La ricetta di Natale: I Falafel Stampa
Scritto da SALVATORE GANCI   

 Ricetta di Natale

Natale. Festività che da sempre cade intorno al solstizio d’inverno, quando il sole sembra riprendersi la luce delle lanterne e ai Saturnali viene sostituita la festività del Sole invitto. Solo molto più tardi la festività diventa la ricorrenza di una nascita che, di fatto, ha cambiato il mondo. Qualunque sia la propria convinzione e/o il proprio senso religioso o semplicemente “etico e morale”, è una giornata dedicata alla pace tra umani. Prima di passare alla ricetta vorrei riportare, se di interesse, un passo di un racconto di Antòn Cechov che descrive il breve colloquio tra un prete ortodosso e un locandiere tartaro e pertanto  musulmano.

... .  “Kerbalài parlava bene il russo, ma il diacono pensava che il tartaro lo avrebbe capito più presto se avesse parlato con lui un russo storpiato. – Cuocere frittatina, dare formaggio … – Vieni, vieni Pope. – disse Kerbalài, inchinandosi. – Tutto darò … C’è il formaggio e c’è il vino … Mangia quello che vuoi.  – Com’è in tartaro Dio? – domandava il diacono, entrando nel duchàn. – Il tuo Dio e il mio Dio sono tutt’uno – rispose Kerbalài, non avendolo capito. – Dio è uno per tutti e solo gli uomini sono diversi. Chi è russo e chi è turco, chi è inglese: c’è molta gente d’ogni sorta, ma Dio è uno solo. – Bene. Se tutti i popoli adorano un solo Dio, allora perché voi musulmani considerate noi cristiani come vostri eterni nemici? – Perché ti arrabbi? – disse Kerbalài prendendosi il ventre con ambedue le mani. – Tu sei Pope, io sono musulmano, tu dici: voglio mangiare, io te ne dò … Solo il ricco sta a distinguere qual Dio è tuo e quale è mio, ma per il povero è tutt’uno. Mangia, ti prego”...

(Antòn Cechov, Il Duello, (traduzione di A. Polledro, edizioni BUR 1962))

Ritengo pertanto sia gradito un piatto natalizio che accomuna tutto il Medio Oriente secolarmente in guerra ma che, curiosamente, mangia lo stesso piatto.

I Falafel.

Si trovano nei caffè di Tel Aviv come in quelli di Giaffa (il quartiere arabo a sud della città). Come si trovano in tutte le cittadine palestinesi, arabe, israeliane. Io li provai, se non ricordo male, a Istanbul da un ambulante... Un piatto che accomuna tutto un medio-oriente che non riesce a trovare un po’ di pace. In buona sostanza sono delle polpettine di ceci crudi. Un piatto pertanto esclusivamente vegano nel senso più ortodosso del termine.

Mettete in ammollo in acqua (circa 4 litri) con un cucchiaino di bicarbonato un pacco di ceci. Lasciateli in ammollo dalle 12 alle 24 ore. Sono pronti quando schiacciati tra due dita si spezzano separandosi dalla buccia. A più riprese mettete una manciata di ceci tra due strofinacci ruvidi e schiacciando separate i ceci dalle bucce. Raccogliete i ceci privati delle bucce e nel robot da cucina mettete i ceci bene asciutti, una presa di sale grosso, coriandolo in polvere, semi di cumino, pepe bianco, prezzemolo tritato, aglio. Un ciuffetto di prezzemolo di norma è sufficiente. L’ideale sarebbe avere il coriandolo fresco (che si coltiva benissimo in vaso). Quando l’impasto è pronto lasciatelo riposare in frigorifero per un paio d’ore. Successivamente provate, schiacciando con le mani, a formare una palla prelevando una cucchiaiata del composto. Se non lega aggiungete un po’ di farina o meglio ancora di farina di ceci fino a che riuscirete a trarne delle sfere di 2 - 3–centimetri di diametro. Schiacciatele lievemente in modo da avere dei falafel rotondi, regolari e spessi un dito. Friggere in abbondante olio di oliva non troppo caldo fino a cottura che si manifesta con un bel colore bruno chiaro.

A tutti un sereno Natale, o una buona “festa del sole invitto”, o “buona giornata” in cui si ricorda come la pace sia, oltre tutto, la scelta più razionale.

 

P.S. Tutte le fotografie si riferiscono sempre e senza eccezioni al piatto realmente preparato dal sottoscritto e consumato da tre persone

 
 
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