ETERNIT Stampa
Scritto da Aldo Pastore   

 

RIFLESSIONI SUL PRESENTE E SUL FUTURO
Cinquantaduesima puntata

 

ETERNIT: CONDANNA STORICA

Aldo Pastore

Abbiamo appreso dai Servizi Televisivi e dai Quotidiani Nazionali che ieri (13 Febbraio 2012) è stata emessa la SENTENZA DI CONDANNA (definita STORICA) nei confronti degli ex-Proprietari dell’ETERNIT, la Multinazionale diventata famosa, a livello Mondiale, nella produzione di derivati a base di AMIANTO.

 Bruno Pesce, il Sindacalista della CGIL (che, per primo, a suo tempo, prese in considerazione le denunce dei lavoratori), al momento della Sentenza, così si è espresso:

“LA PRIMA PAROLA E’ QUELLA CHE CONTA “COLPEVOLI”.

CI SIAMO BATTUTI PER AVERE  GIUSTIZIA E, OGGI, L’ABBIAMO AVUTA.”

Al Presidente della Corte Giudiziaria, sono state necessarie tre ore ed un minuto per pronunciare i 2.900 nomi di tutti coloro che hanno il diritto di essere risarciti, perché ammalati o familiari di vittime dell’ Amianto, prodotto da Eternit.

Anche per questa ragione, la condanna è stata definita “STORICA”.

- Ma, carissimi Amici, domandiamoci: CHE COSA SI DEVE INTENDERE CON LA PAROLA “STORIA”?

Secondo le più moderne ed illuminate interpretazioni la storia deve essere considerata come una scienza che si propone di investigare le vicende dell’umanità e di trovare, in esse, un filo conduttore che le spieghi e le illumini; di conseguenza, la storia viene ad assumere una funzione altamente educatrice, destinata ad illuminare l’avvenire dell’attuale e delle future generazioni ed a fare sì che le nefandezze e le brutture, riscontrate in passato, non abbiano più a verificarsi in futuro.

Per ovvie ragioni di spazio, non procederò ad una dettagliata stesura della STORIA DELL’ETERNIT E DELLE VICENDE ESISTENZIALI DI MIGLIAIA DI INDIVIDUI E DI FAMIGLIE e quindi, DELLE NEFANDEZZE E DEI DELITTI CHE L’AMIANTO HA CREATO IN PASSATO E CREA  TUTTORA; mi limito semplicemente ad evidenziare quanto segue:  

. LA STRAGE SILENZIOSA, CAUSATA DALL’AMIANTO, HA ASSUNTO DIMENSIONI PLANETARIE

L’organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente evidenziato che, sul Pianeta Terra, vi sono circa 125 Milioni di Lavoratori esposti all’amianto, senza contare quelli che lo sono stati negli anni passati ed “i cittadini”, che vivono nelle vicinanze degli impianti di produzione.

Viene, inoltre, precisato che il picco dei morti per mesotelioma pleurico, tumori polmonari e neoplasie laringee si verificherà tra il 2015 ed il 2020.

Eppure, oggi, vengono ancora prodotti oltre 2 milioni di tonnellate di Amianto.

I maggiori produttori sono la Russia (1 milione di tonnellate nel 2010), la Cina (400.000 tonnellate), il Brasile (270.000), il Kazakistan (214.000) ed il Canada (100.000).

Ma, anche l’Europa non è indenne da questa tragedia: in Francia, ad esempio, muoiono circa 3.000 persone ogni anno a causa dell’Amianto; in Svizzera sono in corso alcuni processi di notevole rilievo, collegati ai danni da esposizione all’Amianto;

il sindacalista Bruno Pesce 

 . IN ITALIA, L’INCIDENZA MORBOSA, INDOTTA DALL’AMIANTO E’ MOLTO ALTA, ANCHE SE RISULTA DIFFICILE, SUL PIANO PURAMENTE STATISTICO, PROCEDERE A SERIE QUANTIFICAZIONI, PERCHE’ LE CIFRE SONO IN CONTINUA EVOLUZIONE E VARIANO, OVVIAMENTE DA ZONA A ZONA;

 in via del tutto approssimativa, è stato quantificato che sono circa 2.300 gli operai, i pensionati e semplici cittadini deceduti e circa 700 le persone attualmente affette da ASBESTOSI.

In particolare, a Casale Monferrato, è difficile riprodurre cifre ma i conti sono presto fatti: I CASALESI SONO MENO DI 35.000 ED I MORTI DA AMIANTO SONO QUASI 2.000. 

Più che i numeri parlano le parole ed i racconti dei cittadini; cito, a titolo di esempio, quanto riferito da Stefano Caselli (nel suo Racconto: UCCISI DALLA FABBRICA CHE DAVA IL PANE”:

“ I casalesi hanno respirato amianto per quasi un secolo, dal 1906 (quando lo stabilimento aprì) fino ben oltre il 1986, quando la fabbrica chiuse.

L’eternit di Casale Monferrato, per quasi 80 anni, è stato il più grande centro di manufatti di cemento-amianto d’Europa.

Nei ricordi da bambino c’è il trenino carico di polvere, che, dalla stazione, arrivava fino alla fabbrica di via Oggero e ritorno: bastava un alito di vento e quella polvere finiva per strada. Nei ricordi più adulti, ci sono gli scarti di lavorazione che l’azienda regalava e che i cittadini usavano nelle intercapedini delle porte e nei solai dei tetti, o il deposito del “polverino fuori dallo stabilimento, che i contadini andavano a raccattare con buoi e cavalli per coprire stradine e cortili.

Ci sono voluti decenni per capire quello che lentamente tutti cominciavano a vedere: “ la fabbrica che dava il pane era anche il cecchino che dava la morte. 

