Un giornale online per Vado Ligure

E’ NATO “IL SEGNO”
Un giornale online per Vado Ligure

 E’ NATO “IL SEGNO”

Un giornale online per Vado Ligure
 Non vuole essere un quotidiano, ma sarà nuovo ogni giorno, non vuol essere un rotocalco, ma ha puntato sull’immagine, non vuole essere di parte, ma ha l’ambizione di raccontare la vita e i sentimenti di una città.
Vado Ligure, da oggi, ha un testimone e un amico a cui confidare le proprie aspirazioni, i propri sogni, i successi, i problemi.
Un luogo dedicato a far conoscere e a mettere a confronto le idee, a narrare i fatti, esprimere le opinioni.
Un giornale per far parlare e discutere, dove riconoscersi, identificarsi, ma anche per fotografare, per raccontare una comunità. Il bello, il meglio, il giusto.
 
 
LE RAGIONI DI UNA FORZA
Il giornale si chiama IL SEGNO perché vuole dare un’indicazione, lasciare una traccia, che serva a far riflettere sui valori e le capacità di una piccola città in un momento particolare e significativo della sua storia.
In questa città vale la pena di vivere.

Noi vi racconteremo perché bisogna vivere per questa città.

Vado Ligure sembra una cartolina stracciata. Di quelle vecchie, usate male, anche impropriamente, ed ora, nel metterla da parte, ti ci cade l’occhio sopra. L’immagine ricorda qualcosa, ma ormai l’insieme è perduto e non vale la pena di ricomporla.

Fabbriche, insediamenti industriali, centri commerciali, scelte urbanistiche scellerate.

Un dio, folle e cieco, ha donato la fortuna, attraverso il tempo, del lavoro, e tanto, e di una natura straordinaria.

Doni meravigliosi che Vado Ligure ha quasi sperperato, dovendo sempre ripagare tutto a peso d’oro.

Ha contrattato la piana, il cielo, le spiagge, in cambio di occupazione, posti di lavoro non solo per i residenti, ma anche, e in gran parte, per i dirimpettai del comprensorio e i vicini di casa della provincia.

Il prezzo ambientale, urbanistico e strutturale, che ormai è devastante, Vado Ligure, però, lo ha sostenuto da sola e, sempre da sola, ancora oggi, lo sta pagando interamente.

Altrove si piazzano le vasche idromassaggio e gli elettrodomestici supertecnologici. Il water, invece, lo lasciano qui, fra gli argini compressi dal Segno e il Quiliano.

Ovunque questa città dallo sfondo sbiadito, sembra un’enorme periferia, un eterno cantiere in via di smantellamento.

Eppure i frammenti, anche senza più intensità e coesione di quella cartolina, hanno un fascino e un richiamo, una forza, che non sono certo dati dai monumenti dispersi, dalla Storia stemperata, dalle frange di scorci ormai oscurati dal cemento. No, l’unicità di Vado Ligure è garantita dalla sua forza vitale e solidale che la rende – nel bene e nel male- una situazione esclusiva. Un laboratorio irripetibile. Unica.

Particolare, dura, più portata allo scontro e al mugugno che non alla platealità e all’apparente gentilezza di altre genti, Vado Ligure, da sempre, è un automatismo di dignità e fierezza che l’hanno resa un esempio nella storia delle lotte sociali, della Resistenza, della ricostruzione.

La spina dorsale di Vado, la sua reattività allo scatenarsi degli elementi avversi, siano stati politici, economici, naturali, sono da ricercare in motivazioni e capacità decisionali rappresentate dal mondo operaio, dalla sua coesione, dalla sua determinazione, dal suo radicato senso di appartenenza.

Con il procedere degli insediamenti, con il progredire della sua qualificazione, con l’aumentare dei posti e degli occupati, Vado Ligure ha riverberato sull’intera provincia non solo la solida posizione occupazionale e quindi economica di una classe sociale compatta e concreta, ma anche quanto, questa manodopera, ha saputo rappresentare sia in termini di qualità, di espressione politica e sindacale.

Operai consci delle proprie forze, delle proprie potenzialità di massa critica, ma anche profondamente legati alla centralità del mondo del lavoro in cui la fabbrica era la “loro” fabbrica, il posto veniva sì garantito dalle potenzialità di mercato, ma anche e, soprattutto, dalla loro abilità professionale.

Una fabbrica era un luogo di fatica, ma anche di identità e di identificazione. Paul Michallet, era un “padrone”, un padrone francese. Ma ha chiesto di essere sepolto qui, a Vado, nella città della sua fabbrica, a fianco dei “suoi lavoratori”.

Tutta la storia di Vado Ligure, quindi, deve essere letta considerando la forza e le motivazioni della sua classe operaia.

Le doti morali di una città passano attraverso le lenti di questo visore e da queste non possono prescindere.

Cardine dell’integrità generale, oltre all’occupazione stessa, è stata la dignità del lavoratore e del suo lavoro che hanno rappresentato una garanzia per l’intero tessuto sociale non solo di qui, ma anche di molta parte della provincia savonese.

