I terremoti non sono castigo del Signore Stampa
Scritto da Salvatore Ganci   

E la santa Sede si scomodò.   

Leggendo l’articolo “La Santa Sede: I terremoti non sono castigo del Signore” su “Il Secolo XIX” di sabato 23 aprile 2011, rimango per un momento senza parole. Finora la Chiesa non ha mai “bacchettato” un Don Livio Fanzaga o un altro sacerdote che scrive stabilmente per un giornale online del Sud.

E’ sempre stato implicito che le calamità naturali fossero un castigo divino perché avendo creato il migliore dei mondi possibili, ogni tanto c’era bisogno di togliere dai piedi qualcuno e come la falce di Manzoniana memoria, l’Altissimo se ne frega del taglio poco selettivo. Al tempo del terremoto di Lisbona, Voltaire fa subito seguire un bell’autodafé per placare l’ira dell’Altissimo, ma realtà di un romanzetto settecentesco o realtà storica, non c’è dubbio che le calamità naturali siano un castigo del buon Dio (un po’ buon padre e un po’ Dominus Deus Sabaoth). Un concetto davvero duro a morire a quanto pare visto che anche il terremoto di Messina del 1908 riceve la stessa chiave di lettura. Non sapevo (oh senile ingenuità) che il vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche fosse un cattolico così “ortodosso” da allinearsi con le idee di don Livio Fanzaga. Probabilmente mi interesso di Scienza e non di chiacchiere miranti ad asservire la Scienza alla visioni della Chiesa.

 
Insomma, per togliere un po’ di imbarazzo al Vicario in terra, c’è stato bisogno di incaricare il predicatore della “Casa Pontificia”  (padre Cantalamessa) di fare un bel discorsetto che va dalla povertà e dal sottosviluppo per arrivare al terremoto in

A questo ci pensa abbondantemente il vice direttore del C.N.R.  che non è un uomo di Scienza ma uno “storico” che si occupa di tante cose.

Giappone per concludere che terremoti e tsunami non sono un castigo di Dio. Restano però sempre  “un ammonimento”: 

 in questo caso a non illuderci che saranno la Scienza e la Tecnica a salvarci. Per quanto mi sforzi non capisco il termine “ammonimento” visto che un ammonimento ci viene sempre da chi è nella posizione di ammonirci. Vuoi vedere che le belle parole che sconfessano De Mattei vengono fuori da un preconcetto tanto duro a morire? Presente in tante religioni?

 

Ma le parole restano tali e se qualcuno è contento di vedere i disastri naturali come “castigo divino” faccia pure. Non c’è problema. Mi chiedo quando la “Casa Pontificia” si scomoderà a sconfessare qualche Vicario del passato che tollerò si festeggiasse a Tolosa, ogni anno, la ricorrenza del massacro della notte di San Bartolomeo. Il 1672 era il bicentenario e l’occasione era buona per mettere a morte Jean Calais, o forse Voltaire s’è inventato tutto: processo, sentenza ed esecuzione? Senz’altro Scienza e Tecnica non ci salveranno dai disastri naturali, però ci consentono di mandare ai posteri la registrazione integrale delle parole di don Livio Fanzaga che chiunque può trovare in Internet.

30 aprile 2011                                                  Salvatore Ganci

 

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