Il fisco e la sanità Stampa
Scritto da ALDO PASTORE   
Aldo Pastore
IL VOLTO DELLA MEMORIA 
(Novantacinquesima parte)

Carissimi amici lettori,

in questi primi due mesi dell’Anno 2017 sono comparse sui Quotidiani Nazionali e Locali, le seguenti notizie:

 - GLI OSPEDALI DI ALBENGA, CAIRO E BORDIGHERA AFFIDATI PRIVATI

   (LA STAMPA: 21 GENNAIO 2017)

 

 - VAL BORMIDA: I SINDACI SONO DIVISI SULL’OSPEDALE AI PRIVATI

 (LA STAMPA: 21 GENNAIO 2017)

 

 - MOBILITAZIONE PER SALVARE IL SAN PAOLO DAI TAGLI

   SONO NUOVI REPARTI CHE RISCHIANO DI SPARIRE QUANDO SARÀ APPLICATO IL DECRETO BALDUZZI

   (LA STAMPA: 9 FEBBRAIO 2017)

 

  - CAIRO MONTENOTTE

   OSPEDALE, SINDACI DIVISI SULL’IPOTESI DI PRIVATIZZAZIONE

   (LA STAMPA: 12 GENNAIO 2017)

 

 - UNA RACCOLTA DI FIRME CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’OSPEDALE DI ALBENGA

(LA STAMPA: 14 FEBBRAIO 2017)

  
Ospedali di Albenga, Cairo e Bordighera

Ma quello che ha maggiormente impressionato la pubblica opinione è stato l’Articolo, comparso su LA STAMPA in data 16 febbraio 2017, preceduto dal seguente TITOLO:

 IL SINDACO BRIANO, CONTRARIO AI PRIVATI, SI DIMETTE DA PRESIDENTE DEL DISTRETTO SOCIO SANITARIO DELLE BORMIDE

 Vanno riportate, a tal proposito, le parole del sindaco Briano citate nell’articolo stesso, che indicano chiaramente LE MOTIVAZIONI CHE STANNO ALLA BASE DELLA SUA DECISIONE:

“CONVINTO CHE LA SCELTA DELLA PRIVATIZZAZIONE SIA UN VERO SALTO NEL BUIO, RESTO SU UNA POSIZIONE DI TOTALE CONTRARIETÀ AL PROGETTO, NON PER MOTIVAZIONI DI CARATTERE POLITICO (COME ALCUNI STANNO PROVANDO A SOSTENERE) MA PER IL MERITO DELLA PROPOSTA, CHE NON RISULTA CHIARA, TRASPARENTE E SOSTENUTA DA UN ADEGUATO PROGETTO”.

 Giunti a questo punto, abbiamo sentito il dovere di sentire IL PENSIERO DI ALDO PASTORE, memori del fatto che EGLI, IN PASSATO, SI ERA ESPRESSO
NON A PAROLE, MA PER ISCRITTO SU QUESTO ARGOMENTO.

Aldo ha voluto prioritariamente esprimere la sua stima per il sindaco BRIANO ed il suo consenso per le sue considerazioni da lui formulate; ci ha, quindi, consegnato, con IL VOLTO DELLA MEMORIA, QUESTO SUO ARTICOLO (datato 28 ottobre 2011) avente per titolo

IL FISCO E LA SANITÀ

 

 - Incomincio, allora, ad affermare che, nella nostra concezione costituzionale e legislativa vi sono TRE SETTORI FONDAMENTALI CHE NECESSITANO DI UN SOSTEGNO FINANZIARIO PUBBLICO, perché giustamente considerati BENI COLLETTIVI; mi riferisco a:

  • SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

  • SISTEMA SCOLASTICO (DALL’ASILO NIDO ALL’UNIVERSITA’)

  •  SISTEMA GIUDIZIARIO (NELLE SUE DIVERSE ARTICOLAZIONI) 

Unisco questi tre settori per la semplice motivazione che se pretendiamo, da essi, un ottimale funzionamento, dobbiamo, TUTTI, provvedere al loro sostegno finanziario ed operativo.

Limito, oggi, la mia attenzione all’APPORTO FINANZIARIO CHE DEVE ESSERE RISERVATI AL NOSTRO SERVIZIO SANITARIO, anche se, ovviamente, gli altri Due Sistemi meritano il più alto interesse e la più viva attenzione da parte nostra.