 Vado Ligure non è un’entità astratta dove le vie e le case non abbiano storia, le fabbriche e i luoghi d’incontro non vantino una tradizione. No, qui, non è così.

I nomi delle fabbriche sono i versi di un’epopea operaia scandita da lotte dure e disperate in difesa e a sostegno dell’occupazione.
In prima linea non solo i lavoratori, ma tutta la popolazione vadese. Puntello, sostegno, sprone.

La presentazione del sito a vado Ligure

 
Non sono state dimenticate le lezioni dell’Ape, due anni di mensa operaia pubblica per lavoratori e le loro famiglie, della Fornicoke, di Monteponi, Riot, Scali&Bacini, Sirma.
Una storia forte, con momenti esaltanti e dolorosi, ma alti e indimenticabili come lo sciopero del marzo del ’44. Un narrare che si svolge seguendo un filo rosso e continuo, senza incertezze, ombre, ripensamenti.
 
E questo indipendentemente dal colore politico e dalla fede di appartenenza, dove parrocchia e partiti hanno svolto un ruolo fondamentale per sostegno, fermezza ed etica.
Non slogan, ma concetti. Sempre tesi al rispetto della persona e alla difesa della sua dignità.
Il lavoro è fondamentale e primario, la salute, la certezza della vita, lo sono altrettanto e forse adesso, oggi, in questa città, sono elementi cardine, ancora più inderogabili, imprescindibili.
Vado è tutto questo.
E questo lo impari, diventa il tuo fluire, anche se arrivi da un’altra città, hai attraversato un altro mare, parli un’altra lingua che adesso ti rimbomba di nostalgia nella testa. Qui ti senti meno solo, accolto, partecipe.
Vado Ligure, Vuè, ha un volto, un volto conosciuto in ogni persona che passa, in ogni gesto, in ogni segno fatto. Tutte cose che hanno una storia antica, arrivano da un lontano che si conosce, che ha segnato e contraddistinto questa città e la sua gente.
La forza quasi metabolica di Vado la si annusa nell’aria quando c’è un rischio, cresce un’emergenza, sale un problema. La solidarietà e la reciprocità non sono termini di esercizio retorico, ma si riscontrano ogni giorno come quando si sbircia un re da dietro un mazzo di carte e il tuo vicino ti chiede del figlio senza lavoro, della moglie ammalata. Quando non si dorme per giorni perché bruciano le colline e i roghi devastano le case e la tranquillità delle ore serene. E tutti si schierano, spalla a spalla per portare aiuto. Darsi la voce come stringersi la mano. Non solo. Vado Ligure raccoglie gente d’intorno che vuole fare cultura, approfondire il sapere, cerca occasioni per crescere nello sport, confrontarsi.
Da sempre, fino ai nostri giorni, giorni non facili, scanditi da ore tormentate che hanno diviso nuovamente persone, famiglie, lacerato gli animi.
Oggi, come un tempo, scelte obbligate, indispensabili per la dignità, il rispetto e la libertà di tutti.
Vado Ligure è una realtà che cambia e che è stata costretta a cambiare. Ma è una città forte, l’economia, il commercio, l’industria, stanno vivendo ore terribili perché da ogni parte, si sentono arrivare i colpi della crisi che spesso colpiscono alla cieca, ma che qui, qualche volta, e in modo sospetto e ambiguo, vengono sferrati con precisione chirurgica.
Ma Vado Ligure non ha solo fabbriche in apnea, insediamenti produttivi in affanno. Molte delle sue energie vitali funzionano al meglio e, nonostante le aggressioni del mercato e della congiuntura, dimostrano di saper ribattere coraggiosamente e con buoni risultati.
Da questo, forse, bisogna prendere spunto per cominciare a reagire e a sperare. La città ha una spina dorsale solida, integra e ha ancora, e soprattutto, grandi capacità reattive.
Noi de il segno il giornale che state leggendo vogliamo raccontare la voglia di riscatto di Vado, l’intensità della sua grande forza sociale e umana, il meglio e il più costruttivo di quello che sta accadendo. Vogliamo lasciare un’indicazione, una traccia, un segno. Il segno, appunto.
Abbiamo utilizzato i sistemi di oggi, internet è un’autostrada che ci può portare ovunque in ogni momento, sobbarcandosi anche carichi pesanti, senza fatica. Ma sbirciando la comunicazione tradizionale che resta fondamentale e imprescindibile. Di queste pagine è possibile ricavare una copia cartacea, e quindi, chiunque voglia, potrà leggerle o consultarle in redazione, a casa, o in Municipio che la casa di tutti. E’ facile trovarci, noi siamo a disposizione per spiegare, chiarire, discutere. Non solo. Chi vuole potrà essere raggiunto direttamente dalle notizie, articoli, edizioni speciali, che via via produrremo e che sono, gratuitamente, a disposizione di ognuno. Quello che la Giunta deciderà, le scelte, le motivazioni, i fatti come le opinioni, potranno arrivarvi in tempo reale e in modo esauriente.
