Qui si nasce poco e si vive troppo altrove .... Stampa
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
QUI SI NASCE POCO E SI VIVE TROPPO
ALTROVE SI NASCE TROPPO

 In queste due scarne frasi è racchiuso il motore dei trasbordi mediterranei verso il Nord.

Un tempo si nasceva tanto e si moriva tanto. Poi, in questo meccanismo millenario è entrato a gamba tesa l’homo faber e, con ancora maggior virulenza l’homo ethicus. Quest’ultimo innestò, sulla sua accresciuta e crescente capacità di opporsi agli equilibri naturali, il suo giudizio morale, finendo col classificare la natura, orbata ormai di ogni afflato religioso, come “disumana”, in quanto indifferente agli esiti dei suoi processi, forieri di altissimi tributi in vite umane.

Gli USA di Donald Trump, ormai avvezzi a ridiscutere fenomeni sin qui considerati assiomi indiscutibili, hanno di recente costituito una Commission on Unalienable Rights, [VEDI] per ora qualificata come “consultiva”, cui è affidato il compito di riesaminare i “diritti umani inalienabili”, come sanciti dalla Dichiarazione Universale del 1948, sull’onda emotiva della appena conclusa Seconda Guerra Mondiale, il cui spargimento di sangue fu proporzionale alle capacità distruttive delle armi che l’uomo aveva inventate e messe alla prova dei fatti. Dichiarazione che cercò di arginare non solo la furia di futuri conflitti, ma anche il trattamento delle persone in tempo di pace. 

 


Il Segretario di Stato USA Mike Pompeo annuncia la nascita di una Commissione per il riesame di quali diritti umani siano davvero inalienabili. Un tema molto attuale anche in Italia dopo le vicende delle ONG che calpestano le nostre leggi in nome di quei diritti

 

L’esercizio della neonata Commissione, composta di dieci membri tra filosofi e giuristi, sotto la guida di una personalità nel campo come Mary Ann Glendon, ex Ambasciatrice USA presso la Santa Sede, è quanto mai tempestivo, in un contesto di ripetute violazioni delle leggi in nome di superiori valori etici, quali il presunto salvataggio di vite umane: una tendenza che mira a travalicare e superare ogni considerazione di carattere meramente legale, come incessantemente ripetuto sia dai “soccorritori” di “naufraghi” che dalla Chiesa di papa Bergoglio, con l’avallo finale di magistrati, che disinvoltamente piegano le leggi ai propri principi morali.

Sorvolo in questa sede sullo strabismo di coscienza di tanti giudici quando hanno tra le mani casi di italiani alla canna del gas, cui assestano il colpo finale mediante condanna all’indigenza totale, di contro al pietismo profuso quando cambia il colore della pelle, in un razzismo inverso; e mi prefiggo invece di portare il discorso un po’ a monte dei flutti mediterranei, penetrando nel cuore dell’Africa. 

Qui emergono in tutta la loro immensità le contraddizioni suaccennate a proposito dell’intrinseco conflitto tra l’homo faber e l’homo ethicusIl primo crea le condizioni per rendere il secondo impraticabile. Si trasportano in Africa tecniche mediche occidentali, col risultato di un’esplosione demografica senza precedenti; ma mancano investimenti agrari in grado di sfamare il travolgente fiume umano, anche perché si privilegiano colture e investimenti estrattivi orientati all’esportazione verso i Paesi “ricchi”.

È venuto così a crearsi un conflitto di coscienza: lasciare alla fame masse crescenti di disperati che di tutto si privano tranne che dei piaceri incontrollati della carne; ovvero lasciare lo sfruttamento della terra agli africani, che ancor più continueranno a crescere di numero, privandoci al tempo stesso dei loro prodotti, non solo agricoli, si badi, ma anche indispensabili per nostri “irrinunciabili” svaghi, tipo i cellulari, tanto per citare i più diffusi. 

