Historia non magistra vitae Stampa
Scritto da FULVIO SGUERSO   
HISTORIA NON MAGISTRA VITAE
Italiani, io non vi esorto più alle storie! Mi rivolgo ai tanti tra voi che si esibiscono nel saluto romano negli stadi e anche fuori dagli stadi,  che ogni anno il 28 di aprile vanno in pellegrinaggio a Predappio, a rendere omaggio alla tomba-sacrario del Duce e c’è chi non si perita di dichiarare che Mussolini è stato il più grande statista del Novecento e c’è chi srotola uno striscione inneggiante al Duce nei pressi di Piazzale Loreto alla vigilia del 25 aprile e chi vorrebbe addirittura abolire  la festa della Liberazione dal nazifascismo sostituendola con quella del  Natale di Roma, questo significa che molti di voi  non hanno ancora capito chi fu realmente  Benito Mussolini e non servirebbe a niente esortarvi a studiare la storia: se non vi ha insegnato niente finora significa che proprio non siete in grado di imparare.


Tempo sprecato anche invitarvi a leggere, per esempio: M. Il figlio del secolo, di Antonio Scurati (Bompiani): non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ma a che cosa è dovuto questo grave  deficit culturale ed etico? Credo anch’io, come molti, che la fucilazione di Mussolini a Giulino di Mezzegra, il 28 aprile 1945, senza un regolare processo, sia stato un errore. Il Duce andava processato come criminale di guerra insieme ai suoi gerarchi in una specie di Norimberga italiana: le esecuzioni sommarie dei gerarchi della Rsi e la loro macabra esposizione (che ha ricordato a Ferruccio Parri una macelleria messicana) a Piazzale Loreto, hanno però impedito di andare a fondo  delle responsabilità di ciascuno, lasciando tra l’altro impuniti altri criminali più fortunati che evitarono con la fuga o consegnandosi prigionieri agli angloamericani, come il generale Rodolfo Graziani, la fucilazione immediata. Al punto in cui siamo arrivati non ha nemmeno più senso elencare i capi di accusa contro un dittatore responsabile della devastazione materiale e morale della ben poco o mal amata Italia, lacerata e divisa tra la Repubblica fantoccio di Salò a Nord asservita alla Germania e il Regno del  Sud subalterno agli Alleati angloamericani.


Queste le conseguenze della sconsiderata dichiarazione di guerra alla Francia e alla Gran Bretagna nel giugno del 1940 derivante  dal mai abbastanza deprecato “Patto d’acciaio” del 22 maggio 1939 con la Germania nazista e  della ancor più sconsiderata dichiarazione di guerra agli Stati Uniti il 12 dicembre del 1941. Inoltre solo un folle criminale poteva mandare a morire in Russia, uccisi o congelati, decine di migliaia di soldati italiani mal equipaggiati e  in aggiunta disprezzati   dai tedeschi. Le guerre del Duce sono state tutte guerre di aggressione, a cominciare da quella d’Etiopia, nella quale Mussolini autorizzò l’uso massiccio di gas asfissianti come l’iprite e il fosgene anche sulla popolazione civile. Poi, dopo l’entrata in guerra, la disastrosa aggressione alla Grecia e poi alla Jugoslavia mentre in Africa, fallita l’aggressione all’Egitto, venivano perse le colonie una dopo l’altra sotto l’incalzare dell’esercito inglese, malgrado alcune vittoriose controffensive del generale Rommel (la Volpe del deserto) mandato da Hitler in soccorso degli italiani.

Fallita la sua “guerra parallela”, Mussolini si ritrovò sempre più ostaggio del Fuhrer che decideva anche per lui quello che si doveva o non si doveva fare soprattutto dopo il 25 luglio del ’43, il suo arresto e l’armistizio del governo Badoglio con gli Alleati angloamericani. La responsabilità di quello che accadde prima, durante e dopo la caduta del fascismo, va detto,  non fu del solo  Mussolini, anche il re Vittorio Emanuele III, se giustizia doveva essere fatta,  sarebbe dovuto andare sotto  processo se non altro per aver conferito l’incarico a Mussolini di formare il nuovo governo dopo la marcia su Roma degli squadristi in camicia nera e la caduta del governo Facta, e poi di avergli confermato la fiducia dopo la crisi seguita all’assassinio di Giacomo Matteotti e per non essersi opposto alle leggi “fascistissime” che, di fatto, una volta messe fuori legge le opposizioni, aprirono la strada alla dittatura.


Così il re, per paura della rivoluzione bolscevica, avallò la rivoluzione (addomesticata) fascista, salvo sconfessarla quando era chiaro a tutti (meno che a Hitler) che la guerra, dopo la  battaglia di Stalingrado e dopo lo sbarco degli americani in Sicilia era ormai perduta. Anche la stessa Chiesa, o meglio, il Vaticano ebbe la sua quota parte di responsabilità: fu o non fu un papa a chiamare Mussolini “uomo della Provvidenza”? Ma con la promulgazione delle leggi razziali e soprattutto con il disastro della guerra il famoso consenso al Regime  cominciò a vacillare per trasformarsi alla fine in rifiuto e in ribellione contro chi aveva gettato l’Italia in una guerra che, considerando la situazione e le forze in campo, era perduta in partenza. Quanto poi alla pretesa  di mettere sullo stesso piano i combattenti per la libertà e i combattenti per la dittatura va ricordato che i partigiani hanno combattuto per la libertà di tutti, quindi anche per la vostra, fascisti del terzo millennio e neonazisti con le teste rasate, nella speranza che, prima o poi, apriate gli occhi su che cosa fu il fascismo e su chi fu Mussolini, sul vero amor di patria o sull’amor proprio, su chi è il vero amico o il vero nemico, su chi  è un vero maestro e chi invece insegna a odiare i diversi e parla di invasione e di sostituzione etnica come negli anni trenta si parlava di massoneria e di complotti ebraici per dominare sul mondo intero.  Rimane da capire perché non li avete ancora aperti.

Certo è che  la scuola italiana nel suo complesso non ha raggiunto gli obiettivi educativi ai quali, in teoria, dovrebbe tendere; è evidente che non basta l’istruzione a fornire i criteri per orientarsi nella vita e per comprendere il tempo in cui viviamo, non si può comprendere il presente senza conoscere il passato e lo studio della storia, se vogliamo definirlo con le parole dello storico Marc Bloch, significa “studiare il passato in funzione del presente e il presente in funzione del passato”; quindi è chiaro che chi ignora da dove viene ignora anche verso dove va o vuole andare. E’ anche vero che la classe politica e dirigente italiana non ha svolto un’efficace funzione educativa, mostrandosi spesso inadeguata e, dagli anni Settanta in poi, anche corrotta, tanto che si cominciò a parlare dei mali esempi che venivano dall’alto e di  una crisi di sistema, e cominciarono anche a esplodere bombe fasciste a Milano, a Brescia, a Bologna… Al terrorismo nero si contrappose il terrorismo rosso; la strategia della tensione mirava a un cambio di regime che per fortuna non si è verificato, però attenzione: Mussolini e Hitler sono morti ma il ventre che li ha partoriti è ancora fecondo.

    FULVIO SGUERSO  

 

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