Una natura morta per Jan Roos

Jan Roos nasce ad Anversa nel 1591, si forma presso Jan de Wael, padre di Lucas e Cornelis che lo accoglieranno nella loro casa durante il primo soggiorno genovese, e Frans Snyders, dal quale deriva la sapienza esecutiva della natura morta “barocca”, la capacità “mimetica” delle caratteristiche cromatiche delle superfici, rese con una materia come “invetriata”, ricca di vernici colorate, dovute al procedere per velature traslucide (Ughetto). Dopo alcuni mesi di soggiorno genovese nel 1614 e quasi un biennio di permanenza a Roma, dal 1616 il pittore dimora definitivamente a Genova, città in cui apre una fiorente bottega cui afferiscono da subito numerose commissioni, collabora con Anton Van Dyck, chiama a lavorare con sè il cognato Giacomo Liegi e forma il fiorante genovese Stefano Camogli. Roos si impone in un filone della natura morta fiamminga che prospetta una visualizzazione dell’incremento dei prodotti alimentari consentito dai mutati sistemi di produzione agricola del tempo: così le zucche, i turgidi grappoli d’uva e le varie frutta torreggiano in modo quasi ostentato nel bel mezzo di episodi biblici, in cui le figure umane appaiono talora col solo compito di vantare, con gesti eloquenti, la traboccante abbondanza vegetale.
Nell’opera qui presentata si impone all’osservatore con la massima evidenza una delle tipiche composizioni di Jan Roos: la rutilante cascata di frutta sopra l’enorme zucca, affiancata da una grande stagnara m metallo liscio, con finiture in argento dorato, quasi identica ad altre presenti in diverse opere dell’artista che spesso, come lutti gli specialisti di natura morta, assembla elementi analoghi in composizioni differenti, oppure esegue vere e proprie repliche con minime varianti. II fascio di luce nettamente direzionale proveniente dal lato sinistro dell’osservatore evidenzia la sicura volumetria della frutta e dona lucentezza e rilievo plastico alla stagnara metallica. ln alto il fusto di una colonna corinzia è ingentilito da un fiocco che regge la parte alta della composizione vegetale.
Questo trionfo di frutta è con evidenza paragonabile in ogni elemento all’analogo inserto che campeggia centrale nella vasta tela con David e Abigail di collezione privata, cui risulta accomunato anche dalla scelta della frutta: pesche, prugne. uva, sormontate dalle castagne dai ricci semiaperti
La ricca composizione è custodita da un giovane servitore di colore che si riallaccia, nella resa del volto, a quello più adulto a figura intera che esibisce l’offerta delle provvigioni da parte di Abigail.
Una simile composizione di frutta è presente in diverse altre opere, come nella Vendemmia di Sileno di Palazzo Bianco a Genova o nella Scena pagana di offerta {Offerta a Pan ?), di collezione privata. Nella ridondante cascata di frutta al centro di quest’ultimo quadro, il pittore si conferma attento alla descrizione dei vari tipi di uva, zucche e melograni.
Nella tela oggi presentata, la evidente riduzione a destra, dove probabilmente compariva un episodio biblico del quale restano solo due figure, e la materia pittorica un po’ sofferta soprattutto in questa porzione marginale con perdita delle fini velature caratteristiche di Roos, lasciano comunque intravvedere tanto l’accurata, smagliante realizzazione della frutta, quanto la leggerezza del tocco, il pennello lieve e delicato del pittore, in particolare quando dipinge le figure umane.
Permangono in definitiva intatti il fascino e l’importanza storico-artistica dell’opera, databile attorno al 1630, quando l’artista è ormai ben consolidato a Genova, dove aveva sposato nel 1622 una ragazza locale, Benedetta Castagneto, e in cui muore nel 1638.

Renato Giusto

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