Aiuti di Stato e commercianti allo sbaraglio Stampa
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
AIUTI DI STATO E COMMERCIANTI ALLO SBARAGLIO

 No, non mi riferisco ai miliardi di euro che lo Stato ha in più occasioni erogato alle banche nel giro di un weekend (sempre a debito verso i mercati); mi riferisco invece a quelli promessi dall’ultima manovra, volta ad aiutare cittadini e imprese a superare un periodo indefinito di disoccupazione coatta. 

Premetto che ho atteso l’ultima ora utile per scrivere queste righe, in una diffusa incertezza su quali rimedi il governo avrebbe escogitato per far fronte all’emergenza, in un susseguirsi di voci e di domande senza risposta.

In questa sede voglio limitarmi alle piccole partite Iva, in particolare alla miriade di commercianti che costellano il territorio del Savonese, con particolare enfasi sugli esercenti, dai negozi di abbigliamento ai ristoranti ai bar, che, da un giorno all’altro, sono stati obbligati, in forza di legge, ad abbassare le serrande e starsene a casa. Ci sono esercenti con affitti dai € 2000 in su che sono nella disperazione più nera: come fanno a reggere senza sapere per quanto tempo ancora dovranno prosciugare i propri risparmi, quando pur ci sono? E i proprietari? Non cedono i loro privilegi: o paghi o sei fuori!

 


Nessuno sa in base a quali criteri quest’uomo sia stato catapultato dal nulla alla massima carica governativa, trovandosi, senza esperienza politica alcuna, a dover affrontare una crisi epocale, che farebbe tremare persino un vero leader 

 

Il governo come ha pensato di aiutarli? Dilazionando ogni scadenza fiscale, tributaria, di bollette, assicurativa, di bollo e revisione auto ed altre. Si badi, non si tratta di revoca, ma di differimento, che, nel caso di forniture di servizi, è condivisibile, in quanto le aziende fornitrici erogano i beni e servizi corrispondenti. Nel caso di oneri fiscali e contributivi, cioè applicati ad un reddito, visto il suo venir meno, sarebbe logico farne tabula rasa e permettere, al termine di questa lunga quarantena collettiva, non solo di non fallire, ma di ripartire senza carichi pregressi sulla schiena, onde avere qualche chance di superare il rodaggio, che  sarà comunque tutt’altro che facile.

C’è un altro punto, però, che riguarda i rapporti tra privati: i canoni di locazione delle varie attività, produttive o commerciali. Il governo ha preventivato una manovra economica emergenziale di € 25 miliardi (e lascio al mio articolo gemello affrontare la differenza, non solo quantitativa, rispetto alla maxi manovra da € 550 miliardi varata dalla Germania). 25 miliardi, sempre a debito, ma comunque soldi che vengono messi a disposizione per aiutare famiglie e imprese a superare l’emergenza. Ma come intende usarli, nel nostro caso, il governo? Dicendo: lo so che tu hai reddito zero, ma ti chiedo lo stesso di pagare (come?) gli affitti ai padroni dei muri, i quali quindi neppur si accorgono della tempesta in cui tutti gli altri si dibattono. Poi, passata la bufera, ti concedo di scalarne il 60% dalle tasse che mi dovrai. Grazie. Ma queste vecchie tasse, cacciate dalle porta, rientrano quindi dalla finestra, anche se in misura ridotta; e andranno ad accumularsi, non  solo con le nuove tasse, ma pure con le vecchie e nuove bollette, bolli, premi assicurativi e quant’altro! 

 


Città deserte, e i negozianti nel marasma di notizie e contro notizie, con le associazioni di categoria altrettanto disorientate. Questo governo ha dato il peggio di sé, perché sapeva, sin dal 31 gennaio, di cosa stava per accadere, dichiarando lo stato di emergenza di 1 anno! Per poi aspettare, tranquillizzante, altri 33 giorni prima di agire confusamente

 

Il governo quindi immagina che, messo a tacere, non si sa per quanto, il coronavirus, noi ne emergeremo non già provati dallo stress dei mesi passati a stringere la cinghia (grazie per i € 600 al mese per sopravvivere, quando pur arriveranno: e chi ne avrà diritto?), ma più forti che mai. 

In questo contesto di decreti e controdecreti, i commercianti sono angosciati per non saper  cosa fare: “Siamo abbandonati a noi stessi -mi confida sconsolato un ristoratore- da un governo allo sbando, per l’incompetenza e l’improvvisazione chi vi si è insediato”. Mentre Mattarella non sa dir di meglio di un “abbracciate le istituzioni”, dimostrando la sua ondivaghezza e inutilità in un momento in cui dovrebbe prendere il toro per le corna.

 

Considerazioni di fondo

Neppure oggi, dopo che l‘ideologia neoliberista-globalista ha mostrato la sua natura di puro strumento di schiavizzazione di massa, i politici si accorgono che, non per volontà loro, ma per forza maggiore, il paradigma che ha sin qui retto le nostre vite è cambiato radicalmente e che niente sarà più come prima. Come è successo dopo l’11 settembre 2001. Faraoniche istituzioni come la BCE e l’UE hanno platealmente dimostrato i loro limiti e ci sarà, anzi è già in atto, un generale riflusso di ciascuno verso casa propria. 

Certo, sentimenti come umanità, solidarietà, accoglienza, caduta dei confini (esemplare il muro di Berlino) seducono la nostra parte migliore e illudono gli idealisti. Ma poi prevale la grettezza degli egoismi, la realpolitik, l’avidità umana, il cinismo della ragion di Stato, che da sempre sono forieri di guerre, in un crescendo di devastazioni. 

In conclusione, e non poteva che essere tale. nel clima nichilista che stiamo vivendo, i cambiamenti paradigmatici della nostra esistenza non saranno mai pianificati, bensì imposti da sollecitazioni fortuite, come il meteorite che sostituì i dinosauri coi mammiferi 60 milioni di anni fa, o il coronavirus nell’A. D. 2020: Cosa ne seguirà è nella sfera di cristallo, che ognuno legge secondo le proprie paure o speranze. 

 

Marco Giacinto Pellifroni  22 marzo 2020

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