 


I Cavalieri Templari, nell’immaginario collettivo simboli di lealtà e coraggio, e ispiratori di quanti credono di esserne gli odierni emuli, in azioni che però non richiedono tali virtù

 

Si è scelta la prima strada, come noto. E con ciò si è data una spinta formidabile alla fuga di una parte della massa di affamati, con la parte residua che sopperisce all’ammanco continuando senza sosta a figliare: in sostanza, un serbatoio inesauribile di umani allo sbaraglio: la sola Nigeria arriverà presto a mezzo miliardo di abitanti. [VEDI] Siamo al patetico tentativo di svuotare il mare con un secchio! 

La parte che ha scelto la fuga affronta qualsiasi traversia, persino peggiore di quella d’origine, pur di arrivare a quella che viene loro magnificata come la novella Terra Promessa: l’Europa. (In modo analogo si svolgono le migrazioni dal Sud al Nord America). Lungo questa filiera di privazioni ingrassa una lercia genia di trafficanti che, prima rinchiude i fuggitivi in centri di detenzione, dipinti come luoghi di fame, sete, torture e stupri, poi li carica su natanti precari e li lancia in mare, dopo averli privati di ogni bene residuo, contando sul provvido arrivo di presunti idealisti, dediti a questa elettrizzante avventura marittima che vivono come un atto di sacrificio ed eroismo, in nome dei “diritti inalienabili” di ogni uomo di essere salvato da morte certa o probabile. Molto eloquente l’intervista odierna a Giorgia Meloni [VEDI], che smonta il continuo ricorso ai “diritti umani inalienabili”, in quanto servono di copertura ad un business disumano, e quella di Marco Travaglio dell’agosto 2017, nel pieno dell’invasione, quando la verità era già ben chiara sulle reali motivazioni dietro l’osceno traffico di esseri umani [VEDI]. I paladini di PD e sinistre varie si sgolano per sostenere la tratta dei neri, per poi dimenticarsene quando questi hanno toccato terra, per finire in gran parte nelle mani grondanti di sangue delle varie mafie, tra cui eccelle per ferocia quella nigeriana, con “attività” che spaziano dallo spaccio di droga alla prostituzione, al traffico di organi. Mafie che ringraziano ogni “utile idiota” che agevoli i loro crimini con le sue lagne umanitarie. [A meno che gli utili idioti non siamo magari io e quelli che la pensano come me, in quanto inconsapevoli pedine –postnaziste- dei piani di destabilizzazione dell’Europa ad opera del Cremlino]. 

 


L’autore non definisce sovranista, bensì “postnazista”, consapevole o meno, chi è contro l’immigrazione selvaggia, il mondialismo, la finanza apolide, e a favore della moneta pubblica e dei confini nazionali

 

Come ho già evidenziato nel mio ultimo articolo, gli “idealisti strabici” preferiscono fare i soccorritori delle vittime delle mafie libiche (per traghettarli a fare gli schiavi delle mafie nostrane o nigeriane impiantate in Italia), anziché ergersi a combattenti dei loro carnefici, seguendo l’atteggiamento tipico dei religiosi: e infatti sono in piena sintonia con i proclami dell’attuale pontefice. Ciononostante, amano effondere come propria immagine quella dell’eroe, del Cavaliere senza macchia e senza paura, non già del pio monaco.

Eppure, appurata la loro vena bellicosa, sia pur solo nei riguardi delle forze dell’ordine e del governo, suggerirei loro un più proficuo cambio di bersaglio, spostandolo sui negrieri che hanno sinora fornito loro l’occasione di compiere “nobili gesta” al largo delle coste libiche. La tenzone non sarà più così facile come issare a bordo gente in procinto (vero o simulato che sia) di annegare, perché si tratterà di colpire avversari di provata ferocia. Anziché avere in calendario preordinati rendez-vous con barconi e gommoni per trasferirne il carico umano sulle nostre vessate coste, intercettino le bande di trafficanti, e liberino, armi in pugno, le loro vittime. Non è un suggerimento strampalato: azioni simili vengono svolte, ad esempio, da valorosi volontari che cercano di arginare, rischiando la propria pelle, i temibili bracconieri di animali selvatici in via di estinzione, in quella stessa Africa da cui arrivano quei migranti che, rischiando poco o nulla (al più qualche multa; ma non hanno problemi di soldi) [VEDI], vanno a ripescare nel Mediterraneo, quasi fossero trofei umani, facendosene poi belli urbi et orbi, e venendo addirittura proposti per il Nobel della pace (!).

