Il signor Lele Mora Stampa
Scritto da Bellamigo   
Il signor Lele Mora e… il festival di Sanremo      
     DE MATUTIANAE   PROPAGANDAE SENECTUTE
…quella sponda di ostentata decrepita spudoratezza… la corruzione…
 
Che nel 2011, dopo l’ormai antica liberazione dalle mutande controriformiste del nudo maschile e femminile, ammirabile, attraverso le opere d’arte, anche nelle cattedrali rette dai più bigotti funzionari della Chiesa, esista un’amministrazione laica che pensa di propagandare turisticamente la propria città –Sanremo- (l’antica Matutia) mediante cartellonistica afferente quasi-nudi occhieggianti di ragazzuole disponibili, è indice di senescenza mentale indotta anche dalle alte sfere e, peraltro, evidentemente, connaturata ai bassi livelli sottoacculturati del Far West ligustico.

Come i barbieri dello scorso secolo che, per gli auguri di Natale e Capodanno, regalavano un calendarietto profumato con l’immagine di una donnina discinta al mese, per rallegrare gli ingenui sogni proibiti degli affezionati Clienti . Il vecchiume di tale visione della donna trova nelle vicende che ammorbano il Paese, e lo ridicolizzano in tutto il mondo, una sponda di ostentata decrepita spudoratezza.

   Il signor Lele Mora, noto procacciatore di giovanette sensibili all’attrazione del facile guadagno con l’esibizione delle proprie grazie, è colui il quale provvede la città del Casinò della campagna promozionale (Pupe e il secchiello !-sic!) pare per il modico compenso di 100.000,00 euro.

Cotale personaggio è divenuto famoso, soprattutto ma non solo, per le implicazioni negli affari femminari della villa del grande Capo, in Arcore. Egli ha saputo condurvi procaci signorine, ansiose di ascoltare i discorsi politici di Lui, di assistere ai filmini delle sue battaglie di piazza; comprese del ruolo di ascoltatrici beneficande, per ciò solo, da Lui e dagli altri vegliardi che hanno con esse trascorso alcune ore serali, in delicati conversari.

Che male c’è? Potrebbe dirsi: ma se voleva fare del bene perché non ha raccolto alcuni barboni sparsi per la città di Milano? Forse che, per una lauta cena e un po’ di soldi, essi non lo avrebbero ascoltato con lo stesso rispetto, la stessa attenzione, la stessa competenza delle ragazze bellocce procurate dal Lele? (Ecco, queste sono le sortite dei soliti comunisti!)

Noi, però, crediamo che egli, il Lele, pacioso e tranquillizzante, si faccia di tutto questo chiasso sgabello per altri e più svariati incarichi . “Parlano male di me?”, pare abbia detto, “…l’importante è che parlino di me, male o bene che differenza fa?”

   Intanto si afferma che sia addentro, da tempo, alle sanremasche iniziative organizzative del Festival e non abbia avuto alcun bisogno della fama attuale per azionare, a ponente, le sue cospicue entrature.

Al fine di non restare sommersi dalla stampa quotidiana, costretta oggi ad ammannirci anche fatti personali di rilevanza giudiziaria e politica della nostra povera Italia, ci siamo rituffati nello “Zibaldone di pensieri di varia filosofia e di bella letteratura” del grande Giacomo Leopardi, risalente agli anni ‘20 e ’30 dell’800.

    L’attualità delle posizioni politiche del Poeta è sconvolgente: “L’uomo per natura è libero e uguale a qualunque altro della sua specie” (545-numerazione pagine orig. dell’autore) . Sembra una sintesi dell’art. 3 della Costituzione.

   Parlando poi del potere “assoluto” lo definisce il “pessimo di tutti i governi” (574 id.)... “E la ragione è che, tolte le credenze e illusioni naturali, non c’è ragione, non è possibile né umano, che altri sacrifichi un suo minimo vantaggio al bene altrui, cosa essenzialmente contraria all’amor proprio, essenziale a tutti gli animali. Sicché gli interessi di tutti e di ciascuno sono sempre infallibilmente posposti a quelli di uno solo, quando questi ha il pieno potere di servirsi degli altri e delle cose loro per li vantaggi e i piaceri suoi, siano anche capricci, insomma per qualunque soddisfazione sua.”

   Ci ha colti sul fatto il vetero-compagno Pistarino che ha voluto, a tutti i costi, ascoltare questi passi .

   “Ti veddi, ci ha detto, che anche Leopardi ô l’ea de sinistra!”

Ma cosa dici, Pista, egli cercava, con grande sforzo, di conciliare lo stato di natura e quindi di libertà con le esigenze del vivere in società. La fatica concettuale del Poeta lo porta ad affermare la necessità della ragione che non entrava nel piano della natura: “E’ necessaria ai nostri tempi, dove l’ordine delle cose è corrotto…, che la stretta precisione delle leggi , istituzioni, statuti, governi ecc., insomma delle cose , è sempre cresciuta in proporzione che gli uomini e i secoli sono stati più guasti, ed ora è venuta al colmo, perché anche la corruzione è eccessiva e ha passato tutti i limiti.”

    “Meggiô de côscì, mancô Napolitano!” 

Ma Pista, non c’entrano destra e sinistra ! 

    “E alôa dighelô e, per celebrare il 150°, almeno seguano Leopardi, Dante, Bacigalupo, quarched’ün insômma, e i cianten lì de fâ bordello”.

    Pista, il tuo richiamo vale anche per Sanremo?

“Sôvratütto! I han zà ô Casinò, nô l’è ô caxô d’aveghe anche ô casin!”

 

   BELLAMIGO

    

Uniti si vince da Ventimiglia a La Spezia . C'è chi tifa e c'è chi si stufa. E i nostri politici?

 

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