Spaccio di moneta falsa Stampa
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
SPACCIO DI MONETA FALSA

 Hanno persino istituito una Commissione Parlamentare sulle Banche, senza che però il tema di fondo del loro modus operandi sia stato minimamente toccato. (Molto meno tenera la Corte dei Conti, che ha citato in giudizio per lo scandalo derivati due ex Ministri: Vittorio Grilli e Domenico Siniscalco).
Per approfondire l'enormità del danno erariale relativo vedi...
Emorragia da derivati: l'intreccio Tesoro-Banche (Prima parte)
e la sua continuazione nella  ... 2^ parte.  

Vittorio Grilli in Commissione banche. Da Ministro dell'Economia a dirigente JP Morgan.
Con disinvoltura...

E il tema di fondo è che le banche, ogniqualvolta erogano un mutuo o un finanziamento, spacciano moneta illegale, in quanto falsamente denominata in euro, pur consapevoli che l’unico ente autorizzato a creare euro è la BCE, o meglio il SEBC (Sistema Europeo delle Banche Centrali).

Con ciò contravvengono, oltre al Trattato costitutivo del SEBC, a vari articoli di legge, come vedremo, e alla licenza bancaria stessa, che, all’art. 10, le qualifica come intermediarie del credito, non già come creatrici di nuova valuta. Vediamo cosa scrive al riguardo l’avv. Marco Della Luna, da anni alfiere della moneta pubblica, sottratta all’arbitrio delle banche private:

“Innanzitutto, usurpando una funzione pubblica riservata dalla legge e dai trattati alla BCE, le banche commettono sistematicamente il reato previsto e punito dall’art. 347 del Codice Penale (Chiunque usurpa una funzione pubblica … … è punito con la reclusione fino a due anni.) e/o il reato previsto e punito dall’art. 453 (È punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa da lire un milione a sei milioni 1) chiunque contraffaccia monete nazionali o straniere, aventi corso legale nello Stato o fuori…).” [www.marcodellaluna/info  “Un giudice ammette: la moneta bancaria non è moneta legale”].  


Alcuni magistrati riconoscono l'illegalità della moneta bancaria, ma evitano di trarne le dovute conseguenze, affinché nulla cambi

Le conseguenze di questa prassi illegale, cioè della perpetrazione continuata di questo reato, sono devastanti sul piano sociale in quanto, come prosegue lo stesso autore:

legittimare, come fa il giudice dell’esecuzione, e come fanno tutti i giudici che hanno trattato la questione, la prassi delle banche di credito di creare (falsa) moneta (legale) smerciandola come moneta legale, non è neutra rispetto ai principi fondamentali della Costituzione, anzi è incompatibile con essa (quindi è errata e illegittima),  segnatamente con l’art. 1 in quanto al fondamento sul lavoro della Repubblica, con l’art. 3 in quanto al principio di eguaglianza e al dovere di attuare l’eguaglianza sostanziale: se a una classe di soggetti economici, gli imprenditori bancari, si dà licenza di creare moneta dal nulla spacciandola per moneta legale, per giunta senza dichiararne la creazione come ricavo, quindi senza pagarci sopra le tasse, allora automaticamente questa classe sociale si impadronirà del potere politico e detterà le politiche economiche, nonché guiderà la legislazione e l’azione di governo verso una sempre crescente concentrazione di reddito, patrimonio e potere nelle sue proprie mani, perché tutta la società e lo Stato stesso (che è stato privato del controllo della moneta) hanno necessità di prendere denaro a prestito dalle banche private (acquirenti del debito pubblico), col risultato del totale disempowerment politico dei cittadini e della riduzione della quota-lavoro a favore della quota-capitale finanziario nella distribuzione del reddito nazionale, comportante una crescente diseguaglianza sociale – il che è esattamente lo scenario che stiamo osservando in Italia e altrove nel mondo.”

Le Agenzie delle Entrate sono ben consapevoli dell'ammanco fiscale delle banche, ma guardano altrove, seguendo la via di minor resistenza

Va peraltro notato che ben il 95% del denaro circolante è falso, perché non erogato dalla BCE, ma dalle banche private, in ragione di circa € 1000 miliardi l’anno: a loro credito! E riescono pure ad andare “in sofferenza”…

Ergo, è indicativo della sudditanza di tutta la classe politica ai dettami del capitalismo finanziario il suo corale silenzio -specie in una campagna elettorale senza esclusione di colpi in altri ambiti- su un sistema che sta progressivamente impoverendo una quota crescente di cittadini a vantaggio di un’esigua minoranza, che ha usurpato allo Stato funzioni squisitamente pubbliche, come l’erogazione del denaro, a proprio esclusivo vantaggio e, colmo della beffa, esentasse; mentre al contrario si spreme la massa dei cittadini con imposte e sanzioni sempre più atroci per compensare il mancato introito delle tasse bancarie suddette. Si vedano i patetici sforzi di Comuni e Province per colmare le casse vuote disseminando divieti su vie e strade di loro competenza, nonché aggeggi elettronici per esser ben certi che nessun trasgressore rimanga impunito (autovelox e, ultimamente, rilevazioni “a strascico” di auto in divieto di sosta o prive di bollo, assicurazione, ecc.).