 


ranger, come Davide Bomben, combattono i bracconieri, salvando razze animali in estinzione; mentre altri assecondano l’esplosione demografica degli umani in Africa (in estinzione in Europa) dalle comode tolde di navi pirate

Prima magari si leggano il libro autobiografico di Davide Bomben di cui mostro la copertina, e prima ancora, a mo’ di introduzione, l’intervista da lui rilasciata l’anno scorso [VEDI], poco prima di venire ad Alassio a fare un’esercitazione dimostrativa di cosa fanno i ranger antibracconaggio. 

È una lotta senza quartiere a pericolosi criminali; come lo sarebbe ai negrieri libici. Se la sentono Carola Rackete e i vari capitani e capomissioni di navi ONG, nonché i nostri avventurosi parlamentari piddini, di sfidare il vero pericolo, e meritarsi così il giusto appellativo di capitani coraggiosi? O preferiscono le placide vie del mare, al sicuro su una nave di robusta stazza, a fare finti salvataggi, che crescono in proporzione al numero di quelle stesse navi vaganti nel Mediterraneo, come dichiarato dall’Ammiraglio della Guardia Costiera libica, Abdalla Tumia? [VEDI]

Emblematica la figura di Luca Casarini, [VEDI] che stimavo quando militava nei gruppi NO Global: un movimento cui aderivo anch’io, senza tentennamenti. Ultimamente, sulla scia del tramonto delle varie proteste stile Occupy Wall Street, il movimento ha perso lo slancio iniziale, “non fa più notizia”; mentre permangono, più valide che mai, le sue motivazioni. Che fanno allora Luca Casarini e  migliaia di altri come lui, pur di restare sugli schermi TV, sui quotidiani, sui social? Salgono sul carro del momento: diventano No Border. Cioè professano ideologie esattamente contrarie: da difensori di identità, culture, confini nazionali, ora li snobbano: anticaglia di destra.

 


Luca Casarini: NO Global? No grazie, non è più di moda. L’importante è apparire: oggi io sono NO Border; ossia il suo esatto contrario. È anche meno stressante: non mi tiro addosso le ire dell’alta finanza

 

Le etichette ideologiche multiple mi hanno sempre disturbato: se sei questo, allora devi anche essere quello. Sei ambientalista? Allora devi anche far parte di quel cloud di sinistra, spaziante dal PD a +Europa e LeU, che si arroga di possedere il monopolio delle soluzioni ai problemi di sua scelta, come UE e immigrazione. Insomma le ideologie si confezionano e distribuiscono in pacchetti pre-definiti: li devi prendere per intero o sei fuori. Peggio: devi anche essere disposto a cambiare radicalmente posizione, a seconda delle convenienze del momento. Ora io mi chiedo: quanti di coloro che condividevano con me –e condividono a maggior ragione oggi- il verbo ecologico sono disposti ad incollarsi etichette ausiliarie, volubili “quali piume al vento”? Se io sono ambientalista, devo anche essere pro-UE e pro-migranti. e fare casino in strada per difendere la Rackete e tutta la banda di traghettatori di africani sulle nostre coste, anche se è ormai evidente che si tratta di una colossale messinscena?

Mi spiace per lorsignori, ma ripudio con forza questa illogica equivalenza tra difesa dell’ambiente e difesa dell’esplosione demografica: è un ossimoro. 

 

Marco Giacinto Pellifroni      14 luglio 2019

 

   Visita il blog  https://www.marcogiacinto. com

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