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UOMINI E BESTIE

8: Prospezioni dell’immaginario

Le Sirene

  decima parte

 

 

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Nelle letterature moderne le incantatrici compaiono spesso. Ecco alcune casuali spigolature, senz’alcuna pretesa di completezza.

 

Dante, Purg. XIX 19 sqq

 

Io son’, cantava, ‘io son dolce serena,
che ’ marinari in mezzo mar dismago;
tanto son di piacere a sentir piena!
Io volsi Ulisse del suo cammin vago
al canto mio; e qual meco s’ausa,
rado sen parte; sí tutto l’appago!

 

Identificata colla figura femminile che impersona i “tre vizi in cui l’uomo incorre per eccessivo amore dei beni terreni” (GDLI s. v. “Sirena” XIX), ed anche Par. XII 1 sqq.

 

Ariosto, OF VI 40:

 

E volendo vedere una sirena
che col suo dolce canto acheta il mare,
passian di qui fin su quell’altra arena,
dove a quest’ora suol sempre tornare.

 

Si noti il raffinato richiamo all’Odissea, XII 168-9:

 

Ma súbito dopo cadde la brezza e si fece
calma di venti, uno spirito assopí il flutto.

 

Camoens, Os Lusíadas V 88:

 

Cantem, louvem e escrevam sempre extremos
Desses seus Semideuses e encareçam,
Fingindo magas Circes, Polifemos,
Sirenas que co canto os adormeçam.

 

Tasso, GL XIV 61:

 

Cosí dal palco di notturna scena
o ninfa o dea, tarda sorgendo, appare.
Questa, benché non sia vera sirena
ma sia magica larva [creata da Alcina per sedurre Ruggiero], una ben pare
di quelle che già presso a la tirrena
piaggia abitàr l’insidioso mare;
né men ch’in viso bella, in suono è dolce,
e cosí canta, e ‘l cielo e l’aure molce.

 

Shakespeare, Comedy of Errors III 2:

 

O, train me not, sweet mermaid, with thy note,
To drown me in thy sister’s flood of tears.
Sing, siren, for thyself, and I will dote;
Spread o’er the silver waves thy golden hairs,
And as a bed I’ll take them and there lie,
And in that glorious supposition think
He gains by death that hath such means to die;
Let Love, being light, be drowned if she sink!

 

Splendido.

 

La Notte classica di Valpurga nel Faust di Goethe:

 

Ach was wollt ihr euch verwöhnen
In dem Häßlich-Wunderbaren!
Horcht, wir kommen hier zu Scharen
Und in wohlgestimmten Tönen;
So geziemet es Sirenen”

(II 2 = I 15, 17 dell’ed. di Weimar).

 

Il Gaspar de la Nuit di Aloysius Bertrand:

 

Sa chanson murmurée, elle me supplia de recevoir son anneau à mon doigt, pour être l’époux d’une Ondine, et de visiter avec elle son palais, pour être le roi des lacs. Et comme je lui répondais que j’aimais une mortelle, boudeuse et dépitée, elle pleura quelques larmes, poussa un éclat de rire, et s’évanouit en giboulées qui ruisselèrent blanches le long de mes vitraux bleus.

 

Matthew Arnold in una poesia del 1849, The Forsaken Merman: un tritone la cui passione è sconfitta dalla spigolosa religiosità della donna amata.

 

Oscar Wilde, The Fisherman and his Soul: un giovane rinuncia alla sua anima per amore di una bellissima sirena, poi si pente e ne torna in possesso, ma a prezzo dell’infelicità.

 

La scrittura femminile: La sirena negra di Emilia Pardo Bazán (1908), Siréna di Marie Majerová (1935).

 

Il teatro: La sirena varada di Alejandro Casona (1935).

 

La musica: un dramma di Scribe musicato da Auber: La Sirène; i Notturni di Debussy, e Dvorák di cui parleremo meglio in una prossima scheda.

 

Gli altissimi esiti dell’estenuata sensibilità pascoliana:

 

La sera, fra il sussurrío lento
dell’acqua che succhia la rena,
dal mare nebbioso un lamento
si leva: il tuo canto, o Sirena.

E sembra che salga, che salga,
poi rompa in un gemito grave.
E l’onda sospira tra l’alga,
e passa una larva di nave:

un’ombra di nave che sfuma
nel grigio, ove muore quel grido;
che porta con sé, nella bruma,
dei cuori che tornano al lido:

al lido che fugge, che scese
già nella caligine, via;
che porta via tutto, le chiese
che suonano l’avemaria,

le case che su per la balza
nel grigio traspaiono appena,
e l’ombra del fumo che s’alza
tra forse il brusío della cena

(Myricae, Tramonti 1, La Sirena).

 

Le fantasie di Soldati, nei Racconti, e soprattutto di Tomasi di Lampedusa (Ligheia).

Anche Colombo scrive nel suo Diario di averne viste tre il 9 gennaio 1493, mentre navigava alla volta del Rio de Oro, ma non erano cosí belle come si favoleggia (forse erano dugonghi).

 MISERRIMUS