IL MASSACRO DI SAN VALENTINO (POLITICO)
IL MASSACRO DI SAN VALENTINO (POLITICO)
Vannacci e i Futuristi: tra l’arte della provocazione e l’equivoco della resa dei conti
C’è un’ironia sottile, quasi cinematografica, nel veder nascere ufficialmente la creatura politica di Roberto Vannacci a ridosso del 14 febbraio. Mentre il mondo si prepara a celebrare San Valentino con fiori e cioccolatini, la politica italiana mette in scena la sua versione del massacro: non quello cruento della Chicago del 1929, ma quello delle coerenze ideologiche, consumato tra i banchi della Camera dei Deputati.
L’equivoco della fiducia
Il 12 febbraio 2026 resterà agli atti come il giorno in cui i neonati Futuristi (guai a chiamarli vannacciani, il richiamo a Marinetti è d’obbligo per chi mastica provocazione) hanno scelto di non morire per Kiev, ma di sopravvivere per la coalizione. Il voto favorevole alla fiducia sul Dl Ucraina — provvedimento che i seguaci del Generale contestano nel merito — è il primo paradosso di un partito che nasce per fare la destra vera ma finisce per usare la tecnica del trasformismo più democristiano. Vannacci, da Bruxelles, la spiega come una necessità di perimetro politico. Marco Rizzo, con meno diplomazia, la definisce una comica. La realtà è che siamo davanti a un’operazione che ricorda più l’equilibrismo di Clemente Mastella che la carica della Folgore.

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Sotto la protezione di San Valentino?
Perché muoversi proprio ora? La scelta temporale non è casuale. San Valentino è il protettore degli innamorati, e sembra che improvvisamente tutti abbiano bisogno di dichiararsi amore — o almeno fedeltà forzata — per non restare soli. Vannacci ha bisogno del Centrodestra per non finire nel limbo dei non allineati (il destino dei vari Paragone o Rizzo). Il Centrodestra (Lega in primis) guarda a questo nuovo sposo con il sospetto di chi teme un tradimento sotto l’altare, ma sa di non poter ignorare quel bacino di voti. È un innamoramento di convenienza, una danza di corteggiamento dove si lanciano strali di giorno e si vota la fiducia di sera.
Il Prisma della Strage: Resa dei conti o resa e basta?
Se guardiamo i fatti attraverso il prisma della Strage di San Valentino del 1929, l’analogia si fa tagliente. In quella Chicago proibizionista, Al Capone eliminò la concorrenza travestendo i suoi sicari da poliziotti: l’inganno perfetto per disarmare l’avversario. In Aula, abbiamo assistito a un meccanismo simile, ma a parti invertite: L’Arte della Provocazione: I Futuristi entrano in Aula con la retorica della rottura, ma indossano l’uniforme della maggioranza per non farsi espellere dal gioco. L’Arte della Resa dei Conti: Il voto di fiducia è stato il muro contro cui la coerenza del Generale è stata allineata. Votando sì, Vannacci ha disarmato i suoi critici interni al governo (evitando crisi al buio), ma ha prestato il fianco all’accusa di essere finto da parte delle opposizioni sovrane. Non ci sono stati i colpi di mitragliatrice Thompson, ma il risultato politico è simile: una ridefinizione dei rapporti di forza. I fedelissimi Sasso e Ziello giurano di essere interlocutori naturali, mentre Tajani alza barricate di cortesia (difficile, non impossibile).
Conclusione
Il Generale-Presidente Vannacci e i suoi quattro soci fondatori hanno ufficializzato il tesseramento. Ma la domanda resta: Futuro Nazionale sarà l’avanguardia di una nuova destra o solo l’ennesima costola di un potere che, per sopravvivere, deve smentire se stesso al primo voto utile? Per ora, l’unica certezza è che a San Valentino non ci saranno rose per la coerenza. C’è solo la realpolitik di chi ha capito che, per stare al tavolo dei grandi, bisogna saper votare ciò che si dichiara di odiare.
