PER NON SCRIVERE LA PAROLA “FALLIMENTO”

ORIZZONTE. Col cuore impavido delle loro splendide saghe, gli scozzesi hanno accolto a braccia aperte il vertice di Glasgow sul clima. Purtroppo però la Cop26 ha ripagato soltanto in minima parte l’affetto dimostrato dal Paese ospitante. Certo, sul filo di lana qualche accordo per quanto vago è stato raggiunto, ma più che altro per non scrivere la parola “fallimento” sotto il comunicato finale.
Più ancora dei compromessi, lascia perplessi l’orizzonte temporale fissato per l’attuazione concreta dei provvedimenti tesi a evitare la catastrofe ambientale. Si parla del 2050, del 2070, forse addirittura oltre, per vedere realizzate, semmai avverrà, le promesse fatte durante la concitata fase finale del summit.
A quell’epoca molti dei firmatari avranno abbandonato la scena, Greta e gli altri giovani che ora sono con lei, e con lei condividono la delusione, giovani lo saranno molto meno.
Per giunta, alla velocità con la quale mutano le situazioni è improbo immaginare come sarà il mondo tra mezzo secolo. Forse sarà già un miracolo se qualcuno ancora si ricorderà degli impegni sottoscritti nella più grande città della Scozia al momento in cui calava il sipario su un evento tanto atteso, ma che potrebbe essere stato invece l’ultima chiamata per salvare il pianeta.

Renzo Balmelli da Avvenire dei lavoratori

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