Oggi, primo settembre Stampa
Scritto da SALVATORE GANCI   
Oggi, primo settembre

           Oggi, sono le 7.40, sarei probabilmente nel mio laboratorio, con due ore buone di anticipo sulla convocazione del Preside (ah, …dovevo scrivere “Dirigente Scolastico”), ad effettuare un rapido controllo agli specchi dell’interferometro di Michelson, dopo il caldo umido di agosto, e in attesa del Collegio dei Docenti. Probabilmente sarei guardato come una cariatide “straordinariamente diritta”, sarei ad ascoltare le lagnanze della collega del Sud contro l’assegnazione ministeriale della ‘Buona Scuola’ “così lontano da casa”, sarei a scegliermi una lettura per la noia mortale di ascoltare la “calendarizzazione” (termine osceno) della “programmazione” per classi in verticale e per corsi paralleli. Noia comune a tutti i Docenti che, “provando e riprovando”, attraverso tanti errori, sanno benissimo che sul verbale sarà scritto che tutti lavoreremo in sinergia e sullo stesso programma, con termini ricorrenti come “conoscenza critica, competenza, capacità (le tre “c” della Letizia Moratti), con uniformità di criteri docimologici e un mucchio di altra burocrazia che molto poco ha a che fare con il “Sapere”. Nella realtà, ognuno lavorerà enfatizzando maggiormente alcuni aspetti del programma e accennando di sfuggita a quelli inutili, mentre più rigida e omogenea risulterà, ovviamente, la programmazione nel settore Fisico-Matematico. Tutti (o quasi) alle prese con un “libro di testo” (la coperta di Linus di chi ha sbagliato mestiere) non ricevuto dal rappresentante editoriale, tutti preoccupati per l’assegnazione alle classi…

  

Confesso candidamente di non essermi preoccupato degli aspetti burocratici, del libro di testo (che non è per nulla obbligatorio e spesso dissacrato con i miei studenti per qualche “svarione concettuale e/o di dati sperimentali”: sto parlando di Fisica). L’unica mia preoccupazione era: “ma… effettuando una esperienza d’aula semplice, daranno ragione al “libro Aristotele” o alla “fenomenologia osservata”? Preoccupazione legittima, visto che mostrato l’equilibrio di una gomma su un righello sul quale avevo incollato una striscia di “carta assorbente” con un angolo, rispetto l’orizzontale, vistosamente maggiore di 45° mi sentii candidamente dire (da una collega!): “…ma sul libro è scritto che [il coefficiente d’attrito statico] è sempre minore di 1…”

Il primo settembre di dodici anni fa lasciai l’insegnamento con una tristezza infinita: due le scelte: o andare via con 36 anni di contributi, o, come mio padre, proseguire, a richiesta, fino ai 70 anni. Non fidandomi della volubilità ministeriale piuttosto che essere congedato “perché ormai non servi più a nulla e a nessuno” preferii riscattare (pagati salatamente) i quattro anni di Università e abbandonai. Un po’ come chi lascia l’amata perché “sente”, che a breve, sarà lei a lasciarlo…


Oggi non sono “a terra” come il devastante primo settembre di dodici anni fa. La scuola è cambiata, probabilmente è la stessa gioventù che vedo profondamente mutata e demotivata. Più che spiegare dignitosamente un po’ d’Analisi Matematica e di Elettromagnetismo sarei costretto a spiegare il significato della terminologia usata, dovrei richiamare spesso l’origine etimologica dei termini usati perché l’abuso di linguaggio è diventato “regola”, come regola è diventata la tolleranza del ritardo anche se in 27 anni prendevo l’autobus precedente per essere in classe i fatidici “cinque minuti prima”, lasciando fuori i ritardatari, la prima ora,  perché nessuno poteva contestare a me un ritardo. Insomma, oltre al “trasmettere il Sapere” dovevo essere un esempio “etico” (il termine “educativo” mi disturba…). Oggi, magari, dovrei sopportare con pazienza il ragazzotto con il cappellino a visiera rovesciata che entra 10 minuti dopo avere iniziato la lezione …o è rivoluzione. E’ inevitabile: manca l’educazione primaria data ai figli e la ottima Collega della Scuola Elementare rischia, qualche volta, a volerla impartire…e mi sovvengono le parole del mio compianto professore di Latino: “La Scuola o è tempio o è tana”…

No, oggi non sono per nulla triste; posso rileggere “Una Storia Noiosa” di Antòn Cechov, sentendomi narcisisticamente in sintonia con il vecchio protagonista – un anziano Professore di Anatomia- che lascerà l’insegnamento, ma, per altre cause… Ottimisticamente aspetto un mio ex studente (ormai trentaduenne) che, sventurato, si iscrisse a Fisica, per “uploadare” assieme un paper per una dignitosa rivista scientifica…

« La garde meurt mais ne se rend pas! »

 

S. Ganci
Studio di Catalogazione e Conservazione Strumenti Scientifici
16030 Casarza Ligure, GE, Italy.
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