Lettura di un'immagine: Ecce Homo Stampa
Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’IMMAGINE 27
Ecce Homo
di Michelangelo Merisi da Caravaggio Olio su tela – 1605 circa
Museo di Strada Nuova – Palazzo Bianco -Genova

 Questo Ecce Homo fu commissionato al Caravaggio (Milano, 29 settembre 1571 – Porto Ercole, 18 luglio 1610) dal cardinale romano Massimo Massimi nel 1605, il quale commissionò lo stesso soggetto ad altri due pittori, il Cigoli e il Passignano, per poi scegliere quello che più gli piacesse. Abbiamo in merito anche una nota autografa del pittore scritta il 25 giugno 1505: “Io Michel Ang.lo Merisi da Caravaggio mi obbligo di pingere al Ill mo S. Massimo Massimi p esserne stato pagato un quadro di valore…” , l’ Ecce Homo appunto.

La scena rappresentata è tratta dal Vangelo di Giovanni (19, 4-8), vi compaiono dietro la balaustra di un balcone tre personaggi: Cristo, Ponzio Pilato e un carceriere che sta alle spalle di Gesù. L’opera è insieme realistica e simbolica; realistica perché le tre figure sono ritratti evidenti di persone vere, ma è anche simbolica perché la luce che ne rileva i contorni e ne fa emergere i tratti fisionomici è diversamente graduata: come sotto un riflettore è il corpo del Cristo mentre le altre due figure sono più in ombra che in luce, la veste nera di Ponzio Pilato fa spiccare ancora di più la luminosità del corpo di Gesù, l’Agnello sacrificale per la nostra salvezza che tutto sopporta per amore.

E’ stata notata l’ambiguità dello strano atteggiamento del carceriere: sia che intenda rimettere sia che intenda togliere il mantello “regale” dalle spalle di Cristo, il suo gesto appare comunque delicato e quasi pietoso. Che cosa ci ha voluto comunicare Caravaggio? Che anche i carcerieri hanno un’anima? Alla figura severa vestita di nero di Ponzio Pilato che ci guarda in faccia, il grande pittore lombardo ha assegnato il compito di invitarci con il gesto delle mani a entrare nello spazio sacro del dramma rappresentato nel quadro. Con quel gesto teatrale Pilato intende placare, pilatescamente com’è ovvio, la rabbia dei giudei che vogliono far crocefiggere il bestemmiatore che ha osato chiamarsi Figlio di Dio. Anche in questa opera il genio di Caravaggio ha dipinto i personaggi del dramma sacro come persone vive, una delle quali più viva, nella sua sconfitta, di tutti i viventi vittoriosi. 


        FULVIO SGUERSO 

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