Ipocondria e... Stampa
Scritto da FULVIO SGUERSO   
 

IPOCONDRIA E DISTURBO OSSESSIVO - COMPULSIVO DI PERSONALITA’

 L’ipocondria, detta anche “patofobia”, consiste in una preoccupazione immotivata e ossessiva nei riguardi della propria salute, accompagnata da disturbi fisici e stati angosciosi e depressivi. Nel soggetto ipocondriaco, nell’interpretazione psicoanalitica, avviene un ritiro della libido dal mondo esterno con conseguente concentrazione della stessa sul proprio sé o su di un particolare organo. Se invece l’ipocondria è latente, si produce una formazione reattiva che si esprime nell’assoluta noncuranza per la propria salute. Benché possa costituirsi come una nevrosi a sé, l’ipocondria può anche manifestarsi all’interno di altri quadri morbosi, quali la nevrosi d’angoscia, la nevrosi ossessivo-coatta e gli stati iniziali delle psicosi.  Sigmund Freud classifica l’ipocondria tra le nevrosi attuali, considerandola una forma narcisistica derivante dalla paura di castrazione. Karl Jaspers la interpreta come sindrome tipica del “carattere riflessivo” e quindi come formazione derivante dalla coscienza di se stessi, dall’attenzione diretta alla propria esistenza, dall’intenzione di voler essere così.


 

L’interesse dell’ipocondriaco per il proprio corpo è patologico perché la persona sana , scrive Jaspers: “Sperimenta il proprio corpo, ma non pensa continuamente ad esso. L’autoosservazione, l’attesa, il timore portano disordine nelle funzioni somatiche, fanno insorgere dolori, provocano insonnia. La paura di essere malati e il desiderio di esserlo, insieme, trasformano la vita cosciente in una vita con un corpo malato. Sebbene l’ipocondriaco non sia realmente infermo, tuttavia non è un simulatore: si sente malato per davvero, il suo corpo si modifica effettivamente ed egli soffre come infermo. Il malato immaginario è, in modo nuovo, proprio per la sua natura, veramente malato”.  Non bisogna comunque confondere l’ipocondria con il disturbo ossessivo-compulsivo da contaminazione, quest’ultimo è caratterizzato da una paura eccessiva e immotivata di contagiarsi o di contagiare qualcuno e, in genere, da rituali di lavaggi ripetuti ed evitamento del contatto. 


Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è caratterizzato da idee, immagini, impulsi ricorrenti che creano allarme e timore, costringendo la persona affetta da questo disturbo a mettere in atto comportamenti ripetitivi (rituali) o azioni mentali. Le ossessioni sono appunto idee, immagini, impulsi che si presentano più e più volte e sfuggono a ogni controllo. Tali idee sono avvertite come disturbanti e intrusive, pur essendo  giudicate irrealistiche e insensate. I soggetti con DOC possono preoccuparsi in modo eccessivo dello sporco (rupofobia) e dei germi. Possono vivere con il terrore di perdere il controllo di sé e di diventare aggressive, ecc. Queste ossessioni sono accompagnate da emozioni sgradevoli, come paura, disgusto, disagio, senso di inadeguatezza, ecc. Le compulsioni vengono anche definite rituali o cerimoniali. Sono comportamenti ripetitivi o azioni mentali come pregare, contare, ripetere formule o giaculatorie, ecc. Sono in genere persone coscienziose, scrupolose e inflessibili riguardo alla moralità e ai valori.  Queste rigide regole di comportamento tendono a eludere il disagio, sono meccanismi difensivi messi in atto per tenere l’ansia sotto controllo. Comunque – mia considerazione soggettiva – è pur sempre meglio  essere rigidi e coscienziosi nei confronti di se stessi e tolleranti e comprensivi nei confronti del prossimo che comprensivi e tolleranti verso se stessi e rigidi e moralisti nei confronti del prossimo.


 

Ma quanti sedicenti cristiani vedono la pagliuzza negli occhi  degli altri e non si accorgono della trave che hanno nei propri. Certo è che chi si priva di qualche piacere non è tanto ben disposto verso chi non si priva di nessun piacere. In questi casi ci si consola pensando: io non bevo, non fumo e non fornico perché tengo alla mia salute, infatti è universalmente noto che “Bacco, tabacco e Venere riducono l’uomo in cenere”. Sì, è vero, ma allora perché non posso fare a meno di invidiare chi beve, fuma e fornica a tutto spiano? Forse perché non so che farmene della mia salute se vivo come un monaco del deserto? Il fatto è che, purtroppo, non vivo in un deserto.

Voi mi capite, vero?                                              

 Fulvio Sguerso
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