Natale Stampa
Scritto da Salvatore Ganci   
NATALE
Natale. Festività che da sempre cade intorno al solstizio d’inverno, quando il sole sembra riprendersi la luce delle lanterne e ai Saturnali viene sostituita la festività del Sole Invitto. Solo molto più tardi la festività diventa la ricorrenza di una nascita che ha cambiato il mondo. Un Illuminato che non volendo contraddire ma perfezionare la Legge Mosaica con quel magistrale “chi è senza peccato scagli la prima pietra” è andato davvero ben oltre.
Probabilmente è il motivo per cui anche i nostri vicini di casa, sopra di noi, Musulmani, hanno “regalato” al nostro litigioso condominio la falciatura del giardino condominiale, forse perché l’elementare senso di amore per il prossimo fa parte di una morale universale dove anche i senza Dio o i miscredenti hanno il loro posto e sentono di potere vivere questa festività indipendentemente dal proprio senso religioso. D’altra parte, qualcuno sa trovarmi una famiglia di “senza Dio” che non educhi i propri figli nella più autentica osservanza degli insegnamenti diretti del Cristo? Oggi, il dio denaro ha riportato la sua vittoria sia sul Sole invitto, sia sul senso della natività del Cristo, riconducendo il Natale un po’ allo spirito dei Saturnali ma nell’aspetto peggiore. Una festa dove è “out” non dare sfoggio di sfrenato consumismo. Si fanno uscire album e best seller a Natale, la pubblicità martellante dei profumi richiede un affinamento delle nostre conoscenze dell’Inglese spoken sia con inflessioni “British” sia con inflessioni “Californian”, lo “stacco” in aereo verso Sharm el Sheik o il cenone in famiglia (ma per molti quale? La prima o la terza?) comunque l’importante è una grande tavola e uno stomaco di ferro per reggere la finzione “per amore dei figli” che più imbarazzati di noi, preferirebbero vivere la notte per strada con gli amici che vivono la loro stessa vicenda.
Non importa se qualcuno (per disgrazia o scelta imposta dal vissuto) non ha un angolo riparato dal vento dove bersi in pace una mezza bottiglia di vino e in qualche Comune del Nord rischia di essere anche multato e, purtroppo per lui, anche le stazioni ferroviarie piccole e medie vengono chiuse la notte.

E’ Natale perché qualche ex studente, dopo tanti anni, ancora ha il tuo numero di cellulare e ti manda un SMS. Come il sole inizia la sua vittoria dalle tenebre, quell’SMS ti fa rivivere un attimo la sensazione “abbiamo percorso serenamente un tratto del nostro viaggio: questa sera so che ci sei”. Casualmente, in questi giorni rileggevo (sarà la quinta volta nella mia vita?) quello splendido racconto di Antòn Cechov intitolato “Il Duello”. Non è certo un racconto natalizio visto che un “duello” non è certo una espressione d’amore per il nostro prossimo. Eppure, al di là di ciò che di “bene” ha portato lo striscio di una pallottola sul collo del protagonista Laievski, c’è nel finale una lezione di tolleranza religiosa (un dialogo tra un diacono e un oste tartaro) che qui riporto integralmente quale mio personale augurio per il Natale a tutti i nostri Lettori. “Kerbalài parlava bene il russo, ma il diacono pensava che il tartaro lo avrebbe capito più presto se avesse parlato con lui un russo storpiato. – Cuocere frittatina, dare formaggio … - Vieni, vieni Pope. – disse Kerbalài, inchinandosi. – Tutto darò … C’è il formaggio e c’è il vino … Mangia quello che vuoi. – Com’è in tartaro Dio? – domandava il diacono, entrando nel duchàn. – Il tuo Dio e il mio Dio sono tutt’uno – rispose Kerbalài, non avendolo capito. – Dio è uno per tutti e solo gli uomini sono diversi. Chi è russo e chi è turco, chi è inglese: c’è molta gente d’ogni sorta, ma Dio è uno solo. – Bene. Se tutti i popoli adorano un solo Dio, allora perché voi musulmani considerate noi cristiani come vostri eterni nemici? – Perché ti arrabbi? – disse Kerbalài prendendosi il ventre con ambedue le mani. – Tu sei Pope, io sono musulmano, tu dici: voglio mangiare, io te ne dò … Solo il ricco sta distinguere qual Dio è tuo e quale è mio, ma per il povero è tutt’uno. Mangia, ti prego”.

Salvatore Ganci

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