All’origine della disinformazione e della convergenza fra i partiti di ogni colore
All’origine della disinformazione e della convergenza fra i partiti di ogni colore
La classe sociale sfuggita all’analisi marxiana e della sociologia classica
È fin troppo facile denunciare la sistematica disinformazione tesa a disorientare l’opinione pubblica europea e in particolare italiana. Nell’ultimo decennio sono state silenziate anche le più flebili fra le voci dissonanti, comprese quelle interne al mainstream come lo stesso direttore editoriale di Tgcom 24. Una disinformazione concentrata principalmente su due versanti, quello ucraino e quello medio orientale, con caratteristiche leggermente diverse: nel primo caso con una totale uniformità, nel secondo con diversificazioni e contraddizioni che poi finiscono per ricomporsi secondo un piano preordinato.
Una disinformazione che dalla carta stampata, dove si accredita con l’autorevolezza delle firme, la messe delle fonti – ovviamente non verificabili – e le testimonianze degli inviati speciali, si riversa in modo semplificato ma con la forza incisiva dell’immagine nei telegiornali per essere ripresa nei falsi dibattiti dei talk show.

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Premesso che il giornalista sopravvive se scrive ciò che vuole chi lo paga, la questione si sposta al livello dei padroni del sistema generale della comunicazione, che a loro volta interagiscono con la politica, il governo, le grandi e piccole lobby. E se governo, vale a dire la maggioranza, e le forze politiche di opposizione sono a loro volta espressione dei medesimi interessi economici e sociali transnazionali non c’è ragione perché si verifichino conflitti riguardo alla manipolazione dell’opinione pubblica: non conviene a nessuno denunciarla. Con le categorie sociologiche marxiane si può concludere che la classe operaia e il ceto medio sono privi di rappresentanza politica e che la politica è completamente egemonizzata dalle borghesie parassitaria e capitalista, che in Italia tendono a coincidere.
FdI con la sua appendice berlusconiana e Pd non solo votano le stesse cose in Europa ma sono parte integrante delle lobby che stanno dietro le istituzioni europee: si sfiora il ridicolo quando si accusa l’Europa, cioè l’Ue, di tarpare le ali all’economia italiana quando nell’impianto politico istituzionale dell’Europa c’è in una posizione tutt’altro che marginale proprio l’Italia, quella di destra e quella di sinistra indistinguibili fra di loro. Insomma un’unica regia controlla e guida la politica italiana, un corpo unitario e omogeneo le cui due ali servono a mantenerlo unito: la Lega come finto rappresentante delle istanze popolari di destra e Avs come finto rappresentante delle istanze popolari di sinistra. In questo modo il sistema sociale italiano è libero da conflitti e il disagio sociale è silenziato all’origine anche grazie al radicalismo – finto anche quello – dei centri sociali e dei collettivi studenteschi, che bruciano le bandiere di Israele ma furbescamente mantengono il focus sulla Palestina per nasconderne la pericolosità strategica in uno scenario globale e si scagliano contro Salvini, ottimo distrattore dalla vera minaccia che incombe sull’Italia in attesa di mobilitarsicon l’appoggio di tutto l’arco parlamentare contro Vannacci, un Vannacci s’intende ricostruito ad arte all’interno della penosamente stantia cornice antifascista, che come distrattore funzionerà anche meglio. A sinistra del Pd e in quel che resta del movimento Cinquestelle si cerca di accileccare l’elettore blaterando contro il riarmo ma si evita con cura di stanare la Lega, che dal canto suo mette le mani avanti ribadendo da un lato il sostegno all’Ucraina e dall’altro la condanna del regime d Teheran. Solo polverone, insomma, nessuna autentica dialettica politica perché in realtà la politica, quella vera, in Italia, se mai c’è stata, ora sicuramente non esiste. Un dimostrazione incontrovertibile viene dall’intrinseca debolezza del governo Meloni, che un movimento pacifista serio, liberato dagli spauracchi del passato e dallo schema destra-sinistra, farebbe crollare in ventiquattro ore. Basterebbe ricordare agli italiani che i nostri interessi non sono quelli di Francia, Germania e Regno Unito, che col Donbass o la Crimea non abbiamo nulla a che fare e che se proprio dobbiamo prendere posizione sarebbe semmai giustificata sul piano ideale e morale la nostra vicinanza alle popolazioni del Donbass terrorizzate per anni dal governo ucraino e alla Crimea che linguisticamente, culturalmente, storicamente con l’Ucraina non ci incastra niente, basterebbe ricordare che la guerra – finora per procura – dell’Ue e della Nato contro la Russia non è la nostra guerra, basterebbe riprendere ma sul serio e non affidato alla canaglia dei centri sociali e dei collettivi studenteschi il vecchio slogan “Fuori l’Italia dalla Nato!” (e dall’Unione europea) e una marea umana travolgerebbe la Meloni e i suoi compagni di merende. Ma non è questo l’obbiettivo del Pd e della sinistra.
