Niente scuse Stampa
Scritto da Giovanna Rezzoagli Ganci   
 
 
Niente scuse: è l’odio ad armare la mano degli psicolabili.
Il sito Pontifex.Roma.it e Don Piero Corsi ci hanno mai riflettuto?
Per compenetrare l’essenza di questo scritto è opportuno chiarificare che cosa si intende per “psicolabile”. Psicolabile è colui/colei che è affetto da labilità emotiva, ovvero che si trova in stato di instabilità della condizione emotiva risultante facilmente modificabile dagli stimoli extrapsichici ed intrapsichici.
Questa è la definizione tecnicamente corretta di psicolabile. Cosa significa in termini di più facile comprensione? Semplicemente significa che esistono soggetti il cui rapporto con la dimensione della realtà è fortemente condizionato da ciò che sentono, vedono, leggono, percepiscono. Non sempre è una condizione patologica vera e propria, a volte è più corretto ricondurre una certa influenzabilità emotiva ai tratti peculiari della personalità di un soggetto. In altri casi invece può rappresentare uno dei primi sintomi di alcune forme schizofreniche, particolarmente della schizofrenia paranoide. Queste precisazioni sono fondamentali per capire che esistono molti soggetti che potenzialmente possono diventare molto pericolosi, per se stessi e per la società. Nessuno può azzardare una stima percentuale di quanti siano i soggetti psicolabili all’interno di una determinata società, e, ai fini di una seria ed intellettualmente onesta dissertazione, non è utile. In verità è sufficiente un solo soggetto psicolabile per determinare l’innescarsi di una spirale distruttiva. Ecco perché diventa fondamentale una comunicazione il più possibile scevra di incitazioni dirette o indirette all’odio in tutte le sue infinite declinazioni. Parliamoci chiaro: in questi anni duemila che, nell’immaginario collettivo, avrebbero dovuto portare pace sociale e benessere diffuso, l’odio è diventato il più presente degli affetti. Sui media, nei rapporti sociali, l’odio e la prevaricazione sono onnipresenti. A nessuno viene in mente la semplice evidenza che i cosiddetti “folli” integralisti sono in aumento?
Prendiamo ad esempio Anders Behring Breivik (nella foto), l’autore della strage avvenuta sull’isola di Utoya e degli omicidi perpetrati ad Oslo il 22 luglio 2011. Una volta arrestato ha fornito un lucido quadro motivazionale dei suoi crimini, definibile delirante. Il delirio, sempre patologico, gli ha permesso di ottenere la non punibilità per incapacità di intendere e volere.

Militante dell’estrema destra ha compiuto i suoi crimini spinto dall’odio razziale e religioso. Un identico quadro si è delineato per Mohammed Merah, il responsabile delle morti di Tolosa. Stesso odio razziale e religioso. Non è certo un caso. I legami sociali che uniscono attraverso la medesima appartenenza ad una determinato gruppo razziale e/o ad una religione sono tra i più forti che possono crearsi tra diversi soggetti ma anche tra un singolo soggetto e l’ideazione del reale. Questi legami rappresentano una forma di sicurezza, di antidoto a molte tra le più ancestrali paure dell’uomo, che, sin dalle proprie origini, ha compreso l’importanza del vivere in comunità. In un soggetto psicolabile l’influenza di questi parametri può essere enorme. L’insicurezza ed il senso di inadeguatezza sociale sono, in genere, tratti peculiari dello psicolabile, quando egli crede di trovare un’ideologia capace di lenire questi dolorosi sentimenti, in genere, l’abbraccia senza riserve. La storia insegna che un solo uomo può portare alla follia un intero popolo, ma persino Adolf Hitler ebbe contestatori e certamente non si può affermare che tutti i tedeschi fossero conniventi del regime dittatoriale. Molti lo furono. Molti lo sono sempre di fronte a chi offre pronte risposte che si vorrebbero avere alle molte domande. Risulta molto più facile adeguarsi alle ideologie altrui piuttosto che elaborare propri convincimenti: spesso essere intellettualmente liberi può costare l’isolamento sociale se non l’ostracismo vero e proprio. Ma la libertà è davvero un bene inestimabile, e tra tutte le libertà di cui si può godere quella di pensiero è la più grande. Chi ha la mente libera raramente conosce l’odio, non ne ha bisogno perché sa che ciascuno ha i suoi stessi diritti. Voltaire scrisse che, poiché viviamo in società, nulla è buono per noi se non lo è anche per la società. Dire che l’odio è male è ovvio e banale, ma ciononostante viviamo nell’odio, lo tolleriamo e persino lo predichiamo ogni volta che ci sentiamo migliori di un altro. Qualsiasi altro. Quest’odio che arma la mano dei tanti psicolabili che a volte uccidono, a volte si uccidono, tante volte proseguono a seminare altro odio. Queste riflessioni mi sembrano quanto mai attuali alla luce dei fatti di Lerici, e di ciò che li ha determinati.

Giovanna Rezzoagli Ganci

http://www.foglidicounseling.ssep.it

Share/Save/Bookmark
 
Prego registrarsi o autenticarsi per aggiungere un commento a questo articolo.

Per rendere il nostro sito più facile ed intuitivo impieghiamo i cookie. Chiudendo questa notifica o navigando sul sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie
We use cookies to improve your experience on this website. By continuing to browse our site you agree to our use of cookies. privacy policy.

EU Cookie Directive Module Information