L'ultima trovata delle Polizie locali: le multe "a strascico" per incassi record

Esiste una sostanziale differenza tra il denaro pubblico (come le monete metalliche) e quello privato (cartaceo e scritturale): il primo non crea debito verso nessuno; il secondo viene erogato a credito dell’emittente e quindi a debito verso il mutuatario, che può essere un cittadino o un’azienda, o lo Stato stesso, costretto a procacciarsi sui mercati speculativi il denaro che potrebbe prodursi in proprio e del quale si è lasciato vilmente espropriare.

Il risultato è il progressivo, inesorabile trapasso delle ricchezze pubbliche e private agli usurpatori bancari e a vari "investitori" stranieri, fino a non esser più padroni in casa nostra. Denunciare con forza questo trapasso è quanto fanno i partiti cosiddetti “populisti”, che però tacciono sulle sue cause prime, testé esposte in queste righe.

I nostri governanti, attuali e passati, si sono lasciati irretire nelle logiche della finanza, ottenendo risultati disastrosi; talvolta per mera ignoranza, più spesso per tresca con il “nemico”, da cui dovevano difendere il popolo che li aveva votati e profumatamente pagati: emblematici gli esempi di nostri Ministri o Direttori del Tesoro (V. Grilli e D. Siniscalco) che stipulano un contratto derivato con la banca d’affari Morgan Stanley, a tutto svantaggio dello Stato, e di lì a poco l’uno passa sul libro paga di JP Morgan e l’altro su quello della stessa Morgan Stanley. Danno per l’erario, oltre € 3 miliardi, pagati da Mario Monti. Tutto lecito, per le leggi che lorsignori si modellano su misura, ma profondamente immorale, se di morale ancora si può parlare.


Domenico Siniscalco: classico esempio delle "porte girevoli" tra pubblico e privato

Tra i vari autogol dei nostri governanti cito, tra i tanti, la firma del pareggio di bilancio in Costituzione. Forse, poverini, hanno equiparato il bilancio di uno Stato a quello di una famiglia, mentre sono radicalmente diversi, almeno in uno Stato sovrano. Facendo ciò hanno legato anche il secondo braccio dietro la schiena ad uno Stato già impedito dai governi precedenti.

Figurarsi se i vari contendenti per un posto al sole si sono premurati di dire agli italiani che il bilancio dello Stato è in attivo (“in avanzo”) da decenni; e va in disavanzo solo a causa degli interessi che deve pagare ai “mercati”, a tassi decisi da questi ultimi, sotto il ricatto del famigerato spread. Per motivi di spazio, invito chi volesse approfondire questo punto cruciale a leggere il chiaro articolo di Giuseppe Palma, un altro avvocato che da anni si danna per chiarire i fondamenti della Costituzione, con enfasi sul lato monetario. [http://www.interessenazionale.net/blog/ma-quale-deficit-facciamo-avanzo-primario-da-oltre-vent-anni].  


Uno Stato succube chiede in prestito alle banche denaro che potrebbe crearsi da solo, evitando di strozzare i cittadini con tasse usurarie

Aggiungo soltanto che uno Stato in avanzo primario incamera più tasse di quanto spende per i suoi cittadini. L’avanzo altro non è che denaro “risparmiato” tagliando sui bisogni essenziali: sanità, trasporti, infrastrutture, difesa del territorio. Ciononostante, va in disavanzo a causa degli interessi sul debito pubblico. Togliere anche quel modesto margine di deficit (3%), deciso a tavolino all’epoca del Trattato di Maarstricht un quarto di secolo fa, per pareggiare entrate e uscite, significa strozzare ulteriormente la popolazione in stile “greco”, con una povertà dilagante e un divario sociale tale da giustificare l’instaurarsi di uno stato poliziesco per sedare le rivolte.

Questo è quanto i “mercati” ci prospettano, mentre i pretendenti a un seggio parlamentare sgomitano parlando di tutt’altro, con l’unico obiettivo di garantirsi un reddito a vita, senza faticare.  

    Marco Giacinto Pellifroni  11 febbraio 2018  

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