Stato, Patria, Nazione e Unità nazionale Stampa
Scritto da Marco Caviglione   
Stato, Patria, Nazione e Unità nazionale
Stato, Patria e Nazione sono concetti ben differenti
 
Lo Stato è un concetto eminentemente giuridico.
La Nazione invece è un concetto storico e culturale. L’idea di nazione nasce quando una moltitudine di persone condivide nei secoli un passato contrassegnato da storia, tradizioni, lingua e cultura comuni. Il desiderio di vivere in uno stato fondato su questi elementi comuni è stato l’elemento propulsivo per costituire dopo l’epoca feudale gli Stati nazionali, basati sulla corrispondenza tra l’appartenere ad un certa nazionalità e l’essere cittadini di un determinato stato, anche se è soprattutto con la Rivoluzione francese che si è determinato il concetto di partecipazione del popolo, della cittadinanza alla vita dello stato; l’Italia ha completato questo processo nel 19° secolo con un certo ritardo rispetto agli altri stati europei.
Di fatto, in realtà, questa partecipazione si è rivelata spesso essere, ancora ai nostri giorni, e soprattutto per l’Italia, una delega alla cosiddetta classe politica a rappresentare le aspettative dei cittadini; delega, come sappiamo, spesso e volentieri non proprio rispettata, se non persino tradita (vedi nella nostra realtà provinciale la questione Tirreno Power, o, a livello nazionale, la volontà espressa dai cittadini nel referendum sul nucleare del 1987).
 

Nel 20° secolo l’idea di nazione è poi divenuta un gravissimo elemento di contrapposizione nei confronti di nazionalità diverse dalla propria, sfociando nel nazionalismo aggressivo che ha contribuito alle sanguinose guerre del secolo scorso.
La Patria è “la terra dei padri”, da cui deriva il termine patriota, che è colui che ha un forte sentimento di appartenenza ad un determinato territorio ed alla sua gente che è disposto a difendere anche con la vita da ogni eventuale aggressione. Il concetto di Patria è quindi legato a un’idea prevalentemente militare, e riguardo l’Italia può essere accostato a certi suoi momenti storici, come la prima e la seconda guerra mondiale; quest’ultima, dal 40 al 43, ha visto la Patria identificarsi con la dittatura fascista combattente contro le forze alleate, mentre dal settembre 43 all’aprile 45 il conflitto in Italia si è trasformato in guerra civile, in cui le Patrie son diventate 2, una continuante il fascismo, l’altra che invece si contrapponeva ad esso e al suo alleato tedesco, per anelare a uno stato nazionale fondato sulla libertà e la democrazia. Non sono d’accordo con questa amministrazione provinciale che dedica il 150°dell’unità italiana a coloro che hanno sempre considerato l’Italia come Patria: infatti il nostro Paese non ha più bisogno, e speriamo non ne abbia mai più bisogno, di dover essere difeso da eventuali aggressioni esterne, a meno che non si reputino, come purtroppo pare essere da questo governo (in particolare dalla Lega, che infatti non festeggia la giornata odierna), le ondate migratorie dei nord-africani come un pericolo per l’integrità della nazione, quindi per la nostra storia, tradizioni, lingua e cultura, e magari anche religione. L’Italia, a mio parere, deve essere intesa invece come Nazione, ma certamente una sua vera unità nazionale non è mai stata, e non lo è ancora, raggiunta, come dimostrano proprio i litigi sull’opportunità o meno di festeggiare la ricorrenza del 150°, i quali finiscono per acuire le differenze sempre esistenti dal 1861 ad oggi, come quelle tra nord e sud, tra ricchi e poveri, tra pubblico e privato (e non solo come istruzione), tra storia e revisionismo storico (dopo il 45), e nei vari campi dello sviluppo economico, come ad esempio in quello delle scelte energetiche.,dove il Paese continua ad essere asservito dalla classe dirigente alle fonti fossili, ma con lo spettro futuro del nucleare, non volendo mai considerare veramente, a differenza di molti altri paesi sviluppati, il naturale, conveniente ed ecologico uso delle fonti rinnovabili. L’unità nazionale è tra l’altro un valore fondante della nostra Costituzione, e non è certamente in antitesi col federalismo, come invece vorrebbe sostenere la Lega. Essa permetterebbe inoltre al nostro Paese di porre le condizioni di una maggiore partecipazione e quindi integrazione nell’Unione europea: infatti un’Italia divisa sulla propria unità nazionale, oltre che sulle varie questioni dette in precedenza, non si dimostrerebbe altro che un Paese politicamente debole e inaffidabile agli occhi delle altre nazioni europee, il cui rispetto e considerazione nei nostri confronti, già in passato non propriamente elevati, verrebbero ulteriormente a diminuire, dopo i già recenti cali a seguito delle note vicende del “nostro” Presidente del Consiglio. Constatato perciò che dal 1861 ad oggi la nostra nazione non si è quasi mai dimostrata veramente unita, proprio le celebrazioni del 17 marzo potrebbero rappresentare lo spunto per continuare con rinnovata convinzione quel percorso teso al definitivo raggiungimento dell’unità nazionale iniziato 150 anni fa e quindi al conseguimento della completa integrazione nell’Europa. Certamente la classe politica tutta dovrà sforzarsi, molto più che sino ad ora, di interpretare le esigenze e le aspettative dei cittadini, anzichè quelle di se' stessa, saltrimenti l'Italia non potrà mai arrivare a realizzare questi traguardi. 

Marco Caviglione Consigliere  Provinciale dell' IDV

 

Share/Save/Bookmark
 
Prego registrarsi o autenticarsi per aggiungere un commento a questo articolo.

Per rendere il nostro sito più facile ed intuitivo impieghiamo i cookie. Chiudendo questa notifica o navigando sul sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie
We use cookies to improve your experience on this website. By continuing to browse our site you agree to our use of cookies. privacy policy.

EU Cookie Directive Module Information