LA BATTAGLIA di MARENGO E… CELLE

Avvenimenti storici, aneddoti, proverbi, curiosità, aforismi, profili, elzeviri, spigolature, indiscrezioni, ‘chicche’…

Impianto di Michele Manzi – Prima parte – Introduzione storica per giungere al ‘nostro comprensorio’ nell’ultimo capitolo, nella seconda parte, al prossimo numero, con le curiose ricerche riguardanti Celle.

La Battaglia di Marengo di Luigi Casale

Combattuta nella grande pianura davanti ad Alessandria tra l’armata di Riserva guidata da Napoleone Bonaparte e quella austriaca comandata dal maresciallo Melas, questa battaglia aprì l’epopea napoleonica, destinata a concludersi qua- si esattamente quindici anni dopo a Waterloo.

Premesse
La campagna d’Italia del 1800 iniziò nel mese di aprile con l’offensiva lanciata in Liguria dal generale Michael Benedickt barone von Melas, comandante delle forze imperiali in Italia, contro la debole armata del generale Massena. Le forze francesi furono spezzate in due tronconi. Uno, guidato dal generale Suchet, si ritirò verso il fiume Varo, l’altro, comandato dallo stesso Massena, fu costretto a rinchiudersi dentro Genova.
Mentre il grosso delle forze imperiali era impegnato nelle operazioni in Liguria, un’armata francese, de- nominata di Riserva e guidata da Napoleone Bonaparte, Primo Con- sole di Francia, valicava le Alpi al colle del Gran San Bernardo nella seconda metà di maggio. Discesa la Val d’Aosta e arrivati in pianura i francesi puntarono su Milano dove entrarono il 2 giugno. Con la rapidità di una vera e propria guerra lampo passarono quindi il Po e si impadronirono di Piacenza e Stradella, tagliando in tal modo le comunicazioni verso est dell’armata nemica. Il 9 giugno l’avanguardia francese guidata dal generale Lannes sconfisse a Casteggio – Montebello il corpo del feldmaresciallo Ott che arrivava da Genova, dove Massena aveva capitolato il 4 giugno, nel tentativo di riaprire le comunicazioni austriache verso Piacenza. Da parte sua Melas stava concentrando il maggior numero possibile di uomini nella fortezza di Alessandria.
Dopo la battaglia di Casteggio – Montebello Bonaparte continuò ad avanzare verso ovest e passò lo Scrivia il 12 giugno. Temendo che Melas preferisse evitare la battaglia e cercasse di ritirarsi su Genova attraverso l’Appennino Ligure ordinò al generale Desaix di portarsi con una divisione a Serravalle. La sera del 13 giugno il grosso dell’armata di Riserva si accampò nella piana davanti ad Alessandria, attorno al villaggio di S. Giuliano Vecchio e al piccolo borgo di Marengo. I francesi erano convinti di riprendere la marcia il giorno dopo. Melas, coadiuvato dal generale Zach, aveva deciso invece di attaccare nella mattina del 14 giugno per aprirsi la strada verso Piacenza.

Il terreno e le forze in campo.
Ad oriente di Alessandria, tra il villaggio di S. Giuliano Vecchio e la Bormida, il terreno è pianeggiante e adatto all’impiego di tutte le armi. Nel 1800, come al giorno d’oggi, era attraversato da alcune strade che collegavano tra loro i vari paesi e tagliato da fossi e canali d’irrigazione, il più profondo dei quali era il Fontanone che scorreva a occidente di Marengo. Molte zone erano coltivate a gelsi e viti che insieme al grano molto alto limitavano la visibilità. Il Fontanone era quasi intransitabile per la cavalleria che invece trova- va un’area di manovra ideale nella piana a oriente di Marengo. A est di Alessandria una testa di ponte forti- ficata sulla riva destra della Bormida proteggeva i due ponti di barche che gli austriaci avevano gettato sul fiume.
Le forze imperiali assommavano a circa 28.000 fanti, 6000 cavalieri e circa 100 cannoni. Di fronte Bona- parte aveva a sua volta circa 28000 fanti, 3700 cavalieri e 40 cannoni comprese le forze di Desaix.

