La grande fuga dell'oro Stampa
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   

LA GRANDE FUGA DELL’ORO

Nel numero del 4 gennaio scorso avevo fatto menzione della richiesta –rimasta di fatto delusa- della Germania, di riportare in patria l’oro trasferito negli USA nei turbolenti anni della guerra fredda. La lista dei richiedenti il rimpatrio del proprio oro si è di recente allungata, con l’aggiunta di Belgio, Olanda e Austria. Brilla invece per la sua assenza l’Italia, nonostante detenga la terza riserva aurea mondiale. Il nostro governo, Renzi in testa, è troppo preso da altri impegni, così importanti da fargli trascurare quello che sta tornando ad essere, dopo la pluridecennale ubriacatura di finanza creativa, il metro della ricchezza di una nazione: l’oro. Solo il M5S ha chiesto e ottenuto di poter fare una “capatina” alla “sacristia” di Bankitalia a Roma, dove si conserva circa la metà dell’oro italiano. Il resto è –o dovrebbe essere- depositato presso la Federal Reserve (Fed) di New York, e in piccola misura a Londra e Berna. *

Il fatto che ben 4 paesi europei chiedano il rimpatrio del proprio oro depositato negli USA non può che essere dovuto alla sfiducia verso quello che un tempo consideravano il suo custode più sicuro; nonché ai crescenti sospetti circa la reale consistenza delle stesse riserve USA che, si badi, hanno subito l’ultimo (o l’unico) auditing nel lontano 1955. Lasciare le proprie ricchezze nella mani di una Fed privata e opaca, posseduta dalle più grandi banche d’affari di Wall Street, delle quali è nota la spregiudicatezza con la quale dispongono, in quanto bullion banks, dell’oro dato loro in affidamento, è quanto meno da idioti. Ma, con basi americane disseminate sul nostro territorio, potremo mai alzare la voce verso il nostro dominus per far valere i nostri sacrosanti diritti e smetterla di farci passare per pezzenti, enfatizzando il volume del nostro debito pubblico (fatto di interessi fasulli), ma tacendo su quello delle nostre ben più concrete, riserve auree?  [Sempre, beninteso, che l’oro di Bankitalia, ormai privata al 95%, con la benedizione di Napolitano nel 2006, sia ancora degli italiani].

Non a caso i banchieri, tramite i docili governi, non fanno che svilire, dapprima l’oro, deprimendone le quotazioni ufficiali; e poi il contante, stampato dalle stesse banche centrali, per declamare le virtù del denaro elettronico, in virtù di una teatrale lotta all’evasione.  E lo credo: se le riserve auree se le sono vendute o date in leasing per speculare sulla differenza dei tassi, è ovvio che cerchino di far passare l’oro per un “relitto barbarico” [mi sovviene la favola di Fedro La volpe e l’uva]


 
I banchieri e l'oro: come la volpe e l'uva

proprio perché non è moltiplicabile a piacere, come i titoli elettronici e i famigerati derivati, emessi per decine di volte la ricchezza reale prodotta nel mondo. Il 97% del denaro circolante è scritturale, ossia emesso dal nulla dalle banche commerciali; il restante 3% sono le banconote, unica valuta “legale”, emessa dalle banche centrali, anch’essa peraltro senza un congruo sottostante a garanzia, ma col temibile difetto di essere occultabile.

Tolto di mezzo ogni riferimento della moneta elettronica alla realtà fisica, tolto di mezzo ogni riferimento delle banconote all’oro, tolto di mezzo lo stesso oro, navigheremo nella più totale opacità circa il reale valore dei nostri redditi e risparmi, esposti sia alla voracità fiscale che alla manipolazione dei burattinai dei “mercati”. I vari QE promossi dalla Fed hanno solo salvato le banche, grandi produttrici di aria fritta; e in marzo comincerà il suo nuovo QE anche Draghi, salutato affettuosamente dalle Borse, dove arriverà dovizia di denaro elettronico per le speculazioni dei soliti addetti ai lavori. Solo le briciole per gente e imprese; mentre gli euro che hanno in tasca perderanno sempre più valore. Ma questo è proprio ciò che Draghi vuole: un po’ di inflazione, “per stimolare la spesa”.

 Draghi e il QE: numeri per azzerarne altri (junk bond)

 Ma se salari e pensioni sono al palo e la disoccupazione è prevista in ulteriore rialzo, con quali soldi si può fare questa spesa in più? Quanto poi alla ripresa di un’economia malata come quella ante-2007, ne parlerò in altro articolo.

Ma torniamo al tema principale: visto che l’oro non si butta via, essendo l’unico bene perenne, che fine ha fatto tutto l’oro che manca dai caveau delle banche centrali? 

 L'oro punta verso Est

Tutti gli indicatori puntano verso Est:  Cina, Russia, India. Sono loro i grandi buchi neri dell’oro mondiale, che hanno ammassato negli anni sia la produzione aurea domestica che i lingotti che le banche centrali dell’Ovest hanno deprezzato e immesso sul mercato a piene mani. E il potere di lungo corso insegue l’oro, in un mondo sempre più volatile.

C’è un’ultima conferma dello spostamento verso Est del baricentro economico: il brusco sganciamento del franco svizzero dall’euro contestualmente alla creazione di un renminbi hub a Zurigo. Il renminbi (o yuan) è la divisa cinese; e l’istituzione di una camera di compensazione nel cuore “neutrale” dell’Europa la dice lunga sulle ambizioni cinesi di fare dello yuan non una, ma “la” divisa di riserva internazionale, cui l’oro conferisce la credibilità persa dalle valute “creative”, come il dollaro, l’euro e lo yen. Dopo le forzature subite da UE, Germania e Italia sulla tracciabilità dei conti esteri detenuti in Svizzera, è chiaro che quest’ultima sta volgendo il suo sguardo verso realtà meno asfissianti del burosauro di Bruxelles a guida tedesca. Sta seguendo il flusso dell’oro, il verso del potere, dagli esangui caveau occidentali ai pingui forzieri asiatici.

Svizzera e Grecia, così lontane e forse così vicine?

La Svizzera ha un fiuto speciale per l’oro e si comporta di conseguenza, specie dopo le bruciature post-2007. Le sue antenne hanno monitorato il declino accelerato del sistema finanziario occidentale e sta correndo ai ripari, prima del prossimo scoppio. Ritengo che anche la Grecia finirà col rivolgersi ad Est, dopo il massacro economico ricevuto dalla troika per far pagare solo al suo popolo il fio del peccato originale dei trucchi contabili commessi per aderire all’euro, con la consulenza di Goldman Sachs, rimasta impunita.  

In conclusione, chi ha sinora spadroneggiato nel mondo con soldi falsi e continua a fare la voce grossa si troverà all’angolo, perché subirà sulla propria pelle quelle stesse sanzioni economiche che sino ad oggi ha inflitto ad altri: chi di lama ferisce…

 * http://www.rischiocalcolato.it/2014/04/sappiamo-dove-banca-ditalia-grazie-allm5s.html

Marco Giacinto Pellifroni             8 febbraio 2015

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