Sotto dittatura bancaria Stampa
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   

SOTTO DITTATURA BANCARIA

 Un signore S entra in un’agenzia immobiliare e chiede di vedere le case in vendita per comprarne una. L’agente A gli sottopone parecchi depliant, ciascuno con le foto di una casa. Alla fine S decide per una:

S – Questa mi piace, la prendo. Le firmo subito un assegno.

Detto fatto, S estrae il proprio carnet di assegni, ne firma uno con l’importo di € 200.000. Stretta di mano e accordo di ritrovarsi dopo una settimana, quando S tornerà con l’amante, alla quale vuole fare la bella sorpresa.

Dopo una settimana S e l’amante arrivano e chiedono le chiavi dell’alloggio.

A – Le chiavi non posso dargliele. Le ho già dato il depliant, si accontenti di quello.

S – Che scherzo è mai questo? Io le ho dato un mio assegno…

A - …scoperto, caro signore. Lei mi ha dato un pezzo di carta e in cambio io gliene ho dato un altro. Siamo pari. Arrivi con un assegno circolare e le darò le chiavi della casa reale.

S – Che differenza c’è tra il circolare e il mio assegno? Sono scoperti entrambi.

A – Lo so, ma il suo assegno non lo accetta nessuno; quello circolare lo accettano tutti, o meglio, tutte le altre banche.

S – Lei ha messo il dito sulla piaga: è proprio perché lo accettano tutti che ha valore, non per la copertura, inesistente, visto che la banca lo emette al momento, senza attingere neppure un euro dai suoi supposti fondi o dai depositi dei clienti.

 
Dove nascono le banconote private: 8%

La storiella mira ad evidenziare la stortura dell’attuale sistema monetario, dove non vige parità tra le banche e il resto della società. Le banche, a piccoli passi, e nel silenzio generale, si sono arrogate l’autorità, che nessuna legge ha loro conferita, di emettere moneta a loro piacimento, certi della sua accettazione pubblica in base all’obsoleto immaginario che equipara la banca ad un deposito di denaro, proprio e dei depositanti, cui la banca attinge nell’erogare prestiti. Questo concetto è rimasto fisso come un chiodo nella testa dei cittadini. E le cosiddette “istituzioni” si sono ben guardate dallo smentirlo. Resta da chiedersi il perché di questo corale silenzio, dalla Presidenza della Repubblica, che dovrebbe essere il supremo garante dell’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, voluta dalla Costituzione, via via alla schiera di cattedratici economisti, agli organi di vigilanza, o che tali dovrebbero essere, all’Agenzia delle Entrate, alla Guardia di Finanza, ai watchdog della cultura e del giornalismo.

 
Dove nascono gli "spiccioli" dello Stato: 0,....

Nessuno di costoro s’è mai accorto che, al contrario delle agenzie di intermediazione immobiliare, le banche non sono intermediari del credito, come vogliono tuttora farci credere. L’intermediazione implica la cessione di un bene da una persona (o ente) a un’altra: X vuole vendere una casa e l’intermediario Z trova l’acquirente Y. Nelle banche manca X, essendo di fatto creatori di moneta virtuale dal nulla, senza possederne né i requisiti patrimoniali né le autorizzazioni legali: non ricevono –se non in parte- da altri il denaro da prestare, lo materializzano, anzi lo virtualizzano all’atto stesso del prestare e ne impongono, con l’avallo dei governi, l’accettazione. Quindi, se il fatto prevale sul diritto, esse esercitano una vera e propria dittatura, posto che la proprietà principe del denaro è quella di rappresentare ricchezza. Se questa ricchezza, dietro il denaro emesso, non c’è, si tratta di una imposizione coatta, di un regime dove la forza prevale sul diritto.

  

Dove nascono i soldi scritturali privati: 92%

 L’enciclopedia Treccani, alla voce “dittatura”, esplicita: “Dominio, di fatto e incontrastato, di una persona, di un ente, di una categoria, ecc.;” ad es. “la dittatura di una Banca, dell’alta finanza, ecc.”. Molto pertinente col nostro discorso, vero?

I paradossi sono tali solo se appaiono all’improvviso; ma diventano normalità se dosati nell’entità e nel tempo. Vediamone uno, accettato come fosse un assioma, che non necessita di dimostrazione.

