Apocalisse a Pranzo: la Lotta per il Nulla nel Partito del Tramonto. Tra Tajani, Occhiuto e la Gaia (e Nichilista) Scienza del Potere

Apocalisse a Pranzo: la Lotta per il Nulla nel Partito del Tramonto. Tra Tajani, Occhiuto e la Gaia (e Nichilista) Scienza del Potere
Mentre i post-eredi del Cavaliere si contendono le briciole di un ideale svanito, Marina osserva, sorseggiando un calice di relativismo. Benvenuti nella politica-spettacolo dell’eterno ritorno dell’identico, ma senza più identità.

Roma, 10 Dicembre 2025 – Se Friedrich Nietzsche, il filosofo che annunciò la morte di Dio e aprì il vaso di Pandora del nichilismo, potesse passeggiare oggi per i corridoi di Palazzo Grazioli, probabilmente si metterebbe a ridere con quella risata dionisiaca che tanto amava. Assistendo alla sanguigna (nelle intenzioni) lotta per la successione in Forza Italia, riconoscerebbe infatti il perfetto compimento della sua profezia: non la tragica e vertiginosa crisi dei valori, ma la sua spettacolare, isterica e vuota messa in scena.

Marina Berlusconi e il ministro Tajani

Da una parte Antonio Tajani, il Segretario-Resiliente, archetipo del politico moderno che, dopo aver decostruito ogni certezza ideologica (destra? centro? liberismo? atlantismo condizionato?), fonda la sua legittimità su un unico, inossidabile principio: la tenacia dell’apparato. Il suo piano? Organizzare congressi. Il fine? Obbligare gli sfidanti a “esporsi”. Ma a cosa? A un confronto su valori, idee, progetti per il Paese? Niente affatto. Si espongono alla pura luce del potere, nudo e crudo, orfano di ogni padrone divino o ideale. Tajani non difende un’idea, difende una procedura. È l’amministratore delegato del Nulla in assetto da congresso.

Roberto Occhiuto

Dall’altra, Roberto Occhiuto, il Governatore-Ambizioso. Il suo non è l’anelito a un “nuovo inizio”, ma il desiderio tipicamente nichilista di sostituirsi alla volontà di potenza in carica. Porta parole come “mercato” e “diritti civili”, ma nella babele post-ideologica forzitaliota, suonano come meri gadget da esibire a pranzo da Marina, monete di scambio per una investitura che non verrà da Dio, ma dalla figlia del Dio defunto. La sua è la scalata per la scalata, il puro movimento di chi, osservando dalla torre del relativismo, ha capito che l’unica vertigine che conta è quella che ti porta un gradino più in alto.

E al centro, come un’ironica dea postmoderna, siede Marina Berlusconi. Non fa la madrina, osserva. Non impone, suggerisce. Il suo obiettivo dichiarato – “riportare Forza Italia allo spirito del 1994” – è la più brillante operazione di nichilismo attivo: come si riporta in vita uno “spirito” che era già, nella sua origine, un simulacro mediatico, un’immagine costruita per sfondare nel “palazzo” morente della Prima Repubblica? Marina non cerca la Verità del partito, ne cura l’estetica. I suoi pranzi non sono conclave, sono performance artistiche sul tema del potere in assenza di sostanza. Lei è la regista dello spettacolo apocalittico che affascina invece di terrorizzare.

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Perché qui sta il punto, caro Nietzsche. Il tuo “rischiaramento” drastico sulla modernità si è ora compiuto in una commedia leggera. La “morte di Dio” (in questo caso, del Padre-Padrone fondatore) non ha generato mostri tragici, ma efficienti amministratori di vuoto e scalatori di carriera. L’“Apocalissi del moderno” non è più un declino angosciante, ma un reality show in diretta dalle sale stampa: si corre veloci verso la fine di un congresso per iniziare il successivo, in un “perverso tendere alla fine” che è la sola energia rimasta.

Persino la proposta utopica di staccarsi dalla destra per un “grande centro liberale” – avanzata da un sindaco ex-centrosinistra – suona come l’ennesimo fantasma che agita le menti in cerca di un ideale. Ma è un fantasma inoffensivo, una sceneggiatura tra le tante nel grande set della politica-spettacolo, dove l’unica cosa che conta è essere inquadrati.

Tajani e Occhiuto, dunque, non stanno combattendo per il senso di Forza Italia. Stanno recitando, con serissimo impegno, l’ultimo atto di una modernità che, avendo smontato ogni finzione, non ha più nulla da smontare se non se stessa, e lo fa con un entusiasmo isterico per il negativo, per la pura lotta. È la gaia scienza del potere: una lotta sanguigna per un trono che, quando ci arriverai, scoprirai essere di cartapesta, posto sul vuoto cosmico lasciato da tutti gli ideali che siamo stati così bravi a seppellire.

E intanto, Marina sorride. Perché in un mondo senza verità, l’unica cosa che resta è la regia dello spettacolo. E a quel pranzo, forse, Nietzsche avrebbe preferito un buon bicchiere di vino, per brindare all’innocenza divenuta del più perfetto dei non-valori: il potere per il potere. Un brindisi, ovviamente, fatto in libertà.

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

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