Chi è il vero Salvini? Stampa
Scritto da FULVIO SGUERSO   

CHI E’ IL VERO SALVINI?

“Je est un autre” (Rimbaud, Lettre du voyant , 15 maggio 1871)

 Italiani, amici e nemici miei, concittadini, lettori di “Trucioli savonesi”, elettori della Lega - Salvini premier, di Fratelli d’Italia, del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico (lasciamo in pace, una volta tanto, i partiti minori) è stata  posta su queste pagine online una questione fondamentale per il destino del popolo italiano: chi è il vero Salvini? Veramente, chi l’ha posta (vedi l’articolo del docente di filosofia in pensione Pier Franco Lisorini da Livorno “Se al Salvini vero se ne sostituisce uno di comodo” su “Trucioli savonesi” di domenica 22 /11/ 2020) non ha dubbi sulla vera identità del Capitano: Matteo Salvini è quello che egli medesimo dice di essere, né più né meno, cioè il leader carismatico, il patriota, il sovranista (non ancora sovrano) adorato dai suoi tanti seguaci e apologeti, non certo quello dipinto a tinte fosche dai suoi detrattori, dagli avversari politici (tre i quali alcuni magistrati politicizzati), che si sono fabbricati un Salvini di comodo per meglio colpirlo, insultarlo ed esporlo al pubblico ludibrio. 

 


 

 Il filosofo livornese si è assunto il ruolo di  difensore aggiunto nei processi e nelle varie pendenze giudiziarie riguardanti il segretario della Lega ( non più Lega Nord ma ora Lega – Salvini premier) nonché di aspirante opinion leader a favore di Salvini premier. Quale altro significato possono avere, infatti, parole come le seguenti: “Chi ha avuto modo di ascoltarlo sa che il suo linguaggio è semplice e chiaro, che va diretto al punto e non mette nelle sue parole una particolare carica emotiva. Difficile sentirlo gridare, anche nei comizi, dove anche i politici più compassati si sbracano e urlano, e la sua gestualità è composta e contenuta. Insomma il suo è un approccio colloquiale, basato sui fatti e su proposte concrete, poca enfasi e molta concretezza. Semmai l’uomo punta molto sulla simpatia, sulla vicinanza, il contatto fisico, l’abbattimento delle barriere, il selfie, a cui ora tutti i politici, primo fra tutti il Cicisbeo, ricorrono, è stato e resta un suo cavallo di battaglia”. Anche in tempi di pandemia, o mi sbaglio?

 


 

Ma, a parte questa circostanza secondaria ed evidentemente poco significativa per un docente in pensione ma instancabile attivista contro il governo giallorosso di quello che chiama “il Cicisbeo”  e la sua “dittatura sanitaria”, siamo sicuri che il Salvini dei selfie, dello stile colloquiale, dei bagni di folla, del parlare semplice (o meglio, semplificato) e chiaro (ma non sempre, si pensi, tanto per fare un esempio concreto,  ai suoi misteriosi rapporti con Putin tramite il neonazista Savoini) e dell’abbattimento delle barriere (quali? Quelle costituzionali?) e del contatto fisico sia il vero Salvini o non piuttosto il Salvini costruito a tavolino dalla cosiddetta “Bestia”, idest dal suo staff dell’ufficio propaganda? Sintomatico è l’uso assiduo dei social e della presenza fissa nei programmi televisivi orientati a destra come quelli condotti da Nicola Porro, Mario Giordano e  Paolo  Del Debbio. Sull’uso (e l’abuso) dei social network e della televisione da parte del Capitano si può leggere un ben informato saggio breve (Perché la strategia comunicativa di Salvini funziona e attira consensi?) pubblicato sul sito “Cara italia”, in cui leggiamo: “Durante gli ultimi anni abbiamo assistito ad un grande aumento del consenso sociale nei confronti della Lega e della politica promossa da Matteo Salvini. Ci siamo abituati alla sua retorica, ai selfie, ai panini con la nutella, ai cocktail in spiaggia, all’ostentazione della sua religiosità.

 


 

I suoi slogan, con la loro semplicità e leggerezza, sono diventati il tormentone dell’estate 2019. Il successo social di Salvini è frutto di una strategia comunicativa molto precisa che si è evoluta, nel corso del tempo, attraverso un’accurata pianificazione che ha creato una macchina della propaganda semplice, a tratti rozza, ma precisa e capillare. Le reti social di Salvini sono gestite da “La Bestia” – un sistema di comunicazione messo in piedi da Luca Morisi, social media manager di Salvini …La strategia comunicativa proposta da Luca Morisi… appare istintiva e spontanea, ma non lascia neanche una virgola al caso. Ogni contenuto è progettato sulle preferenze degli utenti, in modo da ‘dare al pubblico ciò che il pubblico vuole’, sfruttando un modo di comunicare che rispecchia quello dell’utente medio di Facebook che apprezza gattini e Nutella, che usa il maiuscolo, i meme, le foto sgranate, i fotomontaggi con grafiche dozzinali che fanno di Salvini UNO DI NOI… Per comprendere l’efficacia di una strategia comunicativa apparentemente così semplice ma in realtà molto ricercata dobbiamo conoscere le caratteristica generali e i vincoli del discorso politico mediatizzato. La particolarità dei messaggi che passano attraverso la televisione e i social riguarda il fatto che essi non prevedono un’interazione diretta con il pubblico che, dall’altra parte del display, non può prendere parte alla costruzione condivisa di significati, ma riceve un messaggio con il quale può essere o meno in accordo”.

