Scontro tra un direttore di banca e un suo mutuatario Stampa
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   

SCONTRO TRA UN DIRETTORE DI BANCA

E UN SUO MUTUATARIO

D – È il quarto mese che lei non paga la rata del mutuo. Devo metterla in sofferenza e comunicarlo alla centrale rischi come cattivo pagatore

M – Ci sono pochi soldi in circolo, la gente non può spendere, io vendo meno, ma le tasse non demordono; mi dica lei come posso fare a pagare anche voi

D – Non si devono prendere impegni che non si è in grado di rispettare

M – Non mi pare voi siate in grado di dare questa lezione, vista la mole di soldi che la BCE deve continuare a erogarvi; soldi che non arrivano nelle nostre tasche, ma nelle vostre, per poi sparire nei vostri buchi di bilancio


D – Questa è la logica conseguenza di gente come lei, che non rispetta gli  impegni, mandando in default anche noi

M – No, questo non me lo doveva dire: voi che create il denaro dal nulla, cioè senza versare una goccia di sudore, incolpate noi, che dobbiamo sudare ogni euro che guadagniamo, di mandarvi in default

D – Ma come si permette? Noi non creiamo il denaro dal nulla, siamo intermediari del credito, cioè prestiamo i soldi depositati dai risparmiatori; e se voi non ce li restituite è chiaro che restiamo scoperti

M – Ma quali intermediari, voi quando concedete un mutuo non attingete neanche un euro dai vostri depositi; ormai è riconosciuto persino dai banchieri centrali. Lei è rimasto un po’ indietro…

D – Non offenda.

M – Non è un’offesa, è la pura verità. Voi pretendete garanzie dai mutuatari come me, ma non ne date nessuna per tutelarci da un vostro fallimento…

D - …causato dalla vostra insolvenza

M – Nossignore, la causa delle vostre sofferenze, come le chiamate, sono tutte vostre

D – E sarebbero?

 
Tra le vittime dei derivati: i Comuni di Roma e Savona

M – L’usare i soldi dei risparmiatori per speculare nella finanza, usando uno smodato effetto leva, cartolarizzando i crediti, per trasferirli fuori bilancio e così poter continuare a creare i famigerati derivati…

D – Tutte operazioni permesse dalle leggi…

M – Sì, da quando la legge che impediva di farlo, per evitare il ripetersi del 1929, è stata abrogata dietro vostre pressioni per permettervi di fare tutte le speculazioni che ho appena detto. Avete riempito il mondo di derivati, a cominciare da organismi pubblici come lo Stato giù giù fino ai Comuni, costringendoli a tagliare le conquiste sociali ottenute in decenni di lotte. Pensi solo a Roma e Savona.

D – Non faccia del populismo, come se nelle banche si concentrassero tutti i mali della società

M – Chi tiene in pugno la facoltà di emettere moneta può determinare la prosperità o l’indigenza.

D – Senta, non la metta sul piano macro-economico; stia più rasoterra e non cerchi di confondere le idee con voli pindarici

M – Dovreste essere voi a scendere più in basso, tra la gente, e cercare di capire le vere ragioni dei mancati pagamenti delle vostre rate di mutuo. Voi pretendete non solo il capitale ma persino gli interessi, ben superiori a quelli che a voi pratica la banca centrale, ormai sotto zero

D – Ah, lei vorrebbe non pagare neppure gli interessi?

M – Certo: gli interessi hanno un senso solo se vanno a compensare il mancato utilizzo di un capitale, reale. Ma se il capitale di partenza non c’è, che senso ha addebitare degli interessi? È già senza senso pretendere di rimborsare un capitale che non era nelle vostre casse prima della stipula del mutuo…

D – Questo è davvero il colmo: così, noi dovremmo elargire soldi gratis? Il paese dei balocchi, insomma

M – Non è questo che chiedo, bensì che la facoltà di creare denaro passi dalle vostre mani a quelle dello Stato, che poi faccia coi cittadini quello che le banche centrali fanno con voi: prestiti a zero interessi.

