Lettura di un'immagine: La morte di Marat Stampa
Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’IMMAGINE 31
La morte di Marat
Olio su tela (1793) di Jacques- Louis David 
Museo reale delle belle arti del Belgio – Bruxelles

Jean-Paul Marat fu assassinato il 13 luglio del 1793 da Charlotte Corday, giovane girondina di Caen, che andò a Parigi per uccidere il celebre medico e giornalista rivoluzionario giacobino, ritenuto responsabile degli eccidi del settembre del 1792 di oltre mille prigionieri nelle carceri di Parigi e di fomentare la guerra civile  con i suoi articoli infuocati contro i moderati girondini e i corrotti.

La ragazza era riuscita, dopo vari tentativi, a farsi ricevere da Marat, costretto a rimanere immerso per ore in una vasca piena d’acqua tiepida per alleviare il prurito cutaneo provocato da una misteriosa malattia. La Corday, colto l’attimo, sul punto di congedarsi si mise alle sue spalle e lo colpì al petto con un coltello da cucina. In pochi minuti Marat morì dissanguato.

Charlotte fu subito presa, condannata a morte e ghigliottinata quattro giorni dopo. David (Parigi, 1748 – Bruxelles, 1825) amico e collega di Marat (anch’egli deputato giacobino) ricevette dalla Convenzione l’incarico di rappresentare l’assassinio dell’ “Ami du peuple” a futura memoria di un eroe della Rivoluzione. Il pittore neoclassico non rappresenta  il momento in cui Marat viene colpito a morte dalla giovane donna ma quello successivo quando l’eroe rimane esanime con la testa reclinata, appoggiata al bordo della vasca  e il braccio destro abbandonato a terra che ricorda quello di Cristo nella Deposizione di Caravaggio, nella Pietà Vaticana di Michelangelo e nella Deposizione Borghese di Raffaello.

La mano destra tiene ancora la penna con cui aveva firmato un assegno, nella mano sinistra un foglio con la falsa supplica della Corday, in cui si legge “Du 13 juillet/ Marie Anne Charlotte / Corday au citoyen / Marat / Il suffit que je sois / bien malheureuse / pour avoir droit / à votre bienveiilance”. E’ ben visibile la ferita nel petto da cui il sangue continua a colare, ma l’espressione del volto è serena come quella di chi dorme il sonno del giusto.

Marat morto domina la scena, della Corday neppure l’ombra. La scenografia è quanto mai spoglia ed essenziale: su uno sfondo scuro e verdastro, solo rischiarato in alto a destra di chi guarda il quadro da un pulviscolo dorato, si stagliano come in un altorilievo il protagonista morto nella vasca da bagno, un lenzuolo bianco macchiato di sangue in cui si nota un rammendo in basso a destra, la tavola coperta da un panno verde che fungeva da scrittoio, e, importante, in primo piano, la cassa di legno su cui sono posati un calamaio e dei fogli (Marat era solito scrivere i suoi articoli immerso nella vasca da bagno) che reca sul prospetto la dedica: A MARAT, DAVID. 1793. L’AN DEUX, trasformando così quell’umile e rozza cassa di legno in un’ara pagana per il sacrificio dell’eroe puro e incorruttibile.

Ultimo particolare e unica traccia lasciata da Charlotte, il coltello da cucina sporco di sangue rimasto sul pavimento. La scena è illuminata da una fonte luminosa esterna posta alla sinistra del dipinto, il cui schema compositivo è costruito su linee verticali e orizzontali. Unica linea fuori dallo schema cartesiano del quadro, quella del braccio destro abbandonato che tocca il pavimento. Allusione del ritorno alla terra dell’eroe morto? 

  FULVIO SGUERSO 

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