Il lockdown solo per gli anziani? Stampa
Scritto da GIORGIO MENARDO da Il Letimbro   

 PILLOLE DI SALUTE di Giorgio Menardo
dal mensile IL LETIMBRO
 

Il lockdown solo per gli anziani?

 

 

Sembra piacere ad alcuni presidenti di regione l’idea di un lockdown solo per gli anziani, magari da prolungare fino alla distribuzione del vaccino. Secondo questa teoria, isolando in casa coloro che hanno compiuto 65 o 70 anni – mentre gli altri, potrebbero continuare a lavorare o andare a scuola – si avrebbero contemporaneamente grandi vantaggi per la salute e per l’economia. L’idea si basa sull’errore concettuale di considerare i “vecchi” un gruppo omogeneo. Invecchiando le persone diventano sempre più diverse l’una dall’altra e non certo più simili. Con gli anni si sommano i risultati di stili di vita differenti: c’è chi fuma, chi beve, chi mangia più del necessario e diventa obeso, chi conduce una vita sedentaria e chi invece ha stili di vita molto sani. Si sommano inoltre le malattie che nel corso degli anni le persone possono aver avuto: tutto questo aumenta le diversità fra le persone della stessa età. L’individuazione dei soggetti a rischio deve essere fatta sulla base delle condizioni di salute più che su criteri meramente anagrafici: un cinquantenne obeso e fumatore è più a rischio di un settantenne in buona forma fisica. Questo problema si pose in altri paesi quando, dopo la prima ondata della pandemia, le misure di lockdown venivano allentate: in Irlanda il governo decise che per gli ultrasettantenni le restrizioni dovevano continuare. L’Associazione medica britannica definì questa decisone non etica e illegale. L’esecutivo del vicino Regno Unito divise invece i pazienti in“clinicamente vulnerabili” ai quali venne raccomandato di ridurre al minimo i contatti sociali, e di uscire di casa il meno possibile, e un’altra categoria definita “clinicamente molto vulnerabile” che comprendeva persone affette da certi tumori o da alcune malattie respiratorie gravi. Queste ricevettero dal loro medico di famiglia una lettera che le invitava a non uscire di casa per nessuna ragione. Il motivo per il quale alcuni ministri del governo britannico volevano includere gli ultrasettantenni fra le persone a rischio era che l’81.5% dei morti per Covid-19 aveva più di 70 anni. Gli epidemiologi fecero prontamente notare che anche in epoche normali, senza coronavirus, l’82% di chi muore ha più di 70 anni. L’attuale pandemia sta ponendo i medici in condizioni molto difficili: la richiesta di cure negli ospedali supera, talora, la possibilità di erogarle. Se i malati che hanno bisogno di un respiratore per sopravvivere sono più numerosi dei respiratori disponibili si pone il problema di chi ha la precedenza. Quasi tutti sono concordi nel non utilizzare quello anagrafico come unico criterio, ma piuttosto la speranza di vita calcolata tenendo conto di tutti i fattori disponibili che sono oltre all’età le altre patologie presenti e la qualità della vita che il paziente avrebbe dopo la guarigione. Tra un quarantenne e un ottantenne, entrambi senza altre malattie, è facile calcolare chi ha una speranza di vita maggiore. Le cose si complicano se il quarantenne è portatore di una grave patologia che da sola riduce fortemente la sua speranza di vita. E ci sono ulteriori problemi: per curare gli affetti da Covid si bloccano le altre attività privando delle cure necessarie molti malati di patologie anche gravi. Lo sforzo di tutti deve essere quello di non creare le situazioni dette sopra facendo di tutto per non ammalarsi. Una indagine condotta nella città di Chicago sugli ultrasettantenni dimostra che l’83% di loro è pronto ad autoisolarsi, anche per un lungo periodo, se questo può servire ai più giovani. I vecchi sono, nella stragrande maggioranza, persone sulle quali una forte motivazione per contribuire al bene comune, induce comportamenti virtuosi, facendoli sentire protagonisti di uno sforzo collettivo e non emarginati perché fragili.

      

  Dott. Giorgio Menardo da IL LETIMBRO

  

 In edicola il numero di Gennaio

 

 

 

Share/Save/Bookmark
 
Prego registrarsi o autenticarsi per aggiungere un commento a questo articolo.

Per rendere il nostro sito più facile ed intuitivo impieghiamo i cookie. Chiudendo questa notifica o navigando sul sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie
We use cookies to improve your experience on this website. By continuing to browse our site you agree to our use of cookies. privacy policy.

EU Cookie Directive Module Information