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Scritto da FULVIO SGUERSO   

 LETTURA DI UN’IMMAGINE 42

Il cavaliere, la morte e il diavolo
Incisione a bulino su lastra di rame (1513)di Albrecht Durer
Collocazione: Staatliche Kunsthalle,Karlsruhe

 Questa incisione fa parte dei Meisterstiche, una sequenza  di tre incisioni  realizzata tra il 1513 e il 1514, composta dal Cavaliere, dal San Girolamo e dalla celebre Melencolia I . Le tre incisioni rappresentano altrettante allegorie variamente interpretate; certamente non si può sbagliare di molto vedendo nel Cavaliere un esempio di vita attiva, nel San Girolamo un esempio di vita contemplativa e nella Melencolia I un esempio di vita intellettuale e teoretica. Il Cavaliere è figura del combattente cristiano e del suo cammino di fede e di speranza verso la salvezza, malgrado la morte tenti di spaventarlo e il diavolo che lo segue dappresso tenti di carpirgli l’anima. Nel suo   viaggio il cavaliere è accompagnato da un veltro, simbolo di fedeltà, e sul terreno su cui procede lo splendido cavallo che sembra quello donatellesco del monumento padovano al Gattamelata si trova un teschio che richiama il memento mori  dei frati trappisti e una salamandra, il rettile a cui si attribuiva la facoltà di attraversare il fuoco senza bruciarsi, altro simbolo di fortitudo  cristiana. Sullo sfondo, in alto, vediamo profilarsi un castello costruito sulla roccia che ricorda quello di Norimberga e allude alla Gerusalemme celeste verso la quale è diretto il soldato di Cristo; il quale, dentro la sua armatura e armato di spada e di una lunga picca, attraversa impavido una boscaglia irta di triboli e guarda fisso davanti a sé, incurante così dei serpentelli che escono dalla testa della morte e dello scorrere inesorabile del tempo simboleggiato dalla clessidra che l’”eguagliatrice eterna” gli agita davanti agli occhi come delle corna caprine del diavolo che lo segue con la sua inutile alabarda. In basso, a sinistra, vicino al teschio, è posata la lapide con il monogramma del pittore e la data di esecuzione dell’opera. La lettera  “S” che precede la data è solitamente interpretata come la prima lettera della parola latina Salus (salvezza). Infine, la figura di questo cavaliere cinquecentesco che avanza sicuro senza curarsi dell’incalzare del diavolo e del memento mori che invano la morte gli vuol continuamente ricordare, sembra l’illustrazione di un’esortazione di san Paolo: “Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alla insidie del diavolo. La nostra battaglia, infatti, non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove” (Ef 6, 10 – 13).  Ed è così che la splendente armatura del cavaliere diviene metafora di fortezza interiore che si rende evidente anche nella perfetta armonia tra cavallo e cavaliere, armonia contrapposta alla macilenta, decrepita  bestia cavalcata dalla morte.
 FULVIO SGUERSO  

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