«A l’è i-na bugna!»: l’Europa secondo Schlein e Conte spiegata dai proverbi genovesi (e dalla politica che gioca al Carnevale fuori stagione)

«A l’è i-na bugna!»: l’Europa secondo Schlein e Conte spiegata dai proverbi genovesi (e dalla politica che gioca al Carnevale fuori stagione.
(riferimento a dichiarazioni dell’8 dicembre 2025 – Redazione ANSA) 

Quando la politica si fa drammatica, basta un proverbio genovese per riportare tutto alla misura delle cose. Perché, come si dice sulle riviere: **“A biscia a l’ha addentôu ö ciarlattàn”** – la vipera ha morso il ciarlatano. E infatti, tra Europa, Trump, Putin, Musk e mille geopolitiche paure, sembra proprio che le dichiarazioni dei leader del centrosinistra abbiano trovato il modo di farsi mordere dall’attualità più velenosa.

Schlein e il destino dell’Europa-vipera… o dell’Europa-topo?

Elly Schlein, brandendo la penna come un editoriale di guerra, descrive l’Unione come un vaso di coccio tra superpotenze di ferro. Il riassunto? Se l’Europa non si mette insieme, la mangiano viva. In altre parole:
**“A fin do ratto a l’è d’ése mangiòu da-o gatto.”**
Il destino del topo è quello di essere mangiato dal gatto. E Schlein, il topo, proprio non lo vuole fare.

La segretaria dem ammonisce: o integrazione politica vera, o **schiacciati come focaccia sotto una betoniera**. E non manca la stoccata all’Italia: non si può fare gli alleati degli USA “con la testa bassa”, perché **“non si deve essere vassalli degli Usa”**. In soldoni: meno inchini, più autonomia europea.

Per capirla in genovese:
**“A cröva raspa raspa e và a durmì in tu duo.”**
La capra scava scava… e alla fine dorme sempre sul duro.
E l’Europa sta scavando da anni: tra veti, unanimità e trattati che scricchiolano, il duro si avvicina sempre di più.

Conte e il Carnevale fuori stagione

Poi arriva Giuseppe Conte, che vede l’Europa correre verso il riarmo e scuote la testa come un vecchio saggio davanti a un ragazzino che ha rotto il vaso buono. Secondo lui, Bruxelles ha deciso di fare… Carnevale:
**“A Carlevô ogni grama galina a vegne a fö.”**
A Carnevale perfino le galline più grame depongono l’uovo.
E le istituzioni europee, evidentemente, hanno trovato un uovo d’oro: quello del fondo per le armi. Altro che austerità: quando si tratta di cannoni, i soldi escono come se piovesse.

Conte rievoca il PNRR come epoca d’oro, quando l’Europa sembrava vicina ai cittadini, forte, sensata. Oggi invece, dice lui, ha fatto **“10 passi indietro”**: riarmo, Germania padrona, vincoli assurdi su tutto tranne che sui missili. E conclude invitando i “finti patrioti” a guardarsi allo specchio: ma attenzione, in Liguria si direbbe così:
**“A chi ha famme, o pan ghe pa lasagne.”**
Per l’affamato, il pane sembra lasagna.
E per chi vuole mostrare i muscoli, qualsiasi miliardo per il riarmo sembra un investimento indispensabile.

Il teatro della politica e la saggezza dei vecchi portici

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Tra una minaccia di Putin, un tweet di Musk e la dottrina Trump, Schlein e Conte sembrano due chitarre che suonano note diverse ma dentro lo stesso spartito: quello di un’Europa spaventata che non sa se crescerà o si rattrappirà.

La segretaria del PD chiede più Unione, più coraggio, più federazione.
Il leader M5S chiede meno armi, meno Germania, più attenzione al popolo.

E il pubblico italiano, quello che ascolta ogni sera tra un TG e un piatto di minestrone alla genovese, sospira:
**“A l’è i-na bugna!”**
È una sciocchezza!

Forse sì, forse no. Forse lo è l’Europa, forse lo è la politica italiana, o forse lo siamo tutti noi che assistiamo a questo teatrino.

