Riforme indispensabili per la sicurezza alimentare Stampa
Scritto da ALDO PASTORE   
Aldo Pastore
L’AVVENIRE CHE CI ATTENDE
8ª parte

Riforme indispensabili per la sicurezza

alimentare globale

Terzo capitolo

 Prima di indicare le mie ipotetiche risposte, desidero, tuttavia, riassumere brevemente la situazione attuale e futuribile, partendo, ovviamente, dalle considerazioni sin qui svolte: 

• malgrado una teorica disponibilità di cibo per tutti gli uomini del Pianeta, almeno un terzo della popolazione mondiale è, attualmente, alla soglia delle condizioni di sopravvivenza alimentare ed è esposto a malattie, dovute soprattutto a carenza di proteine e di vitamine; 

• la popolazione planetaria, nel 2050, raggiungerà e, verosimilmente, supererà i 9 Miliardi di individui, ubicati, per la maggior parte in Asia ed in Africa; 

• sempre nel 2050, la popolazione anziana supererà, in ogni angolo del Pianeta, la popolazione giovanile di almeno 17 punti percentuali; di conseguenza, diminuirà la potenziale forza-lavoro e, quindi, la produttività su scala mondiale; 

• ancora: nel 2050, la popolazione, che vive nelle aree urbane, supererà di molti punti percentuali (difficilmente quantificabili) la popolazione residente nelle zone agricole e rurali; dunque, per la prima volta nella storia dell'umanità, verrà ad essere intaccato il rapporto natura/uomo, la cui integrità è indispensabile per la sopravvivenza dell'umanità e per lo stesso destino del Pianeta Terra; 

• le modalità di utilizzo delle risorse naturali (acqua e suolo) si sono rivelate, dopo un periodo di apparente positività, deleterie per l'uomo e per l'ambiente e, di fatto, sono diventate l'esempio più vistoso ed eclatante di che cosa si debba intendere con la dizione: "SVILUPPO NON SOSTENIBILE"


Infatti: confrontiamo le note riassuntive, ora descritte, con 

Teoria di Ehrlich - Holdren – Harrison

l= +P+A+T

Potremo osservare quanto segue: 

 .  L’impatto umano sull’ambiente (I) è condizionato da:

 . Il fattore Demografico (P) è in continuo aumento; 

.Il Fattore di affluenza A è sempre più consistente (se non addirittura assillante) 

(Richiesta di acqua e cibo); 

• Il Fattore Tecnologico (T) è, in questo momento, il fattore decisivo, perché il suo utilizzo, in modo razionale, può indurre ad una diminuzione dell’impatto ambientale 

Dall'euforia del sogno faustiano della modernità, l'umanità si è risvegliata in un mondo freddo ed insidioso, nel quale non è più la nuda natura, ma il potere conseguito per dominarla a minacdare l'individuo e la specie. 

In questa condizione, in cui l'uomo è diventato per la natura più pericoloso di quanto, un tempo, la natura lo fosse per lui, la tecnologia cessa di essere una sfera neutrale dell'agire umano e diventa, in modo ineludibile, oggetto dell'etica. 

E', quindi, l'etica, intesa come sentimento d'amore in senso universale, che deve obbligare l'intera umanità ad utilizzare le attuali e future tecnologie in senso innovatore, costruttivo e non devastante. 

In altri termini, occorre riformulare l'equazione di Ehrlich - Holdren - Harrison in senso opposto e cioè in: 

l= +P+A-T

Questa è la prospettiva futura, idealizzata e consigliata dagli scienziati; ma sono, soprattutto, gli avvenimenti reali contingenti del periodo storico, nel quale viviamo, che debbono spingere tutti noi a proporre delle riforme indispensabili per garantire, contemporaneamente, la sufficienza alimentare globale e l’equilibrio ecologico della natura che ci circonda.

Ed, allora, carissimi amici lettori, cerchiamo di esaminare, nei dettagli, la situazione che abbiamo di fronte:

Terreni disponibili del mondo per uso agricolo

Alcuni esperti E molti esponenti politici insistono sulla necessità di aumentare la produzione agricola mettendo a coltura nuove terre.

Già nel 1969, Luigino Bellani e Duilio Massa, in una loro  pregevole comunicazione, svolta in occasione di un "Corso di Aggiornamento ed Orientamento sui problemi del consumo alimentare", sostenevano, con grande convinzione, questo concetto ed affermavano testualmente: 

"Dal punto di vista puramente fisico, le possibilità sono indubbiamente confortanti.

Noi sappiamo che, presentemente, solo la decima parte delle terre del globo è coltivata e che le terre utilizzate corrispondono a circa mezzo ettaro per essere vivente. 

Non c'è dubbio che altre enormi estensioni possono ancora essere messe a coltura (almeno un altro ettaro pro-capite), nonostante che questo richieda gli sforzi e la cooperazione dei singoli Governi e notevoli investimenti finanziari.