- Fatta questa doverosa premessa, incominciamo ad esaminare la FONTE DI ENTRATA, alla quale deve doverosamente attingere il SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE; QUESTA FONTE SI CHIAMA SISTEMA TRIBUTARIO, le cui fondamenta risiedono, a sua volta, NELL’ARTICOLO 53 DELLA NOSTRA COSTITUZIONE, che, per l’ennesima volta, sottopongo alla cortese attenzione dei nostri Amici Lettori:

“TUTTI SONO TENUTI A CONCORRERE ALLE SPESE PUBBLICHE IN RAGIONE DELLA LORO CAPACITA’ CONTRIBUTIVA

IL SISTEMA TRIBUTARIO E' INFORMATO A CRITERI DI PROGRESSIVITA'”

Mi sono chiesto: come viene applicato, attualmente, nella nostra Italia, questo esemplare Articolo, saldamente fondato su magistrali valori e nobilissimi principi etici?

In altri termini: QUALI E QUANTE POSSONO ESSERE LE ENTRATE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE?

Incomincio a citare, in proposito, alcuni DATI (già riportati in un mio precedente Articolo, datato 24 Novembre 2010), forniti dal DIPARTIMENTO DELLE POLITICHE FISCALI DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA, i quali evidenziano I REDDITI DENUNCIATI DAI CONTRIBUENTI AL FISCO NEL 2008 : 

I° SEZIONE:

 . CONTRIBUENTI CHE PAGANO ZERO IRPEF : 10,7 PER CENTO

    II° SEZIONE:

 . CONTRIBUENTI CHE DICHIARANO UN REDDITO FINO A 7.500 EURO /ANNO: 26, 91 PER CENTO 

 . CONTRIBUENTI CHE DICHIARANO UN REDDITO COMPRESO TRA 7.500 E 15.000 EURO /ANNO: 23,95 PER CENTO 

 . CONTRIBUENTI CHE DICHIARANO UN REDDITO COMPRESO TRA I 15.000 E 20.000 EURO/ANNO: 16,44 PER CENTO  

 . CONTRIBUENTI CHE DICHIARANO UN REDDITO COMPRESO TRA I 20.000 E 26.000 EURO/ANNO: 13,66 PER CENTO 

 . CONTRIBUENTI CHE DICHIARANO UN REDDITO COMPRESO TRA 26.000 E 35.000 EURO/ANNO: 9,94 PER CENTO 

Dall’esame di questa sezione, riscontriamo che il 90,9 per cento dei CONTRIBUENTI ITALIANI ha dichiarato un reddito annuo inferiore a 35.000 EURO

   III° SEZIONE:

 . CONTRIBUENTI CHE DICHIARANO UN REDDITO  COMPRESO TRA 35.000 EURO E 70.000 EURO/ANNO: 6,95 PER CENTO 

 . CONTRIBUENTI CHE DICHIARANO UN REDDITO SUPERIORE A 70.000 EURO/ANNO: 2,15 PER CENTO 

Occorre aggiungere che, in quest’ultima Sezione, SOLTANTO LO 0,95 PER CENTO DEI CONTRIBUENTI SUPERA I 100.000 EURO DI REDDITO ANNUO.

 
Roberto Giovannini

 Roberto Giovannini (Quotidiano “LA STAMPA” del 12 Novembre 2010):

così commentò questi dati:

 “siamo un paese di poveracci.

forse, magari, non sono tutti poveracci.

forse, molti un reddito ce l’hanno, ma poco cambia.”

Nel prosieguo  dell’Articolo ed uscendo di metafora, lo stesso Giovannini giunse ad affermare:

“l’evasione fiscale è a livelli inimmaginabili.

Chi paga le tasse ne paga troppe e, insieme, troppo poche per far quadrare i conti dello stato e fornire servizi, che, in altri paesi europei, sono “normali”, come una scuola o un’ assistenza degna di questo nome.”

Aggiungo che, nel contesto del mio Articolo (sopra citato), mi ero posto un’altra ben precisa domanda:

“ESISTONO DEI PAPERONI ANCHE IN ITALIA E, SE ESISTONO, DOVE SONO ANDATI A FINIRE?

La risposta è: SI’! ESISTONO!