Ma una cosa è certa:
La politica nazionale, quando parla di Europa, finisce sempre per dimostrare un’immutabile verità ligure:
**la capra — e anche il politico — va sempre a dormire sul duro.**

Quando la politica si fa drammatica, basta un proverbio genovese per riportare tutto alla misura delle cose. Perché, come si dice sulle riviere: *“A biscia a l’ha addentôu ö ciarlattàn”* – la vipera ha morso il ciarlatano. E infatti, tra Europa, Trump, Putin, Musk e mille geopolitiche paure, sembra proprio che le dichiarazioni dei leader del centrosinistra abbiano trovato il modo di farsi mordere dall’attualità più velenosa.

Schlein e il destino dell’Europa-vipera… o dell’Europa-topo?

Elly Schlein, brandendo la penna come un editoriale di guerra, descrive l’Unione come un vaso di coccio tra superpotenze di ferro. Il riassunto? Se l’Europa non si mette insieme, la mangiano viva. In altre parole:
*“A fin do ratto a l’è d’ése mangiòu da-o gatto.”*
Il destino del topo è quello di essere mangiato dal gatto. E Schlein, il topo, proprio non lo vuole fare.

La segretaria dem ammonisce: o integrazione politica vera, o *schiacciati come focaccia sotto una betoniera. E non manca la stoccata all’Italia: non si può fare gli alleati degli USA “con la testa bassa”, perché *“non si deve essere vassalli degli Usa”**. In soldoni: meno inchini, più autonomia europea.

Per capirla in genovese:
*“A cröva raspa raspa e và a durmì in tu duo.”*
La capra scava scava… e alla fine dorme sempre sul duro.
E l’Europa sta scavando da anni: tra veti, unanimità e trattati che scricchiolano, il duro si avvicina sempre di più.

Conte e il Carnevale fuori stagione

Poi arriva Giuseppe Conte, che vede l’Europa correre verso il riarmo e scuote la testa come un vecchio saggio davanti a un ragazzino che ha rotto il vaso buono. Secondo lui, Bruxelles ha deciso di fare… Carnevale:
*“A Carlevô ogni grama galina a vegne a fö.”*
A Carnevale perfino le galline più grame depongono l’uovo.
E le istituzioni europee, evidentemente, hanno trovato un uovo d’oro: quello del fondo per le armi. Altro che austerità: quando si tratta di cannoni, i soldi escono come se piovesse.

Conte rievoca il PNRR come epoca d’oro, quando l’Europa sembrava vicina ai cittadini, forte, sensata. Oggi invece, dice lui, ha fatto *“10 passi indietro”*: riarmo, Germania padrona, vincoli assurdi su tutto tranne che sui missili. E conclude invitando i “finti patrioti” a guardarsi allo specchio: ma attenzione, in Liguria si direbbe così:
*“A chi ha famme, o pan ghe pa lasagne.”*
Per l’affamato, il pane sembra lasagna.
E per chi vuole mostrare i muscoli, qualsiasi miliardo per il riarmo sembra un investimento indispensabile.

Il teatro della politica e la saggezza dei vecchi portici

Tra una minaccia di Putin, un tweet di Musk e la dottrina Trump, Schlein e Conte sembrano due chitarre che suonano note diverse ma dentro lo stesso spartito: quello di un’Europa spaventata che non sa se crescerà o si rattrappirà.

La segretaria del PD chiede più Unione, più coraggio, più federazione.
Il leader M5S chiede meno armi, meno Germania, più attenzione al popolo.

E il pubblico italiano, quello che ascolta ogni sera tra un TG e un piatto di minestrone alla genovese, sospira:
*“A l’è i-na bugna!”*
È una sciocchezza!

Forse sì, forse no. Forse lo è l’Europa, forse lo è la politica italiana, o forse lo siamo tutti noi che assistiamo a questo teatrino.

Ma una cosa è certa:
La politica nazionale, quando parla di Europa, finisce sempre per dimostrare un’immutabile verità ligure:
*la capra — e anche il politico — va sempre a dormire sul duro.*

Antonio Rossello       CENTRO XXV APRILE

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