Aperitivi, crociere e valchirie da salotto: tragedia seria per chi ride senza capire

Aperitivi, crociere e valchirie da salotto: tragedia seria per chi ride senza capire

Se uno volesse raccontarla in modo leggero, direbbe che siamo davanti a una scenetta da teatro estivo, una di quelle che si commentano tra un calice di bianco e due olive taggiasche guardando il mare dal terrazzo. E invece no, perché sotto la superficie levigata di certe conversazioni da salotto della Savona bene, quella che frequenta più volentieri una crociera della MSC Crociere che una biblioteca, si muove qualcosa di molto più serio, quasi tragico, e pure un po’ grottesco.

I personaggi principali, tanto per non fare finta di niente, sono Giorgia Meloni e Elly Schlein. Ora, per capirci bene senza usare paroloni inutili, immaginiamole come due figure che sembrano uscite da un racconto epico, ma finite per sbaglio a discutere in un salotto dove la gente annuisce senza ascoltare davvero.

Meloni, in questa rappresentazione, appare come un’amazzone di provincia. Non nel senso romantico del termine, ma proprio come quella che viene da una terra concreta, con un modo diretto, a tratti ruvido, che però fa presa su chi cerca qualcuno che sembri “vero”, uno che non perda tempo in giri di parole. È una figura che si costruisce sull’idea della forza, della difesa, quasi della protezione tribale. E chi la osserva da certe terrazze vista mare, magari dopo una settimana in villaggio turistico, la guarda con un misto di curiosità e superiorità: “è interessante, però un po’ troppo”. Ma intanto la ascolta.

 

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Schlein, invece, viene vista come una virago imborghesita. Attenzione: non è un insulto buttato lì, ma una costruzione simbolica. È la figura che rappresenta una cultura più raffinata, più internazionale, più attenta ai linguaggi e alle sensibilità. Però, agli occhi di chi vive nella comodità senza mai metterla davvero in discussione, questa raffinatezza diventa distanza. Diventa qualcosa che suona giusto, elegante, ma poco “sentito”. E quindi la si ascolta come si ascolta una guida durante una gita organizzata: con rispetto, ma senza coinvolgimento.

E qui entra in gioco una cosa che sembra lontana, ma in realtà è il cuore di tutto: l’essere per la morte di Martin Heidegger. Detto così fa scappare metà delle persone, ma tradotto in savonese da aperitivo significa una cosa molto semplice: viviamo come se il tempo fosse infinito, come se tutto fosse sempre rimandabile, come se le scelte non avessero mai un prezzo definitivo.

La società bene locale, quella che lavora solo se costretta e viaggia più per raccontarlo che per vedere davvero, incarna perfettamente questa contraddizione. Si riempie la bocca di politica, di valori, di Europa, di diritti, ma lo fa come si sceglie un cocktail: in base al gusto del momento, non alla sostanza. Si parla di Meloni e Schlein come si parlerebbe di due destinazioni turistiche: “questa è più autentica”, “questa è più elegante”, senza mai entrare davvero nel merito di ciò che rappresentano.

E invece la contrapposizione tra queste due figure è tutto fuorché estetica. È viscerale, perché tocca il modo in cui si immagina la società. Da una parte c’è una visione che punta sulla concretezza, sull’identità, su un certo ordine che rassicura. Dall’altra una visione che insiste sulla complessità, sulle differenze, su un cambiamento che però richiede fatica per essere compreso.

Il dramma nasce proprio qui: nel fatto che chi osserva questa contrapposizione spesso lo fa senza voler scegliere davvero. Si rifugia in un’ironia superficiale, in un distacco elegante, che però è solo un modo per non esporsi. È come stare su una nave da crociera mentre fuori c’è la tempesta: si continua a cenare, a brindare, a commentare il panorama, facendo finta che il mare non conti nulla.

Ma il mare conta eccome. E l’essere per la morte, quello di cui parlava Heidegger, è proprio questo: ricordarsi che il tempo non è infinito, che le scelte hanno conseguenze, che non si può restare sempre spettatori. Anche se si ha il portafoglio pieno, anche se si può sempre prenotare un’altra vacanza, anche se si può cambiare argomento con eleganza.

Alla fine, questa tragicommedia non è su Meloni o Schlein, non davvero. È su chi le guarda senza vedersi. Su chi si racconta di essere sopra le parti, ma in realtà è solo fuori dalla realtà. E come si direbbe con un mezzo sorriso, tra una battuta e un’altra: “bella vita, finché dura”. Ma il punto, quello serio, è proprio lì: finché dura. Poi bisogna fare i conti. E non sempre si possono pagare con la carta.

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

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