Sta crescendo un nuovo partito: quello dell'antipolitica.
E ORA?

MARGHERITA PIRA

Il clamore della ultime amministrative si va attenuando.
I
vari partiti hanno espresso, a seconda dei casi, la loro esultanza o il loro rammarico e tutto ritorna nell'alveo dell'apparente normalità in attesa di un prossimo scontro.
Resta però evidente un dato che, di per sé, è un brutto sintomo: l'assenteismo.
E' vero, in questo particolare assenteismo è leggibile un disamore per uno schieramento politico, ma è anche la punta sommersa di un iceberg.
In realtà è espressione evidente di un generale distacco dei cittadini dall'attività politica (e pubblica in generale ).

Sta crescendo un nuovo partito: quello dell'antipolitica.

L'appello di molti sul disinteresse per la politica non è un falso allarme.

In realtà siamo tutti disorientati.

Sono normali frasi del tipo: "Di Destra o di Sinistra sono tutti uguali" oppure "Il Governo  cadrà non prima di due anni e mezzo perché così i parlamentari possono avere la pensione".

A parte che non so se il lasso di tempo sia davvero così ristretto, è triste che gli elettori abbiano questa opinione.

Il calo dei votanti nelle ultime amministrative può voler significare anche questo: disinteresse o, a volte, addirittura disgusto.

Dopo la II guerra mondiale, erano nati un movimento, poi divenuto partito, e un giornale: L'uomo qualunque.

Un povero omino, schiacciato dall'opprimente pressa di un macigno (cioè lo Stato, la burocrazia, la politica in generale) ne era il simbolo.

A quei tempi, forse, c'erano le motivazioni e, in realtà, anche ora.

Il Governo precedente ha lasciato un'Italia disastrata, ma quello presente non pare aver la capacità - o la possibilità - di governare.

 Ad ogni proposta ci sono sempre un ministro che si dissocia o un partito che minaccia di lasciare e quindi di far mancare la maggioranza.

E' vero che ogni parlamentare deve rispondere del proprio operato agli elettori che lo hanno eletto con un mandato preciso, quindi non può dare l'OK a determinate scelte, tuttavia il risultato è questo: gli italiani non credono più a nessuno.

 Vengono scatenate furiose guerre ideologiche su cui la gente si accanisce e si divide in pro e in contro, ma in realtà si tratta di problemi marginali che non incidono sulla realtà del paese.

La situazione economica, che poi è quella che influenza maggiormente l'opinione pubblica, continua con i suoi problemi che vengano o no approvati i Dico.

 In questo turbinio la gente si disorienta

Ho visto su un quotidiano una vignetta descrittiva della situazione.

Dei due ometti, uno diceva: "Hai sentito il discorso di Montezemolo? E' un vero leader!" e l'altro rispondeva: "Speriamo che intervenga il Vaticano". Purtroppo la gente ha la sensazione che le due uniche autorità rimaste siano Confindustria e Vaticano.

 Probabilmente è colpa di una legge elettorale assurda che non consente al Governo di governare, ma è una situazione molto pericolosa

Le spese che lo Stato deve sostenere per i costi della politica (dagli stipendi alle necessità di rappresentanza) non spingono alla fiducia una popolazione di precari e di pensionati fermi alla minima.

 L'ondata di qualunquismo è evidente tra i clienti dei bar o al supermercato.

D'accordo, la politica non si fa né al bar né al supermercato, ma questo pubblico è formato da elettori che possono scegliere un partito o l'altro o, peggio, di non usare il loro voto.

 Quest'ultima opzione è la più grave.

L'italiano è sempre stato un popolo con un forte senso di responsabilità democratica. Le percentuali dei votanti sono sempre state più alte che negli altri Paesi d'Europa, ma bisogna pensare che è sempre stata chiamata al voto una generazione che aveva lottato per conquistare la democrazia e poi generazioni fortemente ideologicizzate come quelle degli anni settanta e ottanta.

 Ora, il disinteresse politico dei giovani è evidente e spesso sfocia in comportamenti abnormi, apparentemente inspiegabili, però anche i meno giovani sono disorientate. Votano ancora, ma ci credono di meno.

L'età non propriamente verde dei politici italiani è non si sa se causa o conseguenza di questo disinteresse.

 Nelle autocritiche post elettorali si parla di tutto questo, ma, almeno per ora, oltre l'autocritica non si va.

A questo punto può rinascere un uomo qualunque, ma più pericoloso perché viene ad incidere su una società degradata.

 A mio parere, la situazione è grave, ma non irreversibile, tuttavia dell'uomo qualunque bisogna sempre aver paura.

Margherita Pira