SEDE VACANTE Stampa
Scritto da Fulvio Sguerso   

SEDE VACANTE

 Se io mi trascoloro, / non ti maravigliar; ché, dicend’io, / vedrai trascolorar tutti

costoro. / Quegli ch’usurpa in terra il luogo mio, / il luogo mio, il luogo mio, che vaca / nella presenza del figliol di Dio, / fatt’ha del cimiterio mio cloaca…” (Par. XXVII, vv. 19-25).

Chissà se alla mente di Benedetto XVI,  pur nell’incomparabilità dei contesti storici,  oltre al ricordo del “gran rifiuto” di Celestino V, e dell’abdicazione di Clemente I, di Papa Ponziano, di Papa Silverio, di Benedetto IX e di Gregorio XII, nel momento in cui ha deciso di rimettere il suo mandato nelle mani dello Spirito Santo, da cui - secondo quello che insegna la dottrina cattolica - l’aveva ricevuto, tramite conclave, il 19 aprile del 2005, è balenata per un attimo l’invettiva di un San Pietro adirato contro i pontefici che usurpavano il “loco santo” destinato ai suoi successori, e che avevano ridotto la Santa Sede  una fogna di violenze e di turpitudini…In fondo è stato lui stesso, nell’omelia pronunciata nella “Missa pro eligendo romano Pontifice”, alla vigilia della sua elezione, a parlare di “sporcizia” presente nella Chiesa, ed è sempre lui che ha parlato, mercoledì scorso, nell’omelia delle Ceneri, del volto della Chiesa deturpato dalle divisioni e dalle rivalità interne (per tacer degli scandali finanziari  e di quelli a sfondo sessuale). In altre occasioni e celebrazioni aveva ammonito i presenti sulla sacralità della vocazione al sacerdozio, che non doveva mai essere confusa con l’ambizione personale, con la volontà di autoaffermazione o, addirittura, con il carrierismo ecclesiastico. Quel che è certo è che non mancavano a Benedetto XVI motivi di amarezza profonda, e, ultimamnte, di desolazione, per lo stato in cui oggi si trova la Chiesa di Dio o, se non tutto il corpo ecclesiale, sicuramente il suo vertice con la Curia romana divenuta, secondo quello che è emerso da Vatileaks, più un nodo di vipere che un complesso di uffici, di organi e dicasteri al servizio del Pontefice e, quindi, di tutta la “ekklesia”  . Ma al vertice della Chiesa cattolica non sta proprio il vescovo di Roma, cioè il Pontefice? E chi c’è al di sopra del Pontefice se non Gesù Cristo in persona? L’abdicazione di un Papa non attiene solo alla sfera della sua sovranità politica: è chiaro che, separando la sua funzione pastorale di “successore di Pietro” dal suo essere di semplice o povero cristiano, o, se si preferisce, di semplice o povero prete, rimette in questione la sacralità del “papale ammanto” e l’investitura per volontà divina di simile funzione o ministero pastorale.

In altri termini: se non sono gli uomini, anche se cardinali, a eleggere, cioè a scegliere,  il Vicario di Cristo (titolo ormai del tutto obsoleto) in terra ma lo Spirito di Dio, lo stesso che ha il potere di trasformare i cuori di pietra in cuori di carne, e i corpi di carne in corpi spirituali, come può un Papa decidere, sua sponte, di rimettere il suo mandato nelle mani di Chi, un giorno, glielo ha conferito?

La debolezza fisica, la salute malferma, la stanchezza  anche psichica e il riconoscimento della propria inadeguatezza a reggere con mano ferma e sguardo lungimirante il timone (gubernaculum) della barca di Pietro nel pieno della tempesta, sono motivi sufficienti all’abbandono?  Possibile che lo Spirito Santo non sorregga il Santo Padre proprio nel momento del maggior bisogno? Oppure che abbia scelto la persona sbagliata? E’ più facile che a sbagliare siano gli uomini, anche quelli di Chiesa: “Se il corpo fosse tutto occhio, dove sarebbe l’udito? Se fosse tutto udito, dove sarebbe l’odorato? Ora, invece, Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo…Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi vengono i miracoli, poi il dono di far guarigioni, i doni  dell’assistenza, del governare, delle lingue…” (1Cor 12, 17-28). Quindi ci sono carismi, cioè doni dello Spirito, diversi per funzioni o ministeri diversi. Ora è chiaro che Benedetto XVI non aveva ricevuto il carisma del comando. Ma allora, perché non ha fatto come il Papa del film di Nanni Moretti, dichiarandosi subito inadatto a reggere un tale peso sulle sue fragili spalle? E perché i cardinali lo hanno votato senza tener nel debito conto il tipo di personalità del professore di teologia nonché cardinale Joseph Ratzinger, certamente adatto alla cattedra univesitaria ma non altrettanto alla cattedra di San Pietro? E qui sorge un’altra questione, o meglio, si riapre: era forse più adatto a guidare la Chiesa con mano ferma e sguardo lungimirante il beato Papa Giovanni Paolo II, se ha poi lasciato al suo successore una Chiesa talmente “deturpata” da lotte intestine e da scandali d’ogni tipo da renderla ingovernabile? Chi si era sbagliato nell’elezione di Papa Wojtyla? I cardinali in conclave o lo Spirito Santo? Il gesto umile e coraggioso al tempo stesso di Benedetto XVI, ha voluto forse riparare a questo doppio errore (se non vogliamo dire peccato di omissione), confidando che lo Spirito Santo ne tenga conto al momento di scendere sul capo del suo successore e di benedirlo…

 

 

FULVIO SGUERSO

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