Question time bancario Stampa
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   
QUESTION TIME BANCARIO

 Question time è la fase dei lavori dedicata alle interrogazioni dei parlamentari. Propongo questa stessa procedura ai direttori di filiali bancarie, con mia licenza giornalistica di dar voce alle loro domande ai propri vertici.

Quando eroghiamo un mutuo, da dove provengono i soldi che prestiamo? Ci viene detto –e il TUB lo conferma- che siamo intermediatori mobiliari. Tuttavia, ciò contraddice la realtà, visto che operiamo in regime di “riserva frazionaria”, cioè prestiamo molti più soldi di quanti sono presenti nei depositi della clientela, in ragione di un moltiplicatore, tanto maggiore quando più solvibile è il mutuatario o quando il prestito sia legato ad un bene concreto, come nei mutui ipotecari.

Gesù moltiplica fisicamente, le banche digitalmente

Ciò significa che il grosso dei nostri mutui è scoperto? Che non solo chi riceve il prestito è a rischio insolvenza, ma anche chi lo eroga? Che chiediamo garanzie al mutuatario, ma non siamo in grado di offrirne a nostra volta, se non in misura insignificante, come dimostrano i recenti dissesti bancari? Ma allora si tratta di contratti sbilanciati? In quanto tali sono validi?

Ma, anche qualora ai mutui corrispondessero pari depositi, come è possibile che gli stessi soldi siano a disposizione dei correntisti e dei mutuatari, ossia svolgano contemporaneamente due funzioni, di cui l’una esclude l’altra?

Ci si dice che il nostro guadagno è rappresentato dalla differenza tra gli interessi che paghiamo ai correntisti e quelli che chiediamo ai mutuatari. Passi per i mutui idealmente coperti dalla riserva frazionaria (2-8%), ma che dire di tutti gli altri, per il 90%+, totalmente scoperti? È lecito chiedere interessi su soldi creati all’atto del prestito, senza nessuna base concreta, cioè senza che siano giustificati dalla privazione dell’usufrutto di soldi esistenti?

A livello aggregato, considerando cioè l’intera massa monetaria circolante, moneta-debito poiché nata tutta in conseguenza di nostri prestiti, come è possibile per i nostri debitori onorare il pagamento degli interessi, che sono in eccedenza rispetto alla massa esistente? Se la matematica è una scienza esatta, non significa forse che gli interessi possono essere pagati soltanto con l’accensione di nuovi prestiti, in un’escalation esponenziale, alla fine esplosiva per la società e l’ordine pubblico?

È forse per questo che il ministro Padoan insiste tanto sulla crescita del PIL, per far sì che tenga dietro o addirittura superi l’ammontare degli interessi, onde permetterne il pagamento? È questa la vera base del consumismo, ossia la creazione di sempre nuovi bisogni, perlopiù superflui o nocivi?

Quando eroghiamo un mutuo, quasi del tutto scoperto, chi è poi chiamato a coprirlo? Abbiamo l’impressione che, mettendo in circolo denaro scoperto, causiamo lo stesso effetto di un falsario, ossia la diluizione del denaro esistente, sottraendogli potere d’acquisto. O siamo in errore?

 
 Ministro Padoan, ricorda che sei servitore dello Stato!

Sulla base di queste sensazioni, per dormire sonni tranquilli e non essere ignari complici di illegalità, abbiamo cercato in base a quali leggi noi stiamo operando; ma non le abbiamo trovate, forse per la nostra scarsa dimestichezza in campo giuridico. Ma voi vi avvalete di valenti avvocati. Che cosa sostengono in proposito? È lecita la nostra attività o la stiamo svolgendo in totale assenza di copertura legale? In tal caso saremmo stupiti dell’assenza di provvedimenti da parte delle autorità di controllo: la legge non è uguale per tutti? Come mai il Ministro del Tesoro, da cui dipende la Guardia di Finanza, non eccepisce il nostro modus operandi, qualora fosse contrario all’interesse pubblico, e non dispone un’accurata verifica?

Di più, quando i mutui ci vengono ratealmente ripagati, che direzione prendono? La domanda non è oziosa: se i mutui sono stati fatti allo scoperto, alla loro restituzione non dovrebbero essere “nullificati”, come afferma qualche banchiere? Se non lo fossero, sarebbero un reddito, ben maggiore dei soli interessi, e conseguentemente dovrebbero essere tassati. In effetti, voi provvedete a distruggerli? O, in caso contrario, ci pagate le tasse?

La cosa si fa ancora più ingarbugliata nei casi in cui il mutuatario non riesca a ripagare il debito e noi gli pignoriamo la casa. Cosa facciamo in questi casi, paghiamo le tasse sul valore della casa o… la distruggiamo? [smile]

Carina! Rilevabile esentasse?

In verità crediamo di conoscere la risposta: non paghiamo le tasse né sul capitale che rientra né sulla casa pignorata. Vediamo, dalle centinaia di annunci di case all’asta, il triste destino delle case pignorate: in quanto immobili, non possono spostarsi altrove! Ma i capitali? Che fine fanno?

Leggiamo sul Sole-24 Ore di questa settimana che la City di Londra è una grande lavanderia di soldi riciclati. Non è che questa notizia abbia qualche attinenza con la nostra ultima domanda?

Scusate questo profluvio di quesiti, ma noi dirigenti di “medio livello”, siamo a contatto continuo con la gente normale, che suda i propri soldi lavorando onestamente, eppure è sempre più in affanno per far fronte ai nostri continui solleciti di pagamento. Quando li vediamo arrivare trafelati in filiale, ci ronzano in testa tutti i dubbi che vi abbiamo appena esposti, e, in quanto cittadini, lo confessiamo, ci sentiamo parecchio a disagio, anche per l’apprendere che gli italiani hanno un debito verso Equitalia di € 817 milardi: grosso modo quanto noi eroghiamo in mutui ogni anno. Pertanto, vorremmo avere da voi, dirigenti di massimo livello, delle rassicurazioni sulla infondatezza dei nostri dubbi. 

 

È vero che sono tutte notizie che arrivano da Internet, certo non dai media; ma non è che le abbiamo prese acriticamente per buone, ci abbiamo ragionato sopra e abbiamo tirate le conseguenze, seguendo una logica elementare. Del resto, la stessa Banca d’Italia riconosce che non paghiamo le tasse sul rimborso dei mutui, per non doverle riversare sui nostri clienti. Se confermata, sarebbe una notizia davvero discriminatoria nei confronti delle altre imprese, che di tasse pagano oltre il 60%.       

Allora, dobbiamo attendere le vostre schiette risposte? Se non arrivassero, verrebbe minata alla base la fiducia di noi dipendenti nei nostri grandi capi; e va da sé che un edificio con le basi vacillanti non regge a lungo.

Restiamo in serena attesa e porgiamo distinti saluti,

 

per: UN GRUPPO DI DIRETTORI DI FILIALE

   Marco Giacinto Pellifroni      9 Aprile 2017 

 

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