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LIGURIA ANTICA 3 

Come si è detto, l’ultima resistenza ligure, provenente da tribù montane, poté essere considerata definitivamente conclusa durante l’impero di Augusto, nel I secolo avanti Cristo. Nell’arco innalzato ad Aosta in suo onore i Romani incisero i nomi di tutte le popolazioni ribelli vinte e tra esse apparvero anche quelle ultime tribù liguri che avevano perduto l’indipendenza. Tribù peraltro stanziate fuori dal territorio denominato oggi Liguria. E insieme alla conquista procedeva anche la completa assimilazione degli usi e dei linguaggi liguri da parte della superiore civiltà latina. Non si sa fino a quando continuarono a esistere Liguri che parlassero la propria lingua ancestrale. Riferimenti in Seneca e Plinio confermano la sua sopravvivenza appunto nel I secolo, ma si può presumere che, almeno nei luoghi più isolati, essa sia sopravvissuta anche in epoche successive, come è peraltro sicuramente accaduto ad altre lingue della penisola italica sommerse dall’espansione romana. Un buon esempio è quello della lingua osca, parlata dalle popolazioni italiche in Campania prima dell’arrivo dei Romani, dove, nonostante l’espansione di Roma fosse arrivata già intorno al 300 a.C., continuò a sopravvivere per secoli, tanto che con un colpo di fortuna conserviamo sue iscrizioni, e sono le più recenti testimonianze esistenti, risalenti addirittura al 79 d.C. sottoforma di graffiti ritrovati sui muri di Pompei in seguito alla famosa eruzione del Vesuvio. E, in effetti, viene di solito attribuito al sostrato ligure il passaggio di l e a volte anche di r a r’ (cioè a una r articolata nella regione palatale) che può pure sparire, fenomeno che ancora sopravvive nella Liguria attuale. Così come la tendenza a chiudere la “a” in “e” in determinate posizioni. Almeno una piccola eredità dalla “gens antiqua”, come la definiva lo storico latino Tito Livio, a quanto pare i Liguri moderni l’hanno accolta.

Per secoli dunque la storia ligure si confuse con quella romana, finché l’impero stesso non cadde, nel corso del V secolo d.C. Nelle epoche successive la Liguria su soggetta alle dominazioni prima bizantina (e di quell’epoca si conservano eccezionali mosaici, risalenti addirittura al V secolo, in un battistero della magnifica ma ingiustamente sottovalutata Albenga) e poi, a partire dal 641, anno di fondazione del ducato, longobarda. Peraltro si tratta, per quanto riguarda tutto il dopo Roma, di sviluppi noti per quanto non ben documentati, che almeno per ora non sono interessato ad approfondire. Mi limito dunque a rilevare che nel corso dei secoli successivi subì le scorrerie piratesche dei Normanni e degli Arabi, da cui le numerose torri medioevali di osservazione che sorgono in vari punti nella costa allo scopo di avvisare del loro eventuale arrivo, mentre intanto cominciavano a svilupparsi i liberi comuni, in seguito destinati a cadere uno a uno sotto l’influenza di Genova, la gloriosa repubblica marinara con la cui storia quella ligure si confonderà, benché mai del tutto, all’incirca fino all’era napoleonica.

Per quanto riguarda in particolare Savona, l’antica Savo Oppidum Alpinum, dopo la caduta dell’impero essa subì il saccheggio da parte del longobardo Rotari nel 639. Divenne capoluogo della marca Aleramica nel 950. Fu libero comune a partire dal 1191 e da allora iniziarono i contrasti con Genova, sotto la cui orbita entrò fin dal XIII secolo, culminanti con la presa nel corso del ‘500, con successivo interramento del porto, distruzioni di castelli ed edifici vari sul Priamar, sostituiti dall’attuale fortezza, nata dunque nel 1552 per scopi di controllo militare sulla città, nonostante oggi i savonesi la amino quasi come un simbolo, e infine taglio delle torri più alte, tra cui la Campanassa, originaria del XII o forse addirittura dell’XI secolo e riportata solo di recente, per l’esattezza nel 1932, all’altezza originaria.

Concluderemo dunque la prossima settimana questo breve excursus sulla storia della nostra regione con un ultimo e assai breve racconto, ambientato stavolta nel X secolo dopo Cristo, periodo come sopra riferito, funestato dalle scorrerie normanne e saracene.

Massimo Bianco