L’obbiettivo del Pd e della sinistra è lo stesso dei partiti della maggioranza: è semplicemente il mantenimento dello statu quo. Programmi, dichiarazioni d’intenti, “ideologie” (metto le virgolette perché il termine non significa nulla) sono solo la foglia di fico per nascondere i veri interessi, i veri obbiettivi, i veri disvalori. La politica in Italia è insieme un mestiere e la cerniera fra istituzioni e poteri reali; un mestiere servile ma ben retribuito e con privilegi tali da creare una vera identità di classe, se non di casta, con tutto ciò che comporta di familismo, nepotismo, inamovibilità, ereditarietà. Le istituzioni europee e le organizzazioni che fanno capo alle Nazioni Unite hanno aumentato a dismisura il numero dei posti a sedere con le relative prebende e soprattutto hanno infittito una rete che ha superato i confini nazionali, copre tutto l’occidente e dà all’occidente un significato politico che di per sé non avrebbe né potrebbe avere – a meno che non si faccia coincidere con la cristianità – perché l’umanità, l’arte, la conoscenza non hanno coordinate geografiche, un significato politico perverso che si risolve nella blindatura di questo nuovo soggetto sociale. Un nuovo soggetto sociale apolide, allargato ai sindacati, interconnesso con i vertici militari, la magistratura, l’alta burocrazia, gli addetti alla disinformazione e soprattutto completamente avulso dalla società reale, dagli individui che il patto sociale ha unito in una comunità nazionale che quel soggetto tenta di svuotare deridendone i valori e le radici o usandoli per i propri interessi, minandone le basi economiche, storiche e culturali, imponendo la lingua inglese e un ridicolo sentimento di appartenenza europea.
Corollario
Al G7 la Meloni, ultima ruota del carro guidato dal trio anglo franco tedesco, aveva un disperato bisogno di un endorsement da parte di Trump e con la complicità di una stampa servile ha voluto far credere anche attraverso le immagini di aver occupato una posizione centrale grazie a un rapporto privilegiato e paritario con gli Stati Uniti. Quando Trump ne è stato informato è andato giustamente su tutte le furie: non piace a nessuno essere usato, meno che mai quando è un topolino che pretende di usare un elefante; è andato su tutte le furie e ha rivelato come la nostra premier avesse cercato di farsi vedere insieme a lui, come se stessero concertando insieme il destino del pianeta.
La Meloni ha reagito come una comare in una lite nel ballatoio rinfacciando a Trump la durezza nei confronti degli amici e l’arrendevolezza verso i nemici dimostrando così di non aver capito nulla della politica mondiale: né Putin né Xi Jinping sono “nemici” di Trump e dell’America, sono i leder di due grandi potenze con le quali Trump deve dialogare. E per quel che riguarda i rapporti transatlantici fa comodo ai tre traballanti timonieri Macron, Merz e Starmer allucinare l’eterno ritorno del passato: siamo in piena guerra fredda fra Usa e Unione sovietica e l’occidente europeo ha un ruolo strategico. La scena è cambiata ma l’Europa non se n’è accorta e nel cammino verso un nuovo ordine mondiale rischia di essere solo una zavorra. E sono ormai solo un fattore di disturbo l’Ucraina e il suo leader questuante perché la guerra dell’Ue e del Regno unito non è la guerra di Trump e il legame politico e affettivo della Meloni con Zelensky non può che irritare Trump, che non a caso mostrava verso Orbán un rispetto e una disposizione all’ascolto che gli altri leader europei non si sognano neppure.
Arlecchino servo di due padroni finisce per pagare il conto della sua doppiezza ma il conto diventa molto più salato se si illude che il servo possa essere amico del padrone. Stretta fra Trump, Rutte, Israele e Teheran la Meloni delle smorfiette e delle sfilate non ha più scampo e buon per lei che l’alternativa è l’europeismo dichiaratamente antinazionale di una sinistra cieca davanti alla sciovinismo francese, alle nostalgie tedesche, all’anacronistico imperialismo britannico, velleitari ma non per questo meno pericolosi. E soprattutto incapace, come i cialtroni del centrodestra, di vedere quel che Trump nella sua apparente confusione mentale ha ben chiaro: il rischio che il medio oriente diventi una polveriera capace di far saltare il pianeta per l’insensata furia bellicista di Israele destinata a scontrarsi con le mire nostalgiche di Ankara. Ma il problema è, o era, Salvini e oggi Vannacci. Povera Italia…
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