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I torrenti? Le Bombe

di Luciano Corrado

COSA E' CAMBIATO IN QUESTI 20 ANNI?

Dopo 20 anni ed un precedente articolo pubblicato dal Letimbro a firma del geologo Giampiero Filippi, oggi assessore provinciale e riprodotto da Trucioli (chi volesse può andare a rileggerlo...
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“Un territorio al limite del collasso…” ), crediamo sia utile riproporre un servizio del Secolo XIX, a firma di Maurizio Pellissone, dapprima insegnante, poi redattore a Savona, promosso a capo della redazione di Sanremo, la città più insidiosa della Regione. Un articolo che non ha bisogno di commenti. Un'unica domanda: cosa è cambiato da allora ad oggi. Mister Silvio Berlusconi direbbe o è una vergognosa congiura del silenzio, oppure qualcuno deve perseguire il reato di procurato allarme, con diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico.
E se con la stagione delle piogge si dovesse riproporre un disastro, a chi dire grazie, dare un premio e chiederne conto?  Forse la procura della Repubblica potrebbe dire qualcosa
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varazze

Dal SECOLO XIX del 27 agosto 1987
Preoccupata analisi di un idrogeologo dell'università di  Genova

I torrenti?
Bombe potenziali

Il Savonese è da considerare come zona ad elevato rischio ambientale. L’ urbanizzazione  spinta ha compresso i corsi d'acqua, rendendo più facili gli improvvisi straripamenti.

Strade disegnate senza considerare i terreni

Dall’ intervista con il dottor Pietro Maifredi, docente di idrogeologia all'Università di Genova, il quadro del territorio savonese esce completamente a pezzi. Un linguaggio tecnico preciso che sgretola le congetture ottimistiche fin qui avanzate da qualcuno sullo stato del nostro entroterra e che mette a nudo una situazione di estrema pericolosità per tutti gli abitanti: si vive e si lavora in una zona ad elevato rischio ambientale.

«Non perdiamo tempo a scandalizzarci per piccole sciocchezze — comincia il dottor Maifredi tipo quella della pavimentazione dei fiumi e dei torrenti. Ci sono altre cose molto più gravi e importanti. La foce serve come parcheggio auto? Bene, ma i Comuni devono fare opera di attenta vigilanza: in fondo, se il greto è liscio, come quelli piastrellati, diminuisce il coefficiente di scabrosità e l'acqua può scorrere più rapidamente aumentando addirittura del venti per cento la capacità di portata».

«Ma andiamo con ordine — si concentra Maifredi se si parla di zona a rischio, allora va detto che un po' tutto il territorio appenninico è soggetto a possibili disastri.

Se poi, si sposta il discorso sugli agglomerati urbani, in questo caso i Comuni devono prendersi la loro parte di responsabilità.

 Passa il tempo, infatti, e si concede sempre meno spazio ai corsi d'acqua, costruendovi attorno, eppure nessuno fa qual­cosa per interrompere questo scandalo, quando invece si sa che ad ogni consistente rovescio d'acqua è possibile lo straripamento del torren­te, alimentato anche dallo scarico delle fogne bianche».

«In certi punti del Savonese — prosegue il docente — la situazione è veramente allarmante. A Varazze, ad esempio, hanno dato il permesso per la costruzione, dieci anni fa, di parecchi box sotto il Teiro, da incoscienti. Ad Albenga, la foce del Cento è più stretta di venti metri ed ora il Genio Civile sta studiando soluzioni tecniche assai costose e per di più l'estuario è circondato dalle case».

Come risolvere il problema?

«Lo predico da anni. Basterebbe potenziare i centri di misurazione delle piogge. Sempre in contatto con i Comuni, questi dovrebbero avvertire quando i millimetri di acqua caduta superano il limite di guardia, nel qual caso si provvederebbe allo sgombero delle aree circostanti. Tutti guardano alla Valtellina come ad una zona a rischio elevatissimo e lontana da noi, niente di più sbagliato. Il pericolo l'abbiamo in casa. Frane millenarie e dì più recenti generazioni incombono sulle valli. Dai nostri calcoli, risulta che ad ogni chilometro di strada c'è il rischio di una caduta di frane. E la rete stradale è mal congegnata, senza tenere in nessun conto il terreno e non esiste, fra l'altro, nessuna mappa geologica delle vallate. Inconcepibile».

Uno sfogo che prosegue: «Se, ad esempio, al ministro Gaspari venisse in mente di richiedere una pianta dettagliata del territorio, nessuno sarebbe in grado di forniglierla e, in caso di calamità, questo sarebbe davvero gra­ve. A questo, dovrebbe provvedere, in futuro, il Genio Civile. Per finire, la diga di Osiglia. A dire il vero, non l'ho seguito molto, ma mi pare, da alcuni studi che abbiamo condotto, che il terreno sia in buono stato. Semmai, come al solito, vanno contestate le strade intorno al lago, erette senza criterio e situate sotto potenziali frane».