In effetti, sulla base di queste positivistiche indicazioni, si è verificato un intenso utilizzo di nuove terre, soprattutto nel periodo intercorrente tra l'anno 1970 e l'anno 1980, con riflessi positivi sull'andamento delle rese agricole, in particolare in molti "Paesi in via di sviluppo". 

Attualmente, però, questa tendenza si è arrestata.

 Infatti, secondo i dati riportati da Confagricoltura, la superficie dei terreni, disponibili nel mondo, ammonta a 13 miliardi di ettari; tra questi soltanto 5 miliardi sono destinati all’agricoltura.

Per di più, stiamo assistendo ad un crescente quasi inarrestabile monopolio virtuale del possesso della terra; esemplare, in tal senso, il titolo del servizio giornalistico del quotidiano La Stampa datato, addirittura, 13 dicembre 2009:

“LA GRANDE FINANZA HA FAME DI TERRA”

Ma, desidero evidenziare, in proposito, che gli insaziabili appetiti di questi benemeriti Signori non sono rivolti tanto verso l’incentivazione e la diversificazione delle produzioni agricole nei terreni acquistati, quanto, invece, verso la crescita quantitativa, in essi delle attività neo-edificatorie destinate ai settori edilizio e turistico, ma, anche, verso le coltivazioni di cereali, finalizzate alla produzione di bio-carburanti.

Dunque: anche, in Italia, possiamo toccare con mano che la crescita di questi neo-investimenti speculativi ha condotto e condurrà ad una vertiginosa salita del prezzo d’acquisto di questi terreni con un danno incalcolabile per gli affamati del nostro pianeta.

Ma torniamo al tema delle riforme indispensabili per garantire la sufficienza alimentare globale.

L’altro argomento decisivo È rappresentato dalla:

FIGURA DEL CONTADINO DEL FUTURO

Mi permetto di ricordare ai nostri amici lettori quanto già avevo scritto su questo argomento Data 20 maggio 2010 aggiungo soltanto che riconfermo per intero il mio pensiero di allora:

Occorre ripristinare il rapporto uomo/natura, nello spirito della visione hegeliana dell’interconnessione tra le due componenti;

In questo contesto è necessario recuperare la funzione e la sapienza del contadinoe,  con esse,  il valore dell’agricoltura tradizionale,perché questa è meglio apprezzata per dare una risposta positiva all’esigenza irrinunciabile di produrre alimenti per una popolazione crescente, senza distruggere, in maniera definitiva, le risorse naturali di cui ancora disponiamo-

Parallelamente, creare un modello economico autonomo, in cui, all’interno di ogni singolo Stato,i contadini-agricoltori possano associarsi tra loro, in modo da garantire le massime opportunità produttive, anche sotto il profilo economico, spostando l’asse della produzione dall’esportazione al  mercato interno;

garantire alle popolazioni rurali di ogni parte del pianeta non soltanto l’accesso alla terra, ma anche alle tecnologie, alle nuove metodologie di coltura ed alle sementi, di cui l’agricoltura dell’avvenire ha fondamentale bisogno.

In altri termini,

Purtroppo la situazione reale è profondamente diversa ed addirittura peggiorata rispetto a quella auspicata.

L’Italia si sottrae certamente a questa decadenza che ha assunto dimensioni universali.

Infatti a livello planetario:

Sta diminuendo il numero dei contadini, anche perché la quantità delle persone che vive nelle grandi città ha superato il numero di coloro che popolano le campagne.

Assistiamo ad un progressivo impoverimento economico e culturale dei contadini.

Infatti, continua a sussistere, in molte parti del mondo, una malvagia ed irrazionale filiera di vendita dei prodotti agricoli, i quali vengono miseramente pagati al contadino, per, poi, essere venduti a prezzi molto prelevati al cittadino-consumatore.

Il contadino deve, quasi sempre, acquistare a sue spese le sementi, il cui possesso è ormai sfuggito dalle mani dei contadini, per diventare, invece, patrimonio quasi esclusivo delle grandi multinazionali.

Sono, quasi sempre, a totale carico del contadino-coltivatore  le spese relative al consumo dell’acquaed i costi relativi  all’acquisto ed all’utilizzo di fertilizzantipesticidi

Per di più, l’eccezionale meccanizzazione delle pratiche agricole, con il conseguente utilizzo di petrolio e combustibili, viene di incidere sul portafoglio del contadino.

In sintesi: la situazione sul piano economico sta diventando insostenibile per gran parte dei coltivatori non soltanto italiani ed europei.

Ai carissimi Amici lettori, che potrebbero giudicare esagerate queste mie considerazioni, consiglio di andare a leggere, sul quotidiano “La Stampa” del 20 gennaio 2019, il seguente pregevole servizio giornalistico ho film di Emanuele Bonini, così intitolato:

TROPPI SUICIDI NEI CAMPI

BRUXELLES AVVIA UN’INDAGINE.

 
ALDO PASTORE
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