Test sierologici, ma non fai da te Stampa
Scritto da GIORGIO MENARDO da Il Letimbro   
 
PILLOLE DI SALUTE di Giorgio Menardo
Test sierologici, ma non fai da te 
 

 

Molte persone in buona salute, apprendendo dai mezzi di informazione che spesso l’infezione da Covid-19 decorre senza sintomi importanti e ricordandosi, magari, di aver avuto negli ultimi 3 o 4 mesi un fugace mal di gola, un po’ di febbre, a suo tempo interpretato come un malanno di stagione, si augurano, adesso, che quei sintomi fossero dovuti a una forma lieve della pandemia in corso e vorrebbero averne conferma con un esame di laboratorio. La curiosità è legittima: se una persona scoprisse di aver superato, con sintomi lievi o addirittura senza sintomi, l’infezione, potrebbe avere la cosiddetta patente di immunità di cui tanto si parla e quindi andare a lavorare e frequentare altre persone senza il timore di potersi contagiare. Molti si lamentano di non poter fare il famoso tampone, mentre altri chiedono delucidazioni sui test sierologici. Bisogna subito chiarire la differenza fra i test possibili. Il tampone è un test che, con una complessa tecnica di laboratorio richiedente molte ore e che quindi ogni laboratorio attrezzato può eseguire in numero limitato, dimostra la presenza del Coronavirus nel naso o nella gola del paziente. Questo esame è quindi fondamentale per fare diagnosi di Covid-19 in un paziente con sintomi compatibili. I pazienti che hanno avuto la malattia, anche nella forma più grave, quando guariscono hanno il tampone negativo perché il virus non è più dentro il loro corpo. Per sapere se una persona ha incontrato o no il Coronavirus in passato, senza accorgersene o quasi, sono invece indicati i test sierologici. Quando il nostro organismo incontra un virus che lo aggredisce si difende fabbricando anticorpi che sono di due tipi: IgM che si trovano nel sangue nella fase acuta dell’infezione, mentre dalla seconda o terza settimana le IgM diminuiscono fino a sparire e sono invece presenti le IgG che in alcune infezioni durano molto a lungo, magari tutta la vita. Nel caso del Covid-19 ancora non sappiamo quanto durano. Chi con un test sierologico trovasse anticorpi IgM dovrebbe consultare il medico di famiglia che provvederà a fargli fare tutti gli accertamenti necessari perché è nella fase acuta della infezione e quindi deve essere isolato ed essere curato, se necessario. Chi invece trovasse le IgG potrebbe stare tranquillo e anzi considerarsi immune, anche se questa regola, che vale per quasi tutte le altre infezioni, ancora non sappiamo se sia valida al 100% per l’attuale pandemia. Su internet c’è un’offerta imponente di questi test che ognuno può comprare ed eseguire a casa propria, secondo la pubblicità che li accompagna. Circolano in rete anche alcuni video: uno di questi è realizzato da un giornalista che a metà marzo, spazientito dal fatto di non riuscire a farsi fare il test nei laboratori pubblici privati lo ha ordinato per circa 200 euro su un sito estero. Il filmato prosegue con il giornalista che si punge un dito, fa cadere una goccia di sangue sul vetrino e, dopo un quarto d’ora, osserva con soddisfazione la comparsa sul vetrino di una la banda verde che indicherebbe che nel suo sangue ci sono anticorpi IgG e che quindi h incontrato il Coronavirus e ha la patente di immunità. Bisogna diffidare di queste soluzioni fai da te. Gli esami di laboratorio, per essere affidabili hanno bisogno di attrezzature complesse e costose, ma soprattutto di specialisti qualificati che sappiano scegliere i reattivi giusti, far funzionare bene le apparecchiature, validarne ed interpretare i risultati. Un esempio di quanto sia difficile scegliere un esame affidabile ce lo dice quanto successo in Inghilterra dove il governo aveva deciso di comprare oltre 17 milioni di test invitando le molte aziende che li producono a inviare campioni per scegliere i migliori: L’università di Oxford, incaricata di valutare il più valido, li ha bocciati tutti: nessun abbastanza affidabile.

   

 Giorgio Menardo da IL Letimbro

 

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