Parlavano, in tal senso, alcune testimonianze che, ancora una volta, desidero citare

Nel 2008, la BANCA D’ITALIA ha calcolato che IL 45 PER CENTO DELLA RICCHEZZA NAZIONALE (IMMOBILI E RISORSE FINANZIARIE) E’ POSSEDUTO DAL 10 PER CENTO DELL FAMIGLIE (dieci anni or sono, era il 41 per cento), questo significa che la RICCHEZZA sta concentrandosi in poche e ben definite mani;

. Sempre nel 2008, la BANCA D’ITALIA ha evidenziato che la RICCHEZZA PRIVATA IN ITALIA E’ PARI A NOVE VOLTE IL PIL (PRODOTTO INTERNO LORDO), RISPETTO AI VALORI MEDI DI QUATTRO VOLTE IL PIL NEL RESTO DELL’EUROPA;

Di conseguenza, L’EUROSTAT, SULLA BASE DELL’INDICATORE DI EGUAGLIANZA SOCIALE (il quale misura il grado di Distribuzione dei Redditi e della Ricchezza tra i Cittadini) HA COLLOCATO I PAESI SCANDINAVI IN CIMA ALLA CLASSIFICA E L’ITALIA IN FONDO, PER LA SEMPLICE RAGIONE CHE STA SEMPRE PIU’ ACCENTUANDOSI IL DIVARIO FINANZIARIO TRA I CITTADINI RICCHI E CITTADINI POVERI.

Ritornando ai dati complessivi del nostro sistema economico e riferendoci ALL’ANNO DI IMPOSTA 2008, possiamo riscontrare che la situazione è ulteriormente peggiorata sul piano dell’EQUITA’ FISCALE; infatti:

- pagano zero IRPEF 10,7 milioni di italiani, perché i loro redditi risultano così bassi da rientrare nella fascia dell’esonero totale, oppure perché le detrazioni, di cui godono, sono tali da azzerare l’imposta lorda;

- risalendo la scala delle classi di reddito, circa la metà dei contribuenti dichiara non oltre 15.000 euro annui e circa due terzi non più di 20.000 euro all’anno;

- All’estremo superiore della classifica si osserva, invece che appena l’1 per cento dei dichiaranti supera i 100.000 euro.

Non a caso, Luigi Grassia, in un suo pregevole Servizio Giornalistico (“LA STAMPA” del 1 aprile 2010) ha  così commentato questi dati.

“Il fatto che un contribuente su due debba sopravvivere con appena 15.000 euro lordi all’anno (o anche di meno) è uno scandalo sia per i poveri veri, che devono tirare la cinghia in questa maniera, sia per quelli finti che non danno alla collettività il contributo fiscale che dovrebbero”.

. Ma andiamo ancora più avanti nel tempo ed arriviamo  all’ ANNO DI IMPOSTA 2009.

Secondo il DIPARTIMENTO DELLE POLITICHE FISCALI DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA,

- il 90,2 per cento dei contribuenti  ha dichiarato meno di 35.000 euro all’anno e soltanto lo 0,17 per cento un imponibile superiore ai 200.000 euro.

In altri termini, è aumentata del 23,8 per cento la grande massa degli italiani che rientra nel regime dei minimi.

Complessivamente il 25,3 per cento dei contribuenti versa un’imposta netta pari a zero.

- Ma, in netto contrasto con questi dati ufficiali, vi sono i numeri  della AIPB (Associazione Italiana Private Banking), la quale, attraverso uno studio condotto in collaborazione con PROMETEIA, ha evidenziato che, in Italia, il patrimonio totale dei super-ricchi è salito a 836 miliardi di euro, con un aumento del 4 per cento, rispetto al 2008.

 - Ma il WORLD WEALTH REPORT 2010 (vale a dire uno studio realizzato da MERRILL LYNCH WEALTH MANEGEMENT E CAP GEMINI) va ancora oltre: l’indagine, che si basa sull’analisi di 1.160 operatori di Private Banking  che rappresentano circa 95.000 clienti sparsi in 71 Nazioni del mondo, ha rilevato che il numero dei grandi ricchi italiani, nel 2003, è aumentato del 9,2 per cento.

.  Arriviamo, infine, ALL’ANNO D’IMPOSTA 2010.