 


Luca Morisci con Salvini

 

 Stranamente (o forse no) nell’arringa pro Salvini dell’avvocato, pardon, del professor Pier Franco Lisorini non è neppure sfiorata  l’ipotesi che dietro la semplicità e colloquialità dello stile comunicativo salviniano ci sia una strategia retorica ben precisa basata su alcune regole fondamentali che troviamo elencate sempre nel saggio breve sopra citato. E, già che ci siamo, vediamole una per una: 1) Massima semplicità nella comunicazione. Tiene conto del fatto che i social non sono adatti a discorsi lunghi e complessi e  che l’analfabetismo funzionale italiano raggiunge uno dei tassi più alti in Europa. 2) Suscitare emozioni forti, meglio se negative. Tiene conto del fatto che un messaggio politico è tanto più persuasivo e in grado di ottenere consenso quanto più suscita emozioni forti, specie se negative, indipendentemente dalla validità dei contenuti politici del messaggio stesso. 3) Attribuire valori positivi a sé  e al proprio partito e valori negativi agli oppositori. Tiene conto del fatto che la propaganda politica si basa sulla costruzione di tesi contrapposte e fa riferimento a un NOI collettivo che opera solo per il bene dei cittadini, al contrario di un LORO altrettanto  collettivo che agisce solo per avidità di potere e di ricchezza. 4) Ricorrere  a valori più alti per aumentare la propria autorevolezza. Affidare gli italiani al Sacro Cuore di Maria Immacolata e baciare il Rosario sono due argomenti retorici sui quali Salvini ha fatto leva, in piazza, sui social e anche in Parlamento  (all’interno del quale, per legge, non dovrebbero esporsi simboli religiosi).

 


 

 Altro che semplicità, spontaneità, empatia: ogni atteggiamento, ogni gesto, e persino ogni capo di abbigliamento, è  studiato e progettato ai fini del consenso di massa. Tra l’altro è incredibile la disinvoltura con cui è passato dal culto pagano del dio Po al culto mariano, al bacio al Crocefisso, al Vangelo brandito in piazza come un’arma senza uno straccio di spiegazione che non sia quella dell’uso strumentale della religione, o meglio, dei simboli religiosi esibiti nei comizi come specchietto per quelle allodole delle anime semplici che non mancano mai al seguito dei capi carismatici (o presunti tali). Verrebbe da dire: “Che s’ha da fa’ pe campa’!”. Anche a questo riguardo, il docente di filosofia emerito, Pier Franco Lisorini, riesce a giustificare quello che, a questo punto, possiamo definire il suo idealtipo politico: “Di Salvini mi fanno sorridere rosari, crocifissi e invocazioni alla Vergine Maria ma fanno parte del personaggio e se irritano qualche bigotto, vero è i cattocomunisti, ben vengano queste manifestazioni di fede popolare”. Ben vengano? Dunque tutto fa brodo per il docente agnostico, ma obbediente al verbo del Capitano perinde ac cadaver, purché si volga contro quelli che lui chiama “i compagni”? Ho capito bene? Mi illumini, la prego, professore. Quanto ai contenuti politici, lo abbiamo visto all’opera nelle funzione di ministro dell’Interno e di vice premier nel primo governo Conte, quando passava la maggior parte del suo tempo in giro per l’Italia  a far comizi, o a predicare sui social o in televisione, come fosse perennemente in campagna elettorale.

 


 

Un Salvini di lotta e di governo che si era un po’ montato la testa  a causa dei troppi bagni di folla osannante e dei tanti sondaggi (ora disprezzati perché registrano una notevole flessione del consenso nei suoi confronti) che lo davano vincente in caso di elezioni anticipate, tanto da indurlo a chiedere direttamente al popolo italiano,  tramite of course  televisione e social network,  i pieni poteri, scavalcando il Parlamento e lo stesso Presidente della Repubblica. Abbiamo visto com’è andata a finire. Quanto al giudizio sulla sua politica estera antieuropea e di contrasto a quella che lui, insieme a tutti i patrioti i sovranisti, chiama invasione, valga quello formulato nell’Appello- allarme del 3 agosto 2018 sull’involuzione generale della politica italiana dominata dall’attivismo del ministro dell’Interno che travalicava continuamente i limiti del suo mandato. Tra i firmatari dell’Appello lanciato dai docenti universitari di Filosofia Enrico Berti e Massimo Cacciari troviamo Michele Ciliberto, Biagio di Giovanni, Vittorio Gregotti, Giacomo Marramao, Mimmo Palladino, Maurizio Pollini, Salvatore Sciarrino… Vediamo il testo dell’Appello: “La situazione dell’Italia si sta avvitando in una spirale distruttiva. L’alleanza di governo giallo-verde diffonde linguaggi e valori lontani dalla cultura, europea e occidentale, dell’Italia. Le politiche progettate sono lontane da qualsivoglia realismo e gravemente demagogiche. Nella mancanza di una forte opposizione, i linguaggi e le pratiche dei partiti di governo stanno configurando una sorta di pensiero unico, intriso di rancore e di risentimento. Il popolo è contrapposto alla casta, con una apologia della Rete e della democrazia diretta che si risolve, come sempre è accaduto, nel potere incontrollabile dei pochi, dei capi. L’ossessione del problema degli immigrati, ingigantito oltre ogni misura, è gestito con intollerabile disumanità, acuisce in modo drammatico una crisi dell’Unione europea che potrebbe essere senza ritorno”. Ecco perché non oso nemmeno immaginare cosa potrebbe succedere, oggi, ancora in piena pandemia, con Salvini presidente del Consiglio.


  FULVIO SGUERSO 

 

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