Ecco perché la cifra ufficiale di 2.300 deceduti in Italia a causa dell’Amianto (sopra citata e riportata dai Quotidiani Nazionali) mi sembra inadeguata e, quindi, non veritiera nemmeno se riferita unicamente a Casale Monferrato; mi permetto, quindi, di sommare a questi dati il numero imprecisato degli operai e dei cittadini morti a Cavagnolo (Torino), a Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli), dove  l’Amianto veniva lavorato e distribuito.

 
Cesare Maltoni 

 . LA CONTAMINAZIONE DA AMIANTO, TUTTAVIA, VA BEN OLTRE L’AMBIENTE DI LAVORO, DEDICATO ESCLUSIVAMNETE ALLA PRODUZIONE ED ALLA CONSEGUENTE MANIPOLAZIONE DELL’AMIANTO STESSO.

 Ricordo, in proposito, una magistrale lezione, tenuta da Cesare Maltoni  ( in allora, Direttore dell’Istituto di Oncologia della Fondazione Ramazzini di Bologna) nei primi anni ’90 del Secolo scorso.

Riporto testualmente le sue parole:

“Dalla fine del 1986 abbiamo raccolto la più grande casistica del mondo di mesoteliomi pleurici e peritoneali  in persone esposte professionalmente, in particolare i lavoratori delle officine delle ferrovie o che lavorino per le FFSS, addetti alla costruzione, riparazione, controllo, pulizia e demolizione di rotabili ferroviari, contenenti amianto.

Ed, ancora: i lavoratori dei cantieri navali sono una categoria fortemente esposta ai rischi da amianto, perché questo minerale è stato massivamente  impiegato come materiale di coibentazione per navi della Marina Militare e Mercantile e per natanti da pesca e turismo.”

Alle parole di questo emerito Docente, mi permetto di aggiungere che i rischi dei LAVORATORI PORTUALI  vanno ben oltre; in questi ultimi anni, ho dovuto personalmente prendere atto, con profonda amarezza, che esistono CASI DI OPERAI DECEDUTI COLPEVOLMENTE PER MESOTELIOMA PLEURICO, PERCHE’ COSTRETTI A SCARICARE LASTRE DI ETERNIT ALL’INTERNO DELLA STIVA DELLE NAVI e, quindi, CON UNA MICIDIALE ESPOSIZIONE A POLVERI CANCEROGENE E, PER DI PIU’, SENZA LE DOVUTE PROTEZIONI PERSONALI, PREVISTE DA PRECISE NORME LEGISLATIVE.

Aggiungo ancora che, contrariamente a quanto successo in altre parti d’Italia, mi sono trovato di fronte non già alla difesa dei lavoratori deceduti (come il dovere etico e civile avrebbe dovuto consigliare), bensì alla paradossale difesa del datore di lavoro (CULP – COMPAGNIA UNICA LAVORATORI PORTUALI DI SAVONA), da parte  del Segretario Provinciale della CGIL (vedere, in proposito, il Quotidiano “LA STAMPA” pagina 54 del 5 febbraio 2012).

. INFINE, OCCORRE EVIDENZIARE CHE LA CONTAMINAZIONE VA OLTRE GLI AMBIENTI LAVORATIVI PER ESTENDERSI  INESORABILMENTE A LIVELLO TERRITORIALE ED AMBIENTALE.

 

  In altri termini, il rischio non viene a riguardare soltanto coloro che trattano direttamente le fibre, ma anche soggetti relativamente esposti (come, ad esempio, le mogli degli operai che scuotevano e lavavano gli indumenti di lavoro); in questo senso e come già scritto in passato, le TECNOPATIE DA AMIANTO CESSANO DI ESSERE MATERIA DI ESCLUSIVO INTERESSE DELLA MEDICINA DEL LAVORO per divenire argomento più complesso e, come tale, coinvolgente numerose discipline scientifiche con relative dissertazioni sociologiche.

- Tutte le considerazioni sopra esposte vengono a far parte (a mio modo di vedere) della STORIA DELL’AMIANTO; quali insegnamenti trarre da queste riflessioni?

Mi permetto di indicarne soltanto Due:

* IL PRIMO E’ FATALISTICO E PORTA LA FIRMA DI THEODOR W. ADORNO:

ANCHE LA MORTE E’ UN’ APPENDICE DEL PROCESSO PRODUTTIVO” 

 

* IL SECONDO CI DISCHIUDE UN FUTURO SERENO E POSITIVO, FRUTTO DI UNA DIVERSA VISIONE DEL MONDO E, SOPRATTUTTO, DI UN’ INNOVATIVA CONCEZIONE DELLA PAROLA “LAVORO” E PORTA  LA FIRMA DI PAUL  ARIE’S: 

NON  E’ PIU’ POSSIBILE CONTINUARE CON LE DINAMICHE PRODUTTIVE SEGUITE FINO A OGGI. ANCHE NEL CASO IN CUI  ESISTESSE LA POSSIBILTA’ DI UNA CRESCITA INFINITA, PER NOI QUESTO SAREBBE UN MOTIVO  IN PIU’ PER RIFIUTARLA; NOI VOGLIAMO RIMANERE SEMPLICEMENTE UMANI.

LA  NOSTRA BATTAGLIA E ANZITUTTO  UNA BATTAGLIA DI VALORI.

RIFIUTIAMO QUESTA SOCIETA’ DI LAVORO E DI CONSUMO NELLA MOSTRUSITA’ DELLA SUA ORDINARIETA’ E NON SOLO NEI SUOI ECCESSI.”

 

14 Febbraio  2012                                Aldo Pastore

 

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