Mentre le banconote e le monete, emesse rispettivamente dalla BCE e dallo Stato, godono del crisma della legalità, questo manca al denaro scritturale delle banche commerciali, pur costituendo quest’ultimo ben il 92% del denaro circolante. Non pago di questo, lo Stato, che appare ogni giorno di più espressione del volere bancario, ha capovolto la realtà, conferendo implicitamente valore legale al denaro scritturale e ammantando quello legale del sospetto di illecita provenienza, col pretesto della lotta all’evasione fiscale e al riciclaggio. Le ultime disposizioni parlano da sole: se prelevi da € 1000 in su e/o se prelevi da € 5000 in su nell’arco di un mese, vieni segnalato agli organi di controllo, che sono autorizzati a sottoporre i tuoi movimenti a verifica fiscale. Lo stesso vale se osi utilizzare, anche in una transazione al di sotto della, pur criticatissima, soglia dei € 3000 voluta dal governo Renzi, banconote da € 500 o anche solo € 200. Davvero non si capisce perché siano state create, o perché non vengano tolte dalla circolazione, se davvero servono soltanto per operazioni illecite. E sorvolo in questa sede sul mancato controllo fiscale sui soldi scritturali prestati dalle banche quando gli stessi vengono creati o quando tornano in cassa: perché non sono soggetti a tassazione? La ragioneria bancaria andrebbe riscritta totalmente, uniformandola a quella di ogni altra azienda privata, dove i soldi non arrivano dal cielo, esentasse, come nel caso tutto particolare delle banche. Del resto, i casi sono due: o i soldi prestati arrivano da un ente esterno o sono creati dal nulla. In entrambi i casi, la fonte va dichiarata in bilancio e contabilizzata. Nel secondo, vanno contabilizzati come ricavo. Ricavo? Da quale attività? Da nessuna, essendo creati al momento sui tasti di un PC? Ma allora sono in contrasto con la Costituzione, art. 1, che recita l’Italia essere una repubblica fondata sul lavoro. Laddove nella fattispecie lavoro non c’è. È invece un reddito parassitario, perché richiede successivamente il lavoro dei prestatari per inverarsi, ossia per diventare valore, che quindi viene conferito dai lavoratori, non dalle banche.

 
Davvero?

 Per salvare le banche dalla loro stessa mala gestione, la BCE le inonda al ritmo di € 80 miliardi al mese. Quasi non bastasse, ad un MPS, banca privata che ha resistito per oltre mezzo millennio a tutte le avversità della storia, ma non ha retto all’ingorda gestione della sinistra neoliberista, stanno arrivando € 20 miliardi di debito pubblico, cioè nostro. Senza nessuno scrupolo da parte del Ministero del Tesoro, nonostante  i quasi 2200 miliardi di debito consolidato. Per i pensionati al minimo, o anche sotto, per gli italiani senza protezioni, cioè alla fame, invece, “non ci sono fondi”; e per gli altri, solo tasse.


Di chi?

Ci sono fondati motivi per concludere che viviamo in una pseudo-democrazia, in realtà sotto dittatura bancaria bianca, senza volto, a passi sempre più spediti, nella supina accettazione popolare che tutto ciò sia ormai inevitabile, per combattere mafia, terrorismo, evasione. Ma crescono anche le forze avverse, bollate come “populiste”. Avverse, solo finché stanno all’opposizione? Sarà cruciale vedere come si comporterà Trump dopo il 20 gennaio e i populisti europei se e quando vinceranno le elezioni. La storia insegna che solo i dittatori a volto scoperto riescono a combattere la dittatura sotterranea della finanza, ma poiché i banchieri vanno a braccetto coi regimi “democratici”, hanno gioco facile a demonizzare le dittature reali e infine a vincerle. Esempi del passato sono Hitler e Mussolini. Esempi recenti Saddam Hussein e Gheddafi. Ancora più facile il gioco se sono nemici interni, come Lincoln, JF Kennedy, Aldo Moro (e chissà quanti altri). Tutti personaggi a favore della sovranità monetaria e/o in contrasto coll’egemonia (signoraggio internazionale) del dollaro.  

 Marco Giacinto Pellifroni                8 gennaio 2016 

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