Maurizio Pellissone 

foce del Centa

Letimbro in piena

Riobasco ad Albisola

Dalla Valbormida l’ SOS: problemi di  convivenza fra corsi d’ acqua e città.

Indagine orografica nel Savonese: Teiro e Centa fiumi più a rischio

L’ alluvione che, giorni fa, non ha risparmiato alcuni comune della Val Bormida, ha riportato prepotentemente d'attualità la situazione idrografica del Savonese. Da Albenga a Varazze, ogni più piccolo centro è tagliato in due da qualche corso d'acqua, di solito in secca. Una rete formata da tanti pìccoli capillari che trasformano il litorale in un enorme delta. Un'orografia a rischio? Il panorama non è molto confortante e nella maggior parte dei casi, fra ampie foci adibite anche a posteggi o arditi disegni urbanistici, sembra proprio che la Valtellina non abbia insegnato nulla. Ecco, comunque, una piccola mappa dei corsi d'acqua che si gettano in mare, da ponente a levante, nella provincia di Savona.
Albenga — 105 metri da sponda a sponda, il Centa è alimentato all'altezza di Villanova, dal Neva e dall'Arroscia. Il passato del fiume è piuttosto burrascoso. Il centro" di Albenga fu sconvolto dallo straripamento del '68. Acque limacciose si riversarono per le strade impensierendo non poco la popola­zione e scavalcando con scioltezza gli argini non bene definiti come quelli attuali. Ma rispetto alla situazione di altri comuni, il letto del Centa non minaccia da vicino le case e l'abitato. 

Pietra Ligure  Il comune di Pietra ha avuto i suoi guai con il Maremola. Gia­como Accame, presidente del «Centro storico», ha ripetutamente segnalato i rischi che potrebbero derivare dal corso d'acqua. La minaccia maggiore è costituita dalla discarica a cielo aperto di Magliolo, a monte del Maremola, un vero e proprio ammasso di rifiuti, anche di grosse dimensioni, che potrebbero essere trascinati a valle in caso di violente ondate di piena. Il Maremola, nella sua parte terminale, passa rasente i palazzi. 

 Loano — Dalla sorgente sul monte Carmo, il Nimbalto arriva serpeggiando fino alla foce, ma si tratta, in particolare in questa stagione, di un rivo utile solo per irrigare i campi.

Borghetto —Il  Comune ha da poco provveduto a compiere le operazioni di pulizia del greto del Varatella. Anni fa, la piena portò in mare alcune vetture par­cheggiate nell'alveo. Ancora adesso parte del letto viene usata come posteggio, ma la sorveglianza è migliorata. 

 

Finale — Mentre Finalpia può dormire sonni tranquilli, non così si può dire per Finalborgo, stretto fra il Pora e l'Aquila. Dopo la alluvione di anni fa, le porte (Testa e Reale) della città sono state dotate di speciali «chiuse» che in caso di peri­colo salverebbero la zona.

 

 Savona — Il Letimbro è sempre sotto controllo e anche gli ultimi residui di rischio sono stati cancellati dalle opere di pulizia compiute dal Comune (sia pure con disappunto degli ecologisti).

Albisola — Più che il Sansobbia, le maggiori preoccupazioni sono sempre arrivate dal piccolo affluente, il Riobasco. Per impedire il ripetersi delle tragedie passate, sia il fondo del Sansobbia che quello del Riobasco sono stati accuratamente setacciati. Ma non basta. Occorre disboscare la parte su­periore del corso d'acqua.

Le piante di grosso fusto, infatti, potrebbero trasformarsi in una diga naturale, con evidenti conseguenze.

Celle — Il Ghiaire, quasi un ruscello, non mai destato preoccupazioni rimanendo sempre entro gli argini.

Varazze — Il Teiro, al contrario, quando raccoglie le acque provenienti dall'Arzocco e quelle piovane, gonfiandosi potrebbe causare gravi danni al centrocittà.

Il torrente nasce sopra l'Alpicella, per poi scendere al Pero e defluire in mare, a metà della passeggiata. In caso di straripamento, (nel 1915 fu disastroso) la zona del Borgosolaro (dove si trovava, una volta la stazione ferroviaria) correrebbe rischi seri, ma le tragedie di allora erano agevolate dalla totale mancanza di argini. Il Comune fa il possibile per tenere pulito il fondo del Teiro e migliorare, così, lo scorrimento delle acque.

M. Peli.