D – Insomma, tutto il potere nelle mani dello Stato. Molto Soviet. Spiacente, ma è stato già provato ed è stato un fallimento epocale

M – Non sto facendo del comunismo di maniera. Sto cercando di dirle che ci sono attività che è meglio lasciare ai privati ed altre che devono necessariamente essere pubbliche, perché non devono essere guidate dalla sola esigenza del profitto. La prima tra queste è l’emissione di moneta. Oggi sta succedendo proprio il contrario: tutto dev’essere privatizzato e svolto secondo criteri di redditività a breve termine, sacrificando gli interessi della gente. Insomma, gli azionisti prima di tutto!

D – Complimenti, un bel modello di socialismo utopistico.

M – Neanche troppo: basterebbe estendere alle banconote e alla vostra moneta elettronica quanto avete concesso alle monete metalliche, agli spiccioli, che gli Stati, bontà vostra, coniano senza debito né interessi.


Banconote e monete: private le prime, pubbliche le seconde

D – Proprio adesso che stiamo per eliminare i contanti e combattere l’evasione fiscale, principale ragione del conti pubblici in sofferenza, e quindi delle tasse esorbitanti!

M – Voi volete eliminare i contanti, oggi ridotti ad un misero 3% del denaro circolante, solo per diventare padroni totali delle nostre vite, per invadere la nostra esistenza, per non avere più nulla di fisico con cui raffrontarvi, per non scoprire del tutto la vostra insolvenza di base

D – Ma quale insolvenza? Non meni il can per l’aia, l’insolvente è lei

M – Sì, lo sono perché sono preso tra due fuochi: il vostro e quello del fisco. Se pago uno, non pago l’altro. Mentre voi le tasse le pagate solo sugli interessi, ma non sul grosso, cioè sul capitale

D – E perché mai dovremmo? Il capitale che vi prestiamo è posto al passivo  nel nostro bilancio e si elide man mano che ce lo rimborsate. Lei detrae dalle tasse le spese che sostiene; e così facciamo noi

M – Con la differenza che le nostre sono spese reali, soldi usciti; mentre voi non contabilizzate l’entrata del capitale che create dal nulla negli attivi: +100  (creazione dal nulla) -100 (erogazione mutui) + 100 (rimborso) fa per totale +100, che andrebbe tassato, mentre invece voi la prima voce di +100 non la contabilizzate e ci venite a dire che, quando vi ripaghiamo i mutui, voi trattenete solo gli interessi, mentre “nullificate” il capitale. Ma chi ci crede?

D – Se dovessimo pagare le tasse sul capitale che vi prestiamo significherebbe sottoporre a tassazione l’intera massa monetaria circolante


Capovolgere il motto di Bersani in: pagare meno, pagare tutti

M – Infatti. E proprio per questo l’aliquota verrebbe drasticamente abbassata, a livelli sopportabili per voi e per noi. Questo intendo per “pagare tutti pagare meno” di Bersani, invertendo però la cronologia “pagare meno pagare tutti”. Con un’aliquota molto bassa non ci sarebbe quasi più evasione, perché il gioco non varrebbe la candela. Quindi meno spese per controlli, meno controllori, meno stato poliziesco. Un primo passo verso il denaro emesso dallo Stato, a zero interessi. Le tasse avrebbero il solo scopo di rastrellare denaro quando ce n’è troppo in circolazione, causando eccessiva inflazione.

D – Un bel libro sei sogni. Ma lo Stato dove li troverebbe i soldi per le opere pubbliche, i servizi, gli stipendi, le spese correnti?

M – Pagherebbe i primi due emettendo moneta, il resto con le tasse.

D – Mi incuriosisce. Si spieghi meglio

M – Ci sono, o meglio ci sarebbero, se non avessimo avuto la dabbenaggine di aderire all’euro, due modi per pagare le spese statali: tassare i cittadini o battere moneta, statale. Dall’equilibrio tra queste due forme dipende il benessere della gente o la sua miseria. Sinora si è battuta la strada più perversa: niente moneta pubblica e tante, troppe tasse. Se non si cambia è perché alle banche, anzi ai banchieri, va bene così; e la politica è ormai asservita ai voleri dei signori dei soldi. Noti bene: le banche possono pure fallire, i banchieri mai.

Marco Giacinto Pellifroni                       30 ottobre 2016

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