Cosa cerca chi si affilia ad una setta? Stampa
Scritto da Giovanna Rezzoagli Ganci   

Cosa cerca chi si affilia ad una setta?

Per comprendere cosa sia una setta, è opportuno ricondursi alla psicologia dei gruppi. Per setta si intende un gruppo di soggetti, in numero maggiore o uguale a tre, che seguono una determinata ideologia. La psicologia dei gruppi si applica, non a caso, agli insiemi di soggetti in numero maggiore o uguale a tre. Potrà lasciare stupiti questo paragone, eppure è fondamentale per comprendere le dinamiche che agitano le sette, non a caso sovente nominate “psicosette”.

Ogni setta, così come ogni gruppo, ha un suo leader, in genere si tratta di un soggetto dotato di carisma, di grande intelligenza sociale, capace di utilizzare le proprie risorse comunicative per imporre se stesso ai propri adepti. Adepti che non sono mai scelti a caso e che non casualmente entrano in contatto con la setta. In questo scritto vorrei focalizzare l’attenzione proprio su coloro che entrano in questi circuiti, siano essi grandi o piccoli, sulle loro problematiche e sulle spinte motivazionali che determinano poi questa adesione alle altrui ideologie. Colui, o colei, che aderisce ad una setta questo fa: abbandona la propria libertà, sia di pensiero che di azione, per soggiogarsi all’altrui volontà. Questa è la realtà oggettiva, così come appare a chi conosce le psicodinamiche dell’adepto-tipo, ma attenzione: per l’adepto è esattamente l’opposto. Egli vive l’aderire ad un gruppo settario come un atto di grande libertà, perché indotto a credere di aver posto in essere una scelta. Scelta che sistematicamente allontana da un vissuto di sofferenza e di emarginazione. Due sono i grandi bisogni, comuni a tutti gli esseri umani, che risultano fortemente frustrati nei soggetti che cadono nella trappola delle psicosette: il bisogno di appartenenza e quello di sentirsi importanti. Difficilmente un soggetto emotivamente equilibrato si lascerà condizionare, ed è proprio questo il punto: sono i più fragili a incarnare la vittima perfetta.

Non a caso è l’età adolescenziale quella più vulnerabile.

 In questa specifica età evolutiva la personalità è ancora in divenire, grande è il bisogno di sentirsi già adulti ed indipendenti, grande è il bisogno di sentirsi già considerati adulti ed autonomi. La definizione della propria personalità in età adolescenziale avviene per confronto: con i genitori, con i coetanei, con i modelli di riferimento. Si cresce e si matura attraverso il riconoscimento della propria individualità, sia nelle azioni che producono soddisfazione sia in quelle che determinano frustrazione.

Il nemico più pericoloso è l’indifferenza. L’errore più grande che può commettere un genitore verso un figlio adolescente è quello di ignorare ciò che per lui conta: meglio un contrasto, meglio uno scambio vivace di un silenzio. La setta offre sostanzialmente considerazione. I primi tempi l’adepto viene in genere subissato di elogi, poi poco alla volta subentra il meccanismo del dare-avere, ma a quel punto si è già troppo coinvolti e risulta difficile affrancarsi. L’autonomia e l’individualità vengono annullate, conta solo il volere del/dei leader, conta solo l’ideologia. Ideologia che può riferirsi a credi religiosi, filosofici, politici: poco importa perché i contorni diventano sfumati e in ogni caso servono solo come pretesto. Il fine vero delle sette, o psicosette, è quello di procurare soddisfazione narcisistica al/ai leader, attribuire loro potere, possibilità di accumulare denaro, non di rado anche di poter abusare sessualmente degli adepti. La struttura piramidale delle sette garantisce ai membri di rivalersi sempre sui nuovi aderenti, cosicché sia più facile mantenere una sorta di coesione interna. Ciò vale tanto per i piccoli gruppi quanto per quelli più grandi e strutturati. La dinamica che sottende tutto il meccanismo di sopravvivenza delle sette non è dissimile da quella che regola le strutture commerciali della vendita porta a porta. E’ sufficiente porre in parallelo un giovane adepto con un giovane disoccupato per comprendere il paragone. Certo, le sette non si pubblicizzano attraverso i media come le aziende che promettono lauti guadagni, ma hanno comunque i loro sistemi di reclutamento. Una volta fagocitati nel meccanismo, uscirne da soli è difficile. Occorre sanare le proprie carenze emotive, e prima di ciò occorre riconoscere di averne. Anche in questo caso, sarebbe opportuno porre in essere una prevenzione attiva. Una persona informata è meno influenzabile. Solitudine, emarginazione, ignoranza sociale: sono queste le debolezze che vengono sfruttate da chiunque voglia imporre il proprio volere.

Giovanna Rezzoagli Ganci

http://www.foglidicounseling.it

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