INQUIETANTI ANALOGIE IN UN PAESE DEMOCRATICO Stampa
Scritto da Laura Candelo   

INQUIETANTI ANALOGIE IN UN PAESE DEMOCRATICO

E’ il 5 ottobre 2012 e in molte città italiane del nord, centro e del sud d’Italia, molti studenti si sono riuniti e stanno manifestando con degli scioperi contro i tagli alla scuola pubblica, la crisi e l’austerità, contro le ruberie,  i disastri sociali, economici, ecologici, che stanno succedendo, giorno dopo giorno, nel nostro Belpaese.

E’ lo sciopero nazionale studentesco e tutti questi ragazzi, per la maggior parte ancora minorenni, sono scesi in piazza per gridare la loro indignazione e il loro disappunto, stanno manifestando per i loro diritti e per il loro futuro.

Gridano con gli altoparlanti, camminano uniti con i loro zaini dietro le spalle, stringono compatti striscioni, perché credono ancora che qualcosa possa cambiare, che qualcosa possa migliorare, vogliono essere ascoltati, non vogliono restare indifferenti a ciò che sta succedendo nella loro patria, vogliono essere partecipi e poter dire “Io c’ero, io almeno ho provato ad agire, non sono rimasto indifferente a tutto questo malcontento…!”.

Da una parte ci sono i nostri ragazzi che non si arrendono e dall’altra parte ci sono i poliziotti, armati di scudi, caschi e di manganelli, che non promettono nulla di buono.

E, infatti, purtroppo, quel nulla di buono succede: i poliziotti sparano lacrimogeni per disperdere le folle, poi caricano i ragazzi, li prendono a manganellate, li trascinano sull’asfalto, li colpiscono senza motivo, li feriscono.

Loro sono disarmati, impotenti, terrorizzati, i loro volti sono insanguinati e le loro ferite sono doloranti, ma non si arrendono e non si danno pervinti.

Il 12 ottobre ci sarà un nuovo sciopero studentesco e la maggior parte di loro ammette che sarà presente e scenderà di nuovo in piazza per manifestare, perché è un loro diritto al quale non intendono rinunciare.

Ciò che è successo il 5 ottobre 2012 ha delle analogie inquietanti con ciò che successe il 21 luglio 2001 alla scuola Diaz di Genova Bolzaneto.

Anche lì i ragazzi, che in questo caso manifestavano contro il G8, erano completamente indifesi e impotenti, di fronte alla violenza gratuita, ingiustificata e vergognosa della polizia, che li picchiò a sangue, durante la notte.

La violenza alla Diaz fu definita come un massacro, una macelleria messicana.

Amnesty International la definì come “ la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”.

I poliziotti che fecero il pestaggio erano 400, ma nella scuola erano presenti solamente 93 persone.

Guardando i video e le foto dei pestaggi durante lo sciopero studentesco e del massacro alla Diaz, le analogie sono inevitabili, inquietanti e fanno rabbrividire.



L’Italia dovrebbe essere un paese democratico e civile, purtroppo dopo queste vicende, si stenta e si fa’ realmente fatica a pensare che sia così, visto che anche manifestare per i propri diritti, non è più possibile.

E’ in atto una vera e propria repressione.

Il nostro paese è sempre più allo sbando, sempre meno libero, democratico e più violento.

Sono picchiate le persone che manifestano pacificamente e che credono che un futuro migliore sia ancora possibile, ragazzi che hanno ancora dei sogni e che fanno di tutto per proteggerli e invece restano impuniti ladri, corrotti, evasori, che restano intoccabili e che continuano ad infangare le istituzioni perché sono potenti.

I nostri ragazzi sono degli eroi perché hanno avuto il coraggio e la forza di manifestare, si sono organizzati e sono scesi in piazza, non hanno avuto paura ed hanno dimostrato di saper pensare e ragionare, sono un esempio da seguire e dovrebbero essere affiancati da tutti gli italiani, che ogni giorno combattono le loro battaglie per la sopravvivenza, per i loro diritti, per mantenere quel briciolo di dignità che ancora è rimasta loro, nonostante le varie crisi e la recessione che ormai ci caratterizza e che ci rende schiavi e sudditi di un governo disonesto che ha torto e che alza la voce con i più deboli e che risponde con la violenza gratuita.

 

Come promesso dagli studenti, i nostri ragazzi sono tornati in piazza venerdì 12 ottobre, perché la politica non ha dato loro risposte.

Come successo il 5 ottobre avevano solamente i loro striscioni ed i loro zaini, ma nemmeno questa volta mancava la loro voglia di provare a cambiare e migliorare le cose in questo nostro povero paese in cui ormai regna solo più l’austerità, bistrattato da tagli e manovre, che interessano sempre i cittadini delle fasce più deboli, per il rinnovo del contratto fermo dal 2009 e la restituzione degli scatti; per modificare la legge sulle pensioni che impedisce l'ingresso di giovani docenti e Ata nella scuola; contro il nuovo concorso inutile e costoso e per un piano di stabilizzazioni che dia certezze al personale docente e Ata incluso nelle graduatorie; per chiedere finanziamenti adeguati e certi e investimenti in tecnologie e innovazioni, per bloccare la legge APREA(953).

Si sono radunati in 90 città italiane ed a Roma davanti alla sede del Parlamento hanno esposto uno striscione con la scritta: “ UNA SCUOLA DI EQUITA’ CE LA CHIEDE L’EUROPA”.

Hanno dichiarato che: “L'istruzione deve tornare ad essere la priorità politica e di spesa del paese. In un momento come quello che il nostro paese attraversa, è ingiusto e inefficace cercare di vedere una via di uscita che non parta dall'investimento in Scuola, l'Università e la Ricerca”

I nostri ragazzi erano “armati” di carote, in risposta alla dichiarazione fatta dal Ministro dell’Istruzione Profumo, il quale ha dichiarato recentemente che : “ Il paese va allenato. Qualche volta dobbiamo utilizzare un po' di più il bastone e un po' meno la carota. In altre dare più, ma mai troppe".(Questa dichiarazione è stata fatta dopo le cariche ed i pestaggi cui sono stati soggetti i nostri ragazzi durante lo sciopero nazionale studentesco del 5 ottobre scorso).

Loro hanno risposto a questa dichiarazione grottesca del ministro in modo ironico e goliardico, sostenendo di volere risposte concrete ed impegni chiari, senza essere strumentalizzati o trattati come un problema d’ordine pubblico.

Ancora una volta i nostri studenti sono da prendere come esempio,  han saputo dare una lezione a tutti noi, perché gli studenti sanno ragionare e reagire, perché loro stanno veramente cercando di cambiare il nostro paese, manifestando e chiedendo a gran voce  i loro diritti, visto che il futuro è nelle loro mani e che vogliono portare sulle loro spalle le responsabilità di un possibile e più che mai necessario cambiamento.

Non intendono fermarsi o tacere, ma sono decisi a proseguire nelle loro mobilitazioni nei prossimi scioperi che avverranno e sperano di essere affiancati dal popolo italiano, ormai troppo oppresso da questa austerità.

 

 

Laura Candelo

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