sua proprietà. Vale il medesimo discorso che si applica proprio al denaro, immesso nel circuito di scambio senza che ad esso corrisponda una pari creazione di ricchezza. Questo denaro aggiunto crea inflazione, cioè svalorizza tutto il denaro esistente, ossia il potere d’acquisto di tutti. Ebbene, anche l’immissione massiccia di nuove abitazioni deprime il valore di quelle esistenti, se essa eccede la capacità di assorbimento del mercato immobiliare. Sono anni che l’Italia intera, ovviamente nei suoi punti più belli, è sotto accanito attacco da parte dei costruttori, in un ciclo, pardon, in un percorso tutt’altro che ciclico, che sembra non avere fine. Invece, la correzione prima o poi arriva, come ha insegnato la crisi dei mutui subprime americani, che ha infettato l’intero mondo finanziario. Al punto che ora i prestiti si concedono col contagocce, le banche non si fidano più neppure delle altre banche e i cantieri chiudono, mentre una massa enorme di case invendute e quartieri fantasma ha mandato in fallimento molti costruttori e persino alcune banche. La continua, e oggi non più pubblicizzata, iniezione di denaro elettronico da parte delle banche centrali, per coprire le perdite di un sistema impazzito, tende a salvare i grandi prestasoldi ma non i piccoli mutuatari insolventi, le cui case sul mercato rifluiscono su un mercato già saturo, deprimendolo ulteriormente. Come ho già scritto in un numero precedente, non è certo che questo accada anche da noi nella stessa misura che negli USA, per la maggior prudenza delle nostre banche rispetto a quelle americane. Ciò che invece è certo è che i rialzi dei tassi sinora decretati dalla BCE sono già sufficienti a far cadere un buon numero di persone con redditi bassi o precari; e i ventilati prossimi aumenti non faranno che aumentare questo numero. Si profila insomma un’offerta di case superiore alla domanda. E’ il caso allora di inondare Finale di centinaia di migliaia di metri cubi o, se si preferisce, di decine di migliaia di metri quadrati di nuove abitazioni, che potrebbero fare il bis di Las Vegas o Miami, dove interi spettrali quartieri stanno rapidamente deteriorandosi sotto il sole e il vento salmastro?

L’amara conclusione è la solita: a pagare i cespiti dei VIP, delle corporations, così come degli sprechi della pubblica amministrazione sono sempre i VNP, i very normal people, nella fattispecie tutti noi cittadini finalesi, in termini di degrado, congestione e non solo: anche di vile moneta. Altrimenti non si spiegherebbe come mai i nostri alloggi sono sinora quotati molto di più che non quelli di Pietra o Borghetto. Eppure, c’è una generale acquiescenza, o peggio rassegnazione, da parte di tutti di fronte all’operazione Piaggio/Ghigliazza, come se non ci si accorgesse che queste nuove case in pratica ci infilano le mani in tasca e ci portano via dei soldi. Se non si vuole far proprio il discorso ambientale, si reagisca almeno per quello pecuniario. Non si dice che i liguri, e i finalesi non fanno eccezione, sono (anzi siamo) attaccati ai soldi? Allora dimostriamolo, correndo ai ripari prima che chi manovra l’affaire Piaggio e Ghigliazza si faccia il tesoretto a nostre spese, con tutti i timbri di autorizzazione di Regione, Provincia e Comune, che sembrano dare importanza solo al lato ragionieristico di ogni problema. Ebbene, stavolta facciamolo anche noi. 

Marco Giacinto Pellifroni                  14 ottobre 2007