Per essere maggiormente sintetico ed, allo stesso tempo, più chiaro nei confronti degli Amici Lettori, citerò, al riguardo, I DATI REALI COMPLESSIVI E NON GIA’ LE CIFRE PERCENTUALI:

- REDDITO IN EURO/ANNO

Da 0 a 15.000

tra 15.000 e 50.000

tra 50.000 e 100.000

tra 100.000 e 200.000

oltre 200.000

NUMERO CONTRIBUENTI

20.169.869

19.293.158

  1.452.641

     322.338

       71.989

 - LA RICCHEZZA COMPLESSIVA DELLE 611.000 FAMIGLIE “PRIVATE” ITALIANE (I RICCHI, QUELLI CHE HANNO UN PATRIMONIO FINANZIARIO DA INVESTIRE DI ALMENO 500.000 EURO) E’ AUMENTATA A 896 MILIARDI DI EURO NEL 2010.

 Giunto al termine di questa lunga elencazione di dati (relativi agli anni intercorrenti tra il 2008 ed il 2010), espongo le MIE PERSONALI CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE, augurandomi che esse siano condivise dalla maggioranza dei nostri amici:

1)  Il divario tra ricchi e poveri, in Italia, è in costante e progressivo aumento (come correttamente evidenziato da Eurostat negli anni scorsi); questo fatto conduce  l’Italia agli ultimi posti in Europa in tema di equità fiscale, economica e sociale.

2) L’evasione fiscale ha raggiunto livelli assolutamente inaccettabili. Per di più, l’evasione interessa, quasi interamente, i grandi ricchi ed i grandi capitali. Basti pensare che, secondo una ricerca condotta su un campione di  80.000 imprenditori e professionisti nel 2008, il 75 per cento dei contribuenti fornisce dati errati. Occorre inoltre evidenziare che il 52 per cento delle società di capitali dichiara  redditi negativi  e che un  ulteriore  26 per cento dichiara  redditi inferiori ai 10.000 euro.

3) La stima prudenziale dell’evasione fiscale, in Italia, secondo i dati dell’agenzia delle entrate e relativa all’anno 2010, è pari a 100  miliardi all’anno.

4) Questa cifra sarebbe in grado di controbilanciare il debito pubblico italiano, detenuto dagli investitori esteri (circa 779 miliardi) e dare liquidità’ e stabilità al sistema bancario e produttivo.

5I beni collettivi, citati all’inizio di quest’articolo, potrebbero tranquillamente contare su bilanci d’entrata seri e credibili. In particolare, la sanità potrebbe fondarsi su solide basi finanziarie.

6) Finalmente, lo stato italiano entrerebbe in armonia con il dettato costituzionale (e non soltanto con l’articolo 53).

7) E’ ovvio che per raggiungere questi elementari traguardi occorre una nuova politica, fondata su sani e solidi principi etici. Ma poiché voglio terminare  questo mio articolo con un sorriso, lascio a voi questa magistrale riflessione di Dario Fo:

“DATO CHE ESISTONO ORATORI BALBUZIENTI, UMORISTI TRISTI, PARRUCCHIERI CALVI, POTREBBERO ANCHE ESISTERE POLITICI ONESTI.”

Aldo Pastore    28 ottobre 2011

BREVE RIFLESSIONE FINALE

Gli ultimi dati, forniti dall’ERARIO STATALE, tendono a dimostrare che, nell’anno 2016, sul fronte delle ENTRATE, sono stati recuperati 19 MILIARDI DI EURO DALL’EVASIONE FISCALE (vale a dire il 30% in più rispetto all’anno 2015); questo è certamente un dato positivo, che ci dovrebbe vedere ottimisti nei confronti del problema futuro. Tuttavia, è doveroso segnalare che a conclusioni diverse (se non addirittura opposte) è giunta la COMMUNITY MEDIA RESEARCH in collaborazione con INTESA SANPAOLO. Secondo quest’ultima ricerca (rivolta alla situazione della condizione economica dei cittadini italiani, nell’anno 2016):

  • Il 44,6% non ha avvertito cambiamenti sostanziali

  • Il 42,6% ha denunciato un peggioramento

  •  Il 12,8% ha vissuto miglioramento.

Lasciamo ulteriori commenti dei nostri Amici Lettori

 

Aldo

 

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