La Germania del dopo Merkel

ZEITGEIST. Dunque, così parlò la Germania del dopo Merkel ora alla ricerca di una o di un erede per gestire lo scossone uscito dalle urne. Numeri alla mano la sinistra dopo un lungo purgatorio ha tutte le carte in regola per rivendicare lo scettro. Le sue giuste ambizioni si scontrano però con un sistema di alleanze più problematico di quanto possa sembrare nella sua apparente semplicità. Fino a quando durerà la transizione dipende dalla velocità con cui si incastreranno una nell’altra le variopinte coalizioni in voga nella Repubblica federale che ricordano il cubo di Rubik. Giorni fa in televisione un concorrente ha risolto il rompicapo in dieci secondi, ma sembra improbabile che Berlino riesca a fare meglio. Nell’attesa tocca alla Mutti nazionale, pensionata, ma non ancora pensionabile, rimanere al timone del Paese non fosse che per gestire gli affari correnti. Attenti però: in una nazione leader a livello mondiale, “correnti” gli affari non lo sono mai. Qualunque sia la svolta, essa rispecchia lo Zeitgest, lo spirito del tempo, segnato in questa fase dall’incertezza e dalla frammentazione che domina un po’ ovunque.

SCORIE. A prima vista gli ottantatré seggi conquistati dall’AfD, l’Alternativa per la Germania nostalgica e xenofoba, possono sembrare un modesto bottino in un emiciclo vasto come il Bundestag che ne conta più di settecento. Ma l’apparenza inganna. In realtà la prospettiva cambia radicalmente se si considera che il movimento, oltre a tenere le posizioni, nonostante quel suo programmino non proprio edificante dispone di uno zoccolo duro che ne fa una mina vagante da trattare con le pinze. I tedeschi hanno imparato la lezione del passato, ma le scorie dell’ultra destra in libera uscita rimangano comunque un serio motivo di preoccupazione dentro e fuori i confini nazionali.

RENZO BALMELLI da L’avvenire dei lavoratori
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