Prima fase della Battaglia: la vittoria Austriaca.
Melas aveva elaborato un piano che prevedeva di avanzare su due colonne. Una, la principale, sotto i suoi ordini diretti, sulla direttrce Marengo – S. Giuliano – Tortona; l’altra, affidata al generale Ott, dopo aver attraversato la Bormida, doveva pie- gare a sinistra e avanzare su Castelceriolo. L’idea era quella di prendere i francesi tra due fuochi, di fronte e di fianco, per tentare di spingerli neI Po.
La battaglia iniziò verso le 9 del mattino. La colonna principale imperiale sboccò dalla testa di ponte sulla Bormida, attaccò di sorpresa le truppe della divisione Gardanne, disposte all’avanguardia alla cascina Pedrabona, e le respinse su Marengo, dove si attestarono dietro il Fon- tanone. Il generale Vietar schierò sulla riva destra del corso d’acqua tutte le truppe immediatamente di- sponibili. La battaglia si accese con grande violenza su tutta la linea. La fanteria imperiale si lanciò all’attacco con decisione facendo diversi tentativi di passare il Fontanone ma venendo sempre respinta. La colonna austriaca di destra del generale Ott occupava intanto Castelceriolo, minacciando il fianco destro della linea francese.
Completamente sorpreso dall’attacco di Melas, Bonaparte, che si trovava a Torre Garofoli dove ave- va passato la notte, si portò subito in prima linea. Inviata la divisione Monnier contro Ott a Castelceriolo, mandò a Desaix un messaggio disperato con cui gli ordinava di ritornare immediatamente a Marengo. Castelceriolo fu ripresa dai francesi che però, battuti da numerosa artiglieria e attaccati da forze superiori, dovettero abbandonare nuovamente la posizione. Anche Victor fu costretto a ritirarsi da Marengo sotto la pressione nemica. Verso le due del pomeriggio i francesi stavano retrocedendo in un certo disordine verso San Giuliano Vecchio. Gli austriaci però, ancorché vittoriosi ma stanchi e disordinati per il duro combattimento e privi di gran parte della cavalleria che era stata dispersa in vari distaccamenti, si fermarono. Lo stesso generale Melas, ormai sicuro della vittoria, leggermente ferito e molto stanco per la dura giornata, rientrò ad Alessandria dopo aver lasciato il comando sul campo al suo capo di stato maggiore, generale Zack.

Seconda fase della battaglia
Alle quattro del pomeriggio gli austriaci ripresero l’avanzata su tutto il fronte senza che i francesi, in disordine, provatissimi dalla dura lotta e quasi senza artiglieria, fossero in grado di opporre una valida resistenza. Sicuri di avere ormai vinto, gli austriaci avanzarono verso San Giuliano Vecchio quasi come in pa- rata, al suono delle musiche militari. Frattanto il generale Desaix aveva raggiunto questa località con la di- visione del generale Boudet e aveva schierato i suoi uomini a cavallo della strada per Marengo. Diciotto pezzi d’artiglieria diretti dal generale Marmont erano stati disposti sulla destra. Ciò che restava della cavalleria francese fu radunata sotto il comando del generale Kellermann e schierata a sua volta sulla sinistra.
Erano circa le cinque del pomeriggio. La prima battaglia di Marengo era stata perduta dai francesi ma, come aveva detto Desaix a Bonaparte quando si erano incontrati a San Giuliano, “c’era ancora il tempo per vincerne un’altra.”

Il trionfo francese.
Arrivati all’altezza della località Vigna Santa, poco prima di San Giuliano Vecchio, gli austriaci si trovarono improvvisamente di fronte le truppe di Boudet. I cannoni francesi effettuarono una poderosa scarica a mitraglia contro la fanteria nemica. Subito dopo le truppe imperiali furono attaccate alla baionetta dai fanti di Boudet mentre il generale
Nel 200° anniversario della morte Kellermann alla testa dei suoi cavalieri caricava la colonna austriaca sul fianco sinistro. Il generale Desaix, che conduceva l’attacco, cadde colpi- to a morte, ma l’impeto della fanteria francese fu inarrestabile. Per gli imperiali fu il disastro. Le truppe delle prime righe, sorprese dal fulmineo e violento attacco nemico, si sbandarono e fuggirono in disordine propagando sgomento e timor panico nei reparti retrostanti. Lo stesso generale Zack fu fatto prigioniero. In breve l’intera armata austriaca, vittoriosa e apparentemente inarrestabile fino a pochi minuti prima, fu coinvolta in una rotta disastrosa ver- so Alessandria. I soldati si accalcarono all’imboccatura del ponte sulla Bormida dove si creò un enorme confusione.
La colonna di Ott, ancora in buon ordine, ripassò il fiume aprendosi la strada tra la massa dei fuggitivi.
I francesi molto stanchi e provati dalla durissima giornata, rioccuparono le loro posizioni sul Fontanone.
Le perdite furono pesanti per entrambe le parti: quasi 10.000 uomini, morti, feriti e prigionieri per gli austriaci, e quasi altrettanti per i francesi, che lamentavano anche la morte del valoroso generale Desaix.

Conclusione della battaglia.
Il giorno seguente il maresciallo Melas, anziché riprendere la lotta, chiese una tregua che Bonaparte, dato il cattivo stato nel quale si trovavano le sue truppe, fu ben lieto di concedere. Con la Convenzione di Alessandria, stipulata lo stesso 15 giugno, l’Italia settentrionale fino al Chiese passò in mano francese, il territorio tra il Chiese e il Mincio fu neutralizzato e l’esercito austriaco si ritirò ad oriente del Mincio. La guerra riprese nel mese di novembre. L’armata d’Italia, guidata dal generale Brune, passò il Mincio, respinse gli austriaci e concluse vittoriosamente la campagna nel mese di gennaio 1801 quando fu firmato l’armistizio di Treviso.

Il nostro comprensorio, teatro di battaglia.
Tutta la costa tra Cogoleto e Savona fu teatro di azioni militari da parte del generale Massena dal 10 aprile 1800. (1. continua)

(da Lombardia in rete “La Battaglia di Marengo-documenti e memorie”- Pavia – ed. 2000)

A’ Civetta

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