Quello che vedete è solo un punto di partenza, non di arrivo.
E’ stato organizzato e realizzato in pochissimo tempo e con mezzi ridotti all’osso. Ma è una base su cui incominciare a ragionare, discutere. Un primo abbozzo per farci conoscere. Abbiamo trovato argomenti e offerto l’occasione per uno spunto, una riflessione.
Non sarà un peana, né megafono per l’amministrazione comunale.
Se raccontiamo della Ludoteca, sottolineandone risultati e qualità, non è certo per imbrillantare un soggetto la cui storia è cominciata sedici anni fa e la cui caratura è ampiamente riconosciuta in tutta la regione. E così per lo sport, le Società di mutuo soccorso, l’Università.
Non sarà un giornale di struzzi, né per lettori schierati. Sui frangenti spinosi, sovente ferite aperte, la Tirreno Power, la Piattaforma Maersk tanto per fare un esempio, riporteremo, potete già controllare, i diversi punti di vista.
In questo sta la novità, la prima grande rivoluzione di questo piccolo giornale.
La giunta di Vado Ligure finalmente potrà dire la sua. Da due anni a questa parte, lanzichenecchi mediatici, per qualche pagina di pubblicità o un giro di samba con qualche bajadera fronte mare, hanno travisato la realtà dei fatti o raccontato solo una parte del problema, fornendo un’unica versione degli avvenimenti, spingendo l’opinione pubblica verso una sola direzione e, nei momenti di grande tensione occupazionale, esasperando la massa manovra della sensibilità.
Ecco, questo giornale vuole non certo oscurare i fatti, ma offrire a tutti i protagonisti della storia attuale di Vado Ligure, la possibilità di esporre le proprie ragioni, i propri punti di vista.
Alla giunta di Vado Ligure questo non è stato consentito. Non sempre e non sempre in modo esauriente.
Vorremmo anche raccontare, da vadesi, quanto valga la pena di essere raccontato, ricordato e narrato. E questo per le piccole, come le grandi cose.
il segno sarà un’opportunità.
Non ci facciamo illusioni né vogliamo illudere nessuno: non ci sono tesori culturali di assoluto rilievo, né scorci irripetibili, da esaltare. Però esiste un tesoretto emotivo, storico, umano che deve essere valorizzato e fatto conoscere, sicuramente trascurato in questi anni, colpevolmente dimenticato.
La qualità della vita è data, dal lavoro che facciamo, dall’aria che respiriamo, da come riusciamo a trascorrere il nostro tempo libero e da come i nostri cari riescono a vivere, assieme a noi, il posto che abitiamo, che amiamo.
Vado Ligure può avere una buona qualità della vita.
Basterebbe sapere cosa ci scivola nei polmoni, impregna il terreno, i corsi d’acqua, non parliamo dell’acqua del mare. Quanto traffico ci avvelena il sangue, quanto rumore ci sconvolge il sonno.
Noi riporteremo le battaglie dell’amministrazione in questa direzione perché abbiano risonanza e giusto rilievo.
Una sola precisazione ed è doverosa, avrei voluto trascurarla, ma lo devo al mio editore (il Comune di Vado Ligure).
Si sono dette molte cose su organici, costi, prebende.
Alcune anche sono state scritte, senza verificare, dai soliti killer mediatici. Tutte sbagliate.
A tutt’oggi (ed eventuali variazioni verranno comunicate) questo giornale è costato 444,76 euro di logica burocrazia. Collaborano al giornale tre giovani che stanno effettuando uno stage conclusivo del corso organizzato dalla Provincia di Savona per “Responsabile della Comunicazione”. Le migliaia di ore del mio lavoro e di quello di Simona Simonetti che ha realizzato la piattaforma multimediale, al Comune non sono costate nulla, si tratta di una donazione gratuita arrivando da scelte e motivazioni personali.
Questo giornale, infatti, (e qui sotto potrete leggere come è nata l’idea) è stato ideato per offrire ai giovani, che hanno voglia di mettersi in gioco e di provare, l’opportunità di imparare un mestiere, una tecnica giornalistica, di capire come evolve il mondo del lavoro nell’informazione e quali possibilità reali vi siano di sbocchi occupazionali. Il tutto, sotto il controllo e con la piena collaborazione dell’Ordine dei Giornalisti e dell’Associazione Giornalisti, perché non vi siano né le eventualità né i sospetti di sfruttamento professionale.
Se qualcuno ha dei dubbi sul futuro di Vado Ligure venga ad osservare il lavoro di questi giovani. Stanno avendo una chance e l’hanno saputa sfruttare. Perché non può avvenire per tutto il resto?
Anche per chi scrive è una straordinaria opportunità. Sono nato qui a Vado Ligure, al 48 di via Caduti per la Libertà, in linea d’aria nemmeno cento metri dalla Redazione.
Finire la mia carriera qui più che un regalo è un onore.
Mario Muda dal sito


Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.