Il padronato è tornato di moda Stampa
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   

Il PADRONATO E’ TORNATO DI MODA

 Ci sono parole che si mettono in un cassetto, convinti che non abbiano più significato. Tra queste la parola padronato. Non c’è più il “padrone delle ferriere” di vetusta memoria; oggi c’è un “padronato” diffuso, col dilagare delle PMI e delle partite Iva (vere o false), dove ciascuno è padrone soltanto di se stesso. Ah, questa sì che è democrazia, dove uno conta uno.

Se solo alziamo gli occhi verso l’alto, però, vediamo a tratti, dietro le nuvole e le scie chimiche, uno sparuto gruppetto di personaggi che nessuno mai vede, ma che sono i convitati di pietra di questa pseudo-società, dove uno conta zero; e pochi zero virgola contano per milioni. Noi vediamo solo i loro emissari, poco sotto le nuvole: un variegato stuolo di parassiti nelle vesti di economisti, banchieri, politici, tutti al loro servizio per depredarci ed arricchire un po’ se stessi e smisuratamente i Signori sopra le nuvole.

Fantascienza? No. Prendete il recente dialogo tra Salvini e Padoan: un ministro dell’economia talmente fuori dalle quisquiglie quotidiane che non sa neppure quanto costa un litro di latte o di benzina. Prendete Renzi, che esulta per l’aumento dello zero virgola del Pil, mentre inspiegabilmente aumenta la disoccupazione giovanile. Prendete Draghi, che dice l’Europa essere uscita dal tunnel, ma intanto continua a creare moneta (non per noi, beninteso).


Ministro dell'Economia Padoan duella con Salvini
(clicca sull'immagine per guardare il video)

Tutta gente che parla per tabelle econometriche e tiene la testa rivolta verso l’alto delle lavagne congressuali, senza abbassarla mai verso le tribolazioni del “popolino”.

Costoro disquisiscono su tutto, tranne che sul vero, immane giogo calcato sulla testa del suddetto popolino: l’emissione di tutto il denaro a nostro debito da parte del sistema bancario, pur senza esserne autorizzato da alcuna legge. Erogano mutui e finanziamenti dal nulla, alla stregua di falsari legalizzati, anzi no, neanche legalizzati, solo ammessi dalla consuetudine: “s’è sempre fatto così”. Sì, si è sempre depredato il popolo strappando al suo Stato la facoltà di emettere moneta, senza debito né interessi; con ciò creando e gonfiando un debito pubblico (e privato) tanto mostruoso quanto truffaldino.


Torrione sforzesco, simbolo del potere dei signori di ieri

IL PADRONATO FINANZIARIO

L’ho già detto nel mio precedente articolo: cari banchieri, perché fingete di privarvi di ciò che ci prestate, quando in realtà voi non l’avevate in cassa? Perché ci chiedete pure un interesse, che ha un senso solo se compensa il mancato utilizzo di un capitale esistente? Ah già, voi lo basate sul rischio, dandogli un rating, tanto più basso quanto meno affidabile il mutuatario. Peccato che in tal modo mettete il basto più pesante proprio sulle spalle più fragili, portandolo più speditamente al dissesto. E che ne dite dei milioni che prestate alle grandi imprese e alle multinazionali, a tassi infimi e spesso rinnovando perennemente il debito, come fate fare allo Stato alla scadenza dei suoi titoli? Eppure scricchiolano anche molte di quelle imprese, banche stesse in testa; ma in questi casi avete convinto i governi a ricorrere, per legge, a bail in e bail out, perché “sistemiche”: troppo grosse per fallire; anche se il fallimento è dovuto al mismanagement perpetrato e continuato dei suoi dirigenti; chiamando il solito popolino a tappare i loro buchi.

Aveva ben capito dove risiede il potere

 IL PADRONATO NON VUOLE UN MONDO MIGLIORE

E veniamo adesso a cosa succede dopo che Tizio ha beneficiato del finanziamento, che ha valore solo in quanto le altre banche fanno sponda con quella erogatrice e accettano per buoni i soldi accreditati a Tizio. Quando questi comincia a rimborsare la banca grazie ai propri guadagni, ottenuti, questi sì, come frutto del suo lavoro, cosa ne fa la banca di quei soldi?

Notare che questa è la domanda cruciale nell’ottica di quel MONDO MIGLIORE che anche Vasco Rossi canta sconsolatamente.

Giro questa domanda a qualsiasi banca, dalla quale vorrei una risposta documentata sul destino dei soldi che incassano dai loro mutuatari. Se se li tengono, ci devono pagare le tasse, come le paga Tizio; e se non lo fanno è un’evasione epocale, che, se evitata, rimedierebbe a tutti i guasti e alle pene del sistema vigente. Se invece li azzerano, mettendo a passivo il capitale prestato (che non avevano in cassa), è un falso in bilancio.

 
BCE e BRI, simboli degli odierni signori del signoraggio

 Nel secondo caso, consentito dalla moneta digitale anziché cartacea, c’è un solo modo per farlo sparire, esentasse: trasferirlo in qualche paradiso fiscale. Ciò spiegherebbe l’enorme massa di denaro in giro per il mondo in cerca di “lavaggio” e impieghi speculativi, in Borsa, nella finanza ombra e in immobili, a sfregio perenne del territorio.

L’unica cosa certa, perché ormai documentata e riconosciuta persino dai banchieri centrali (ad es. il governatore della Bank of England), è il mancato prelievo dei capitali prestati dai depositi delle banche erogatrici. Da ciò conseguono le altre domande, cui chiedo cortesemente risposte documentali da una qualsiasi banca, che si degni di rispondere ad un modesto membro del “popolino”. E già, perché su questo tema nessuna banca ha mai dato una risposta. E ai convegni in cui se ne parla, vedi l’ultimo del 4 novembre a Roma, organizzato dai parlamentari M5S, si sono tutte defilate, ABI in testa. Se tutto è così limpido e trasparente, perché non  accettano di discuterne? E perché nessun governo ha mai voluto affrontare questo tema fondamentale in un pubblico dibattito? La risposta non può che essere: perché hanno qualcosa, anzi, molto da nascondere al vile “popolino”, che non deve intendersi di tali aulici temi: “state contenti, umana gente, al quia” (Dante Purg. III, 37). Come loro non sanno quanto costa un litro di latte.

Marco Giacinto Pellifroni                 20 novembre 2016 

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