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Scritto da FULVIO SGUERSO   

LETTURA DI UN’ IMMAGINE 50

Il ratto di Proserpina
Scultura in marmo di Carrara (1621 – 1622)
di Gian Lorenzo Bernini  Galleria Borghese – Roma

L’opera fu commissionata al giovane Bernini dal cardinale Scipione Borghese nel 1621 per la sua nuova villa, che verrà chiamata la Villa Borghese Pinciana. Sennonché l’elezione di papa Gregorio XV Ludovisi in quello stesso anno, indusse il cardinale Scipione  a fare omaggio della scultura a Ludovico Ludovisi, cardinal nepote di Gregorio XV (meglio essere amico piuttosto che nemico del nuovo pontefice). Fu così che l’opera venne collocata a Villa Ludovisi, distrutta in seguito alla speculazione edilizia nella Roma umbertina di fine Ottocento. La scultura fu poi acquistata dallo Stato e ricollocata alla Galleria Borghese nel 1908, dove si trova tuttora. Il Ratto di Proserpina è la seconda scultura commissionata dal potente cardinale e mecenate, allora Camerlengo del Sacro Collegio, che intendeva adornare la sua villa con le più prestigiose opere d’arte del suo tempo.

 


La prima è l’Enea, Anchise e Ascanio, la terza è  l’Apollo e Dafne. Sul basamento in marmo oggi perduto era iscritto un distico in latino dettato del solito cardinale Maffeo Barberini ( che diverrà papa con il nome di Urbano VIII): Quisquis humi pronus flores legis, inspice saevi me Ditis ad domum rapi (O tu che chino a terra raccogli fiori, guardami mentre vengo rapita verso la casa del crudele Dite). Il gruppo scultoreo interpreta un passo delle Metamorfosi ovidiane dove la giovane e procace Proserpina (la greca Persefone), figlia di Giove e di Cerere, viene vista da Plutone, dio degli Inferi, mentre raccoglieva fiori sulla riva del lago di Pergusa, vicino a Enna. Il Bernini ritrae la scena del rapimento nel suo momento culminante: Plutone, riconoscibile dalla corona regale, dalla scettro caduto a terra e dal cane Cerbero, guardiano degli inferi, che muove in tutte le direzioni le sue tre teste onde assicurarsi che nessuno stia vedendo quella scena e si azzardi a intervenire, afferra la sua preda che cerca disperatamente di sottrarsi a quell’abbraccio indesiderato.


Proserpina spinge la mano sinistra sul volto irsuto di Plutone che la stringe tanto che le sue dita affondano nella coscia sinistra e nel tenero fianco della dea che intanto si volge invano in cerca di aiuto. I suoi occhi gonfi di pianto esprimono tutta la sua angoscia e il suo dolore per quello che lascia e per quello che l’aspetta. E’ da rimarcare la dinamica interna a questo gruppo marmoreo che si manifesta tramite il movimento delle gambe, delle braccia e delle capigliature dei due protagonisti e anche dai movimenti delle tre teste di Cerbero. Lo scultore ha voluto esprimere la dinamica interna dell’opera dando al gruppo uno svolgimento spiraliforme, espediente spesso usato dai manieristi. Questo Ratto di Proserpina del ventitreenne Bernini, in cui compaiono già tratti caratteristici dello stile barocco, pur avendo un punto di osservazione privilegiato (quello frontale da sinistra) può, anzi richiede di essere osservato, come altre sculture dell’artista ufficiale della Curia romana retta dall’amico papa e mecenate Urbano VIII, da tutti i punti di vista, per scoprire ogni aspetto della sua grande bellezza.

 FULVIO SGUERSO


 

 

 

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