Valle Scrivia, è nato il Comitato “Chi inquina paga” Stampa
Scritto da FABIO MAZZARI da l'inchiostro fresco   
Tra Genova ed Alessandria i dati relativi
all'inquinamento sono preoccupanti
Valle Scrivia, è nato il Comitato “Chi inquina paga

 La direttiva 2004/35/CE sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale è chiara e stabilisce le norme basate sul principio «chi inquina paga». Sostengono i rappresentanti del Comitato “Chi inquina paga”, ciò significa che una società che provoca un danno ambientale ne è responsabile e deve farsi carico di intraprendere le necessarie azioni di prevenzione o di riparazione e di sostenere tutti i costi relativi.

Per avere la certezza che la Direttiva venga rispettata in tutte le sue parti, consci degli innumerevoli precedenti tristemente distribuiti sul territorio nazionale, un gruppo di cittadini ha dato il via ad un comitato per la tutela dell’ambiente, con un concetto molto semplice: le aziende che operano su un territorio, di qualunque tipo esse siano, cioè non solo quelle inquinanti ma anche quelle che cessano l’attività, devono, provvedere a loro spese alle necessarie bonifiche ambientali e smantellare completamente il manufatto industriale.

Le aziende, private o pubbliche che siano, devono rispettare la normativa europea che prescrive l’obbligo, nel momento in cui cessa la propria attività, di restituire il territorio così come l’aveva trovato, in altre parole, deve provvedere alla totale bonifica. Questa normativa riguarda non solo le attività industriali ma anche, ad esempio, l’edilizia, troppo spesso abbiamo visto infatti casi di imprese edili fallite che hanno lasciato in “eredità” costruzioni in abbandono, sprofondate poi nel degrado.

Il comitato è formato soprattutto da cittadini della Valle Scrivia genovese e della Val Polcevera ma vi sono anche aderenti da Genova e dalla bassa Valle Scrivia alessandrina. La zona presa in considerazione è fortemente investita da problemi di inquinamento, per via della presenza di attività ad alto impatto ambientale, dalla raffineria Iplom di Busalla, al cementificio Cementir di Arquata Scrivia fino all’acciaieria Ilva di Novi Ligure.


I rappresentanti del comitato chiedono al Governo di modificare la norma vigente introducendo strumenti che prevedano la certezza della disponibilità delle risorse per effettuare le bonifiche, ed alle Istituzioni locali, di creare, nell’attesa del provvedimento legislativo, le condizioni per stipulare con le aziende un accordo che preveda la creazione di un fondo vincolato nel quale le aziende dovranno destinare un quantum tarato sul costo di bonifica, congiuntamente stimato, o la stipula di fideiussioni bancarie che abbiano gli enti pubblici come beneficiari.

Il comitato chiede inoltre al legislatore, l’introduzione di una norma che vieti la vendita delle aree non più utilizzate dalle aziende quando non ancora bonificate ed il subordino di eventuali autorizzazioni propedeutiche ad eventuali percorsi di riconversioni alla completa bonifica delle aree. I rappresentanti del comitato, a tutela della sostenibilità dei costi, introducono l’innovativo concetto di non individuare importi di accantonamento predeterminati, ma percentualmente rapportati a l’utile netto di esercizio o al fatturato.

Fabio Mazzari da l